Piano, pianissimo

Pubblicata la prima stima del Pil italiano del secondo trimestre. L’incremento è minimo ed era atteso, nel senso che da un paio di giorni gli “spifferi” avevano spinto i soliti noti a professare cautela e suggerire un incremento dello 0,2% trimestrale, mentre sino alla scorsa settimana il consenso era posizionato ad un mirabolante più 0,3%. Ma avremo comunque di che chiacchierare, quindi partecipiamo anche noi.

Intanto, la prima stima, in Italia, serve a ben poco nel senso che non ha grande valore informativo al di fuori del numero per sé. Una preghiera al presidente dell’Istat: potremmo avere i contributi al Pil già nella prima stima, come fanno i maggiori paesi? Sarebbe molto utile oltre che un ulteriore passo avanti sulla strada dell’adeguamento alle migliori pratiche internazionali. Prendete esempio dai mangiarane, che già indicano il contributo delle scorte al Pil. Per oggi, dobbiamo accontentarci di questo:

«La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, di un aumento nei servizi, e di una variazione nulla nell’insieme dell’industria (industria in senso stretto e costruzioni). Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta»

Quindi, basandoci sul singolo dato (non si fa, lo sappiamo, ma è Ferragosto e ci sia consentito il cazzeggio che per altri invece è “lavoro”: di propaganda ed intossicazione comunicativa ed informativa), quello che possiamo dire oggi è che i trombettieri agricoli a questo giro rientrano ai box, non potendo proclamare commossi che “l’agricoltura è ripartita, grazie a Expo ed alla voglia di fare della nostra gente”, o frasi simili. Industria invariata, e vabbè, visto il pessimo dato di produzione industriale di giugno, su cui tra poco torneremo. Poi, repetita iuvant: nel manuale del provetto trombettiere occorre indicare che la prima stima del Pil non serve a nulla a fini di valutazione della domanda interna, perché il dato è espresso “al lordo delle scorte”.

Quindi state a riposo anche con i vostri mitologici 80 euro, intesi? Per contro, male il commercio estero, e questo è un vero campanello d’allarme, ma non solo per noi. Per noi è un problema in più perché il nostro DEF fa ampio affidamento su una ripresa vibrante del nostro export netto, ed al momento molto suggerisce che le cose non andranno così, e basta aprire un giornale o guardare un telegiornale per comprenderlo, il che è tutto dire, in questo paese.

Se poi mettiamo il musetto fuori dall’uscio, ci accorgiamo che è tutta l’Eurozona ad aver fatto maluccio, o comunque sotto le attese. La Germania, ad esempio, che ha avuto anch’essa a giugno un pessimo dato di produzioneEuropean_GDP_releases_mostly_disappoint-column_chart-ft-web-themelarge-600x418 industriale. Tuttavia ci informano che da loro non vi è stato il ponte del 2 giugno, ohibò. Beh, ma a noi resta sempre l’ondata di calore, quindi non disperate per l’avvio del terzo trimestre. Che altro? Ah si, la Francia, che fa variazione nulla nel secondo trimestre ma aveva segnato un +0,7% nel primo. E comunque la variazione tendenziale, cioè annuale, del Pil transalpino è di 0,8%, contro il nostro +0,5%. Tralasciamo il +1,6% tendenziale tedesco, non è il caso. E quindi diremmo che si chiude anche l’opportunità per qualcuno di dire “questo trimestre abbiamo battuto la Francia”. Più astuto il MEF (e tante grazie), che enfatizza il tendenziale ma omette i confronti che vi abbiamo appena mostrato.

Chi va piano va malsano e non troppo lontano. E poi vi stupite se il mercato del lavoro è fermo? Avete studiato economia a San Marino? Quanto ci manca la scuola quadri comunisti delle Frattocchie. Almeno loro sapevano cosa dire, in ogni circostanza, senza avvolgersi in una morbida copertina di ridicolo:

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