Sovrani in casa nostra cercansi

Un’inequivocabile aria di famiglia, in questi echi della classicità greco-romana: la rivolta dei sindaci ellenici contro la requisizione della liquidità dei loro comuni per opera del governo centrale greco. Per il sindaco di Atene, l’azione governativa

«Oltre ad essere chiaramente incostituzionale, coglie di sorpresa le autorità locali…e minaccia la loro capacità di contribuire alla coesione sociale ed allo sviluppo urbano»

Che poi è la versione greca agli steroidi degli alti lai dei sindaci italiani contro il patto di stabilità interno, quello che Matteo Renzi, come tutti quelli che lo hanno preceduto negli ultimi quindici anni o giù di lì, doveva far saltare come un tappo, a stretto giro.

A nulla servono le rassicurazioni del governo Tsipras, che promette di remunerare la liquidità dei comuni al 2,5% della banca centrale greca contro l’1% delle banche commerciali, oltre a renderla disponibile “entro 48 ore” in una “data successiva” che ad oggi alberga confortevolmente nel grembo di Giove, parlando di prodotti tipici locali. Sublime la giustificazione di Dimitris Mardas, vice di Yanis Varoufakis: “abbiamo un problema di raccolta di imposte che ha causato sviluppi inattesi”. Forse se non si fosse promesso in campagna elettorale di cancellare l’equivalente dell’Imu la gente non si sarebbe sentita incoraggiata a smettere di pagarla, confidando nella non particolarmente efficiente amministrazione finanziaria dello stato, chissà. Forse lo “sviluppo inatteso” parte da lontano.

Ed in modalità “compagni contro” si pone il sindaco comunista di Patrasso, terza città della Grecia, che accusa il governo di

«Saccheggiare le nostre riserve di liquidità mettendo quindi a rischio il funzionamento dei servizi locali che sono di cruciale importanza per la gente comune»

Ma l’apoteosi la raggiunge il sopracitato sindaco di Atene, che ha chiesto aiuto all’Europa, nella persona della commissaria agli Affari Regionali. Che ovviamente ha replicato che la Ue nulla c’entra con queste vicende. E’ comunque affascinante, una situazione in cui un’ampia maggioranza di greci esprime giudizio positivo sull’operato del proprio governo ed una ancora più ampia (ed in crescita) non scambierebbe il suo fustino di euro per due (o più) fustini di dracme, mentre invoca la protezione dell’Europa, matrigna neocoloniale contro cui si batte il governo Tsipras. Ai greci Escher fa evidentemente un baffo.

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