L’ombra lunga di un arrogante fallimento

Ed eccoci, come ogni mese dall’avvento dell’Era Propagandistica Renziana, a commentare i dati del mercato italiano del lavoro. Che a marzo non sono stati per nulla buoni. Eviteremo di applicare il metodo Renzi e sbertucciare i nostri eroi su un singolo dato negativo. Ma alcune considerazioni s’impongono.

A marzo, come detto, la disoccupazione italiana sale dal 12,7 al 13%, contro attese per una lieve flessione al 12,6%. La disoccupazione tra i giovani di meno di 25 anni aumenta dal 42,8 al 43,1%. Si ricorda che abbiamo iniziato l’anno a 41,4%. Invariata al 36% l’incidenza degli inattivi ma flette il tasso di occupazione, da 55,7 a 55,5%.

Dal versante dell’occupazione i dati sono anche peggiori: il totale degli occupati a marzo è di 22,195 milioni, con una flessione di 59.000 unità che segue quella di 50.000 di febbraio. Da dicembre a marzo, si sono persi oltre 100.000 occupati, pari allo 0,5% del totale. Da marzo 2014 a marzo 2015 l’occupazione è diminuita di 70.000 unità. Il numero dei disoccupati a marzo aumenta a 3,302 milioni di persone, un incremento di 52.000 unità che vuol dire dell’1,6%. Se invece smorziamo la volatilità del dato mensile con la media mobile trimestrale, eccovi serviti:

(…) nel periodo gennaio-marzo 2015 risultano in calo sia il tasso di occupazione (-0,1 punti percentuali) sia il tasso di disoccupazione (-0,2 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività (+0,2 punti)

Che dire? Quanto tempo vi servirà, per capire che il Jobs Act non crea occupazione ma al limite ne muta la tipologia (il che va bene comunque, se si riducono fenomeni di precariato patologico)? E quanto tempo vi servirà per capire che, a oltre un anno dalla sua presa del potere, il signor Renzi non ha cavato un ragno dal buco, al netto delle sue rodomontate e della sua arrogante e vacua assertività? Attendete altri elementi di verifica empirica o siete ancora sdraiati sugli atti di fede e sulla derisione di chi rappresenta la realtà su basi razionali? Si può ben comprendere chi, su questa sistematica distorsione della realtà da Truman Show di provincia, ci mangia e ci beve, in ogni senso: cocoriti, scimmiette, disc jockey e cretinetti. Assai meno si comprendono quanti insistono tetragoni a fare un tifo ottuso al limite della stupidità perché di tipo apotropaico. O forse si comprendono anche troppo bene: siamo un paese di profonda e radicata incultura economica, oltre che di spiccato pensiero magico e dedito ad innalzare altari all’Uomo della Provvidenza di turno, in attesa di sputargli addosso appena la realtà lo disarciona. Il tutto con la memoria di un pesce rosso ritardato.

E ricordate, quando vi svegliate ogni mattina: siamo immersi in stimoli espansivi come mai nella storia italiana recente, tutti rigorosamente esterni.

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