Tanta roba

Rendiamoci conto:

“L’andamento trimestrale del Pil italiano (corretto per gli effetti di calendario) dovrebbe tornare a segnare un lieve incremento nel primo trimestre del 2015 (+0,1%), seguito da ritmi di crescita più intensi nel trimestre successivo”. Lo ha riferito il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ascoltato nelle commissioni Bilancio di Senato e Camera. “Questi risultati – ha aggiunto – sono in linea con la previsione contenuta nel Def 2015” (Radiocor, 21 aprile 2015)

Cioè, dopo il dimezzamento del prezzo del greggio, il deprezzamento in doppia cifra del cambio dell’euro contro dollaro ed il QE della Bce, pur se in un contesto di tubazioni creditizie italiane non particolarmente pervie, abbiamo il primo trimestre a più 0,1%? Epperò l’occupazione crescerà, con questa crescita, giusto? S’impone l’abituale constatazione.

Per festeggiare, in omaggio il parere dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), che sarebbe un po’ il Congressional Budget Office de noantri (con rispetto parlando) sul magico tesoretto renziano:

“Perplessità abbastanza forti” sono state espresse dal presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro sul cosiddetto ‘tesoretto’ 2015, cioè sull’intenzione del Governo di “utilizzare il margine di 0,1% di Pil, pari a circa 1,6 miliardi”. La prima perplessità è che il dato deficit/Pil sarebbe dello 0,2% invece che dello 0,25% “ma il punto non è tanto questo – ha aggiunto Pisauro – ma è sul rischio che c’è in questa operazione”: una “deviazione anche molto modesta del quadro macro o dei tassi di interesse dalle previsioni annullerebbe quel miglioramento e provocherebbe un allontanamento significativo dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine. A nostro giudizio sembra prematuro in questa fase dell’anno, quando ancora non si conosce il saldo dell’autotassazione, pensare di utilizzare risorse, sebbene di entità limitata, reputandole già acquisite. Una decisione presa ad aprile di spendere nell’anno corrente l’effetto del miglioramento del quadro macro rispetto alla previsione dell’autunno precedente, senza attendere prima che tale miglioramento si materializzi, sembra contraria a considerazioni di prudenza” (Radiocor, 21 aprile 2015)

Lo sappiamo, professor Pisauro. Ma alle elezioni, ed al cuor, non si comanda. Non ci resta che sperare che, alla fine, il senso del ridicolo prevalga.

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