Come da attese, molto più delle attese, le elezioni nel Land orientale tedesco della Sassonia-Anhalt hanno provocato scosse destinate trasmettersi a tutta Europa. Il vero e proprio trionfo di Alternative für Deutschland, a tre seggi dalla maggioranza assoluta, e il dimezzamento dei Cristiano Democratici hanno ridato fiato all’ossimorica internazionale sovranista, almeno fin quando i nostri eroi non si romperanno i denti contro il muro della realtà. Ma alcune considerazioni restano opportune e necessarie.
La Sassonia-Anhalt è un Land di 2,1 milioni di anime, nella ex DDR, il più povero di Germania. La spiegazione più pigra dell’esito elettorale porta a queste caratteristiche socio-economiche e demografiche. Altrettanto pigramente superficiale sarebbe augurare a gente che ha nostalgia della DDR di tornare a viverci il prima possibile, non importa se sotto bandiere nere anziché rosse, ché tanto la differenza non si vede.
Il punto rilevante è che AfD sta montando in tutto il paese, anche all’Ovest, quindi non è più possibile inquadrarla come un’aberrazione storico-geografica, un rigurgito di nostalgia uscito dai tombini. Soprattutto, il fenomeno più interessante è che AfD toglie l’astensionismo dalla ghiacciaia. Non credo di compiere una forzatura se immagino più probabile che lo scongelamento di porzioni dell’astensionismo possa avvenire attraverso messaggi estremisti e ultra-nativisti che non in base ad argomentazioni razionali su quanto servirebbe per aumentare la crescita economica.
Oltre l’economia
Direi anzi che quest’ultime sono in svantaggio strutturale. C’è infatti in giro questo Zeitgeist di “dagli al governo incumbent“, persino quando le cose vanno bene. Figuratevi quando vanno male. La conferma pare venire dalla Svezia, dove il governo di centrodestra ha ottenuto risultati complessivamente positivi, non solo in economia, eppure nei sondaggi è dietro all’opposizione:
La Sassonia-Anhalt è il Land tedesco più povero, rurale e anziano. Secondo dati del 2024, il suo reddito pro capite era il 72% della media nazionale tedesca. Il Land orientale messo meglio è la Sassonia, col 78% della media nazionale. Alcuni Laender orientali si avvicinano ai numeri di quelli occidentali meno agiati (Schleswig-Holstein e Saarland), ma è innegabile che il processo di convergenza ha fortemente rallentato, negli ultimi anni. Ma la Sassonia-Anhalt non è un Land oggettivamente depresso: come osserva Paul Krugman, il tasso di occupazione maschile 15-64 anni (indicatore “virile” per movimenti MAGA e affini) è fortemente risalito verso l’80%, dopo i minimi di un ventennio addietro, anche se su questo recupero pesa l’ombra dell’emigrazione.
La Lunga Marcia Nera
Come che sia, la Lunga Marcia Nera è in atto, favorita dai balbettii dell’establishment politico e da governi federali che appaiono, non per caso, del tutto impotenti di fronte a rivolgimenti epocali come quello che sta colpendo la manifattura tedesca. Sembra quasi esserci un climax degli imbelli, nel passaggio da Olaf Scholz al disastroso (sul piano comunicativo, e non solo) Friedrich Merz. Ogni rovescio politico dell’esecutivo è un “ve l’avevo detto” delle opposizioni nazional-sovraniste.
Ovviamente, se e quando quest’ultime arriveranno nella stanza dei bottoni saranno devastate dalla realtà e dalle dissonanze cognitive, ma questo è il secondo tempo del film. Il problema delle internazionali nazionaliste è che sono un ossimoro. Questo l’ho scritto e detto ormai parecchi anni addietro. I tentativi dei leader nazionali di coalizzarsi a livello internazionale sono qualcosa tra il grottesco e il ridicolo, eppure continuano a ripetersi.
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Ad esempio, il meeting tra Nigel Farage e Jordan Giggino Bardella, che firmano un accordo quadro per restituire ai francesi i clandestini che tentano di attraversare la Manica. Sarebbe anche valido il contrario ma dobbiamo restare seri, almeno noi. Su tutto, è ovvio e scontato che i francesi non dovranno tenersi i clandestini resi da Londra ma li invieranno tosto e testé ai loro paesi di origine. Come non averci pensato prima?
Poi ci sono le ricette di policy, o meglio la loro assenza. Bardella ha detto niente aumenti di tasse, la sua capa Marine Le Pen ha sussurrato agli imprenditori tagli per 125 miliardi di euro, che verranno da voci contabili del tutto incapienti per quei numeri, come il contributo francese alla Ue, gli “sprechi”, le “frodi”, l’immigrazione e altre amenità del genere. Del fenomeno italiano Roberto Vannacci dirò, ci sarà tempo. Lui resta un troll di momentaneo successo, con la sua consorte come valida spalla.
