La bocciofila antitrust

Oggi sulla stampa si dà conto delle unintended consequences prodotte dalla risoluta azione di Francesco Boccia, il nemico giurato degli Over the Top, strenuo difensore dell’antitrust alle orecchiette. L’uomo che, con un impressionante uno-due, riuscirà ad infliggere rilevanti danni a tutti tranne che agli Over the Top medesimi. Un talento naturale, altrettanto naturalmente associato ad una iattanza assertiva che ne fa uno dei maggiori demiurghi del tafazzismo italiano.

Partiamo dalla versione riveduta e corretta della Web Tax. Se volete avere il quadro di sintesi di tutte le levate d’ingegno di questo provvedimento, che di fatto peggiora drasticamente (pareva fosse molto difficile, ma mai disperare) la versione del Senato partorita da Massimo Mucchetti, potete leggere questo commento di Dario Stevanato. L’essenza è che gli Over the Top restano pressoché illesi dal balzello, che si configura in realtà come un prelievo sul settore digitale italiano. Bravi.

Su Repubblica, si dà conto con alcuni esempi della geometrica potenza di fuoco della nuova Web Tax. Usando le parole di Elio Catania, alla guida di Confindustria Digitale,

«Così è solo una tassa indiretta in più, una specie di Iva nascosta che va a incidere su qualunque azienda digitale, ma in particolare quelle italiane più innovative. Un’azienda manifatturiera che ha abbracciato industria 4.0 e offre ai suoi clienti la manutenzione via web si ritroverebbe a pagare una tassa extra»

Già, visto che il nuovo tributo applica un’aliquota del 3% sulle vendite alle aziende di servizi come pubblicità, analisi dei dati, cloud. Per tutti, italiani e stranieri, purché effettuino più di 3 mila transazioni l’anno. Altro commento interessante è di Sergio Boccadutri, compagno di partito di Boccia:

«Un’impresa italiana che si fa sviluppare un sito o compra pubblicità online potrebbe pagare il 3% in più dei francesi»

Notevole. Le OTT ringraziano. E veniamo alla seconda mirabile azione del presidente della Commissione Bilancio della Camere, l'”aiutino” a Poste italiane. La ridefinizione del servizio universale per ricomprendervi i pacchi di peso sino a 5 chilogrammi, in luogo dell’attuale soglia di due. La misura era stata illustrata tempo addietro da Boccia medesimo: un bel ponte levatoio contro Amazon che, secondo il parlamentare pugliese, si starebbe avviando al monopolio del recapito di pacchi.

Ovviamente (per tutti ma non per Boccia), Amazon non ha alcun monopolio nella consegna dei pacchi, visto che ricorre in misura preponderante a corrieri esterni, in regime di mercato. Ma Boccia questo evidentemente non lo sapeva, per cui ha promosso la fondamentale misura. Oggi sul Sole leggiamo dell’emicrania che questo sta procurando a Poste. Leggiamo il commento di Laura Serafini:

«Questo comporta che il postino, che oggi si muove in prevalenza con lo scooter, debba consegnare oltre che raccomandate e lettere, anche pacchi di un certo ingombro, che sinora sono recapitati dalla SDA in regime di libero mercato. Il servizio universale, è evidente, ha tariffe amministrate meno redditizie dei prezzi di mercato pure sottoposti alla concorrenza. Altro aspetto singolare: Amazon non si occupa di consegnare i pacchi, per farlo utilizza tutti gli operatori del mercato tra cui Poste, Bartolini, DM, Nexive»

La geniale intuizione dell’onorevole professor Boccia finirebbe con lo strangolare i corrieri privati e verosimilmente creare un bel buco di bilancio a Poste, a meno che a quest’ultima non venga permesso di espletare il servizio universale non a “tariffa sociale”, quella cosa che tanto piace ai nostri socialisti alle cozze pelose, bensì di monopolio. A pensar male, verrebbe da dire che l’aiutino di Boccia a Poste è figlio della difficoltà di quest’ultima con la distribuzione di prodotti di risparmio, nel mirino delle nuove norme Mifid II. Ma noi non siamo così perfidi.

Ma la strada dell’inferno è lastricata di pacchi contenenti buone intenzioni:

«In Poste sarebbero sconcertati perché la misura, oltre a non portare alcun vantaggio economico evidente, crea un evidente problema alla rete di distribuzione, perché i postini non riuscirebbero a gestire quelle consegne con le moto. E ovviamente perché i sindacati, con i quali la società ha appena chiuso il nuovo contratto di lavoro, scenderebbero di nuovo sul piede di guerra. La questione di fondo è che Boccia non avrebbe consultato nessuno o quasi e, tra l’altro, avrebbe dato in questo modo un ruolo improprio alla commissione Bilancio, che non ha competenza su materie così tecniche»

In effetti, pare che Boccia da piccolo chiedesse per Natale il kit del Piccolo Antitrust. Cresciuto, ha sviluppato questa sua passione ma si è sempre mantenuto molto rigoroso, evitando invasioni di campo legislativo, come ad esempio sulla norma da inserire nella legge di Bilancio per dichiarare sito strategico il cantiere TAP nella sua regione, con tutto quello che sarebbe conseguito in termini di ordine pubblico.

La misura nulla c’entra con la legge di bilancio, disse Boccia, e con ragione. Invece, tentare di ammazzare le società di recapito privato a vantaggio di Poste, dichiarando di voler colpire Amazon, è notoriamente misura molto pertinente con la legge di bilancio medesima. Nel frattempo, le Over the Top ringraziano e ridacchiano. Con nemici così, chi ha bisogno di amici?