Quei dinosauri chiamati banche

Un articolo del Financial Timessegnala la crescente inquietudine dei banchieri per il fintech, cioè la concorrenza esercitata da imprese del settore tecnologico, che stanno progressivamente erodendo le posizioni di rendita del settore creditizio tradizionale. L’ultima spallata alle banche viene dalla Payment Services Directive 2 (PSD2), che i paesi della Ue hanno recepito dal 13 gennaio e che implementeranno progressivamente nei prossimi mesi.

L’essenza della direttiva è quella di imporre alle banche di consentire a terze parti, siano esse società tecnologiche, operanti nel commercio al dettaglio o altri prestatori, l’accesso ai conti di qualsiasi cliente che abbia dato la propria autorizzazione. Le terze parti avranno quindi accesso a una miniera di informazioni e potranno offrire servizi di pagamento diretto, oltre che credito, usando il conto corrente come una sorta di infrastruttura di rete.

Si tratterà di uno shock competitivo di portata potenzialmente molto violenta per le banche, ed i banchieri già lamentano l’asimmetria competitiva a loro svantaggio, ad esempio negli standard di capitale richiesti per chi eroga credito su base tradizionale. Il fenomeno dell’incursione delle piattaforme del Big Tech nel mondo del credito e dei servizi di pagamento è in atto da tempo, fuori dall’Europa. Si pensi ad Amazon, che ha iniziato a fornire servizi di pagamento e prestiti ai merchant che vendono sulla sua piattaforma, oppure alla impressionante dominanza di Big Tech cinesi come Alibaba e Tencent nel loro sistema di pagamenti domestico.

A ottobre del 2016, l’Irlanda ha aggiunto alla lista di imprese autorizzate a fornire servizi di pagamento elettronico anche Facebook Payments International Ltd, controllata dal social network di Mark Zuckerberg, che già oggi consente ai propri utenti di inviare denaro tramite Messenger. Con questa tendenza, oltre alle banche, il Big Tech inizia ad attaccare anche le società emittenti di carte di credito e debito, vedremo spingendosi sino a che punto.

Per il Big Tech, avere accesso ai conti ed ai dati dei propri clienti, vuol dire infliggere un colpo molto pesante al business dei pagamenti delle banche, anche perché le piattaforme digitali possono contare su imponenti stock di liquidità, con la quale abbattere aggressivamente i costi per i clienti, sussidiando le proprie operazioni. Alcuni analisti del settore si spingono a prevedere che alcune banche nei prossimi anni finiranno in mano al Big Tech ma non è chiaro perché ciò dovrebbe accadere, visto che la redditività del settore bancario è in un trend secolare calante.

Nel frattempo, poiché i dati sono la materia prima da cui estrarre utili, il confronto si sta spostando a livello di stati, come dimostra il veto che gli Stati Uniti hanno frapposto all’acquisto del money transferMoneyGram International da parte dei cinesi di Ant Financial, controllata di Alibaba, per motivi di sicurezza nazionale.

Come che sia, con la direttiva PSD2 della Ue il fintech “mette la spina”, o meglio la app, nei conti correnti delle banche, ovviamente previa autorizzazione dei clienti consumatori. La direttiva, nata per aprire il settore dei pagamenti alla concorrenza, punta a ridurre il costo sostenuto dai consumatori, abbattendo gli strati di mediazione nelle transazioni, ma potrebbe inavvertitamente favorire un aumento di potere di mercato nelle mani delle piattaforme tech.

Le ricadute, per paesi come l’Italia la cui popolazione è ancora digitalmente semianalfabeta, sono difficili da prevedere, per tempi e modi, ma la traiettoria appare segnata. Dopo lo shock delle sofferenze, quello dei pagamenti: il settore bancario dovrà cambiare profondamente, mutare profili professionali e soprattutto abbattere i propri organici. Il problema dell’aumento di potere di mercato nelle mani di pochi player, peraltro non europei, è reale.

Resta da capire se management e proprietà delle nostre banche siano dotati della visione per gestirlo anziché subirlo, o se preferiranno affidarsi alla politica, con strepiti neoluddisti, richieste di sussidi e attribuzione di colpa alla Ue, oltre al solito teatrino di accuse domestiche tra parti e partiti, per non aver capito quel che stava per accadere. Della serie, fermate il mondo, voglio scendere e stampare sogni di ritorno al piccolo mondo antico che mai più tornerà. E una bella commissione parlamentare d’inchiesta sui sistemi di pagamento come tentativo di golpe ai danni del nostro meraviglioso paese, come la vedreste?

A margine, una prece per quegli imprenditori che hanno deciso di diversificare la propria attività entrando nel credito. Uno, soprattutto, che sta a Genova.

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