E poiché caos chiama caos, registriamo che i socialdemocratici tedeschi sono stati colti dal panico per il collasso della CDU, e col loro presidente nonché vice-cancelliere e ministro delle Finanze del governo Federale, Lars Klingbeil, pochi minuti dopo la chiusura delle urne in Sassonia-Anhalt invocavano una riflessione sulle epocali riforme approvare dal governo di Grande Coalizione solo poche settimane addietro. Segnatamente, quella delle pensioni. Che prevede di impedire di andare in pensione anticipata a 63 anni con 45 di contributi. Una sorta di tutela dei lavoratori precoci che è un totem intoccabile, soprattutto nei Laender orientali.
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Questa retromarcia immediata di un partner di governo ricorda davvero momenti italiani degli ultimi decenni, e fa sinceramente impressione perché dice moltissimo sulla prognosi per la Germania.
I malati italiani
A proposito di Grandi Coalizioni sempre più piccole, di malattia italiana e provincialismo consunto. Leggiamo che il Jep Gambardella di Rignano, quello che non vuole partecipare alle coalizioni ma avere il potere di farle fallire, ha estratto dal suo cilindro pieno di freddure e calembour da scout attempato il “contratto alla tedesca” per tenere assieme con spago e sputo il camposanto largo, a confronto del quale la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria era un caterpillar.
A parte che, di questo passo, l’espressione “alla tedesca” diventerà indistinguibile, per caratterizzazione negativa, da quella “all’italiana”, il buon Matteo Renzi suggerisce di applicare alla coalizione progressista italiana un tipico strumento delle grandi coalizioni tra partiti ideologicamente distanti, come accadde ad esempio per il governo gialloverde Di Maio-Salvini, che regalò alla Repubblica un impacciato figurante poi emancipatosi alla grande dai suoi due burattinai, di nome Giuseppe Conte.
Quindi, “contratto alla tedesca” indica più che altro un participio passato il cui sostantivo è “contrazione”, direi quasi stiramento. Mi affascina sempre il modo in cui noi italiani riusciamo a renderci ridicoli parlando e prendendoci sul serio.
Ma i tempi sono davvero tragicamente ridicoli. Prendete il caso di AfD, che poi è uno dei tanti cunei che servono alle potenze esterne per disarticolare la Ue. Tra i suoi sostenitori c’è Mosca, da anni impegnata a denazificare l’Ucraina, e oggi in una corrispondenza di amorosi sensi con un partito tedesco di palesi e ostentate radici neonaziste. Molotov e Ribbentrop sono vivi e lottano assieme a noi. Se la Russia fosse coerente coi suoi principi, dovrebbe minacciare di invadere la Germania per denazificarla. Naturalmente, col vibrante plauso di alcuni coglioni italiani, specie di quelli che si richiamano al Grande Spirito dell’URSS che ha liberato l’Europa. O partigiano, portami via.
E, sempre parlando dei bolsi teatranti italici, una menzione e minzione d’onore va al sopracitato Avvocato del Populismo, che ha espresso la sua forte preoccupazione per il “vento di destra” che spazza l’Europa. Secondo lui, a causa del “bellicismo” occidentale che ci ha travolti tutti, per il solo fatto di esserci opposti all’invasione di un paese sovrano. Che sarà mai, dopo tutto? Volete mettere in quali e quanti cappotti termici potremmo avvolgere le case degli italiani se non spendessimo fantastilioni immaginari in armi? Potremmo davvero sconfiggere la povertà, se solo volessimo.
Però viviamo in questo periodo tragicamente grottesco, in cui i cosiddetti leader politici riescono a rendersi ridicoli oltre ogni limite. Conte afferma di essere profondamente preoccupato per questo “vento di destra” che spira in Europa, e lo dice restando serio come potrebbe esserlo chi è stato il premier della coalizione gialloverde italiana.
Ma soprattutto scordando che, ospite d’onore di Nova 2024, la convenzione programmatica rifondativa post-grillina, ci fu quella Sahra Wagenknecht, rossobruna filorussa uscita dalla Linke, che oggi si batte contro ogni sorta di “cordone sanitario” o “firewall” contro l’AfD, al punto che potrebbe fornirgli i seggi necessari per governare la Sassonia-Anhalt con maggioranza assoluta. Il M5S contiano aveva con Wagenknecht “un’evidente affinità su alcuni temi”, come ci informava il suo house organ.
Immagino che lo smemorato di Volturara Appula abbia rimosso, impegnato com’è coi suoi borborigmi mentali a esercitare la sua schiacciante egemonia culturale nei confronti del Pd, o partito decomposto, guidato dalla povera rappresentante d’istituto Elena Ethel Schlein, la “secchiona” nonché “nerd” che forse necessiterebbe di una bella secchiata d’acqua gelata, per riprendersi. Anzi, detto meglio: per ripigliarsi.
L’Europa è una farsa che rischia di volgere in tragedia. Con tutti questi clown, potrebbe persino diventare un horror artisticamente pregevole.



