Luigi Di Renzi, ingegnere finanziario disperato

Oggi sul Sole trovate un interessante articolo che ci illumina sulle probabili o verosimili linee guida che il M5S utilizzerà per la scrittura del Documento di economia e finanza, per gli amici DEF. Di assoluto rilievo il fatto che, se confermate, si tratterebbe di assoluta continuità con la precedente legislatura, inclusa un’illusoria operazione di finanza pubblica straordinaria, vero sarchiapone della Repubblica.

Per meglio comprendere il dipinto, è utile partire dalla cornice: la dichiarazione dell’incompreso premier in pectore pentastellato, Luigi Di Maio, di ieri, rilasciata ad Annalisa Cuzzocrea di Repubblica: cosa c’è nel DEF di Di Maio?

«Misure per rilanciare una crescita economica sostenibile, rispettosa del benessere sociale dei cittadini, ma tenendo il rapporto deficit-Pil all’1,5%»

Tutte cose che non si attaccano al lavoro del vostro dentista, promesso. Ora, questo numero di deficit-Pil, 1,5%, avrà fatto sobbalzare molti dalla sedia visto che, in campagna elettorale, Di Maio ha sempre detto di non volersi precludere la leva strategica (sic) del deficit, pur rassicurando l’orbe terracqueo circa la volontà di abbattere il debito entro dieci anni di quaranta punti percentuali (venghino!), tramite spending review ed investimenti “ad alto impatto moltiplicativo”. Ma nessuno ci impedirà di sforare il 3% di deficit-Pil, “come hanno fatto Francia e Spagna”. E pazienza che loro non sono saliti al 3% bensì scesi: queste sono ubbie da economisti.

Ma chi vi ricorda, questo approccio alla “tenetemi, o sforo”? Proprio lui, lo scalatore di Rignano sull’Arno, all’avvio del suo governo, “di fronte ad importanti riforme”. Poi prevalse il buon senso di Padoan, e riuscimmo comunque a spuntare per alcuni anni la flessibilità necessaria a calciare la lattina delle clausole di flessibilità e pagare le mance i bonus generosamente elargiti da Renzi medesimo.

Di Maio invece spariglia, non pensa più di sforare il 3%, in questo coerente con l’ubriacante visionaria incoerenza che ne ha sin qui caratterizzato il tentativo di ascendere al soglio di Chigi. Se tuttavia grattiamo sotto la superficie di questo 1,5%, scopriamo che si tratta di una richiesta di flessibilità per lo 0,6% di Pil, visto che il quadro tendenziale 2018 indica un deficit-Pil allo 0,9% in conseguenza dell’attivazione di circa 12 miliardi di clausole di flessibilità.

Quindi, Di Maio per la seconda volta fa il verso al Renzi premier: sforiam, sforiamo, anzi no; e vogliamo flessibilità per portare a nuovo le clausole di salvaguardia. Se qualcuno tra voi ha votato Di Maio per togliersi di torno le pratiche retoriche di governo di Renzi, sappiate che vi siamo fraternamente vicini.

E per apoteosi di questa trasfigurazione renziana del giovane statista di Pomigliano, dal Sole di oggi apprendiamo che anche Di Maio ha un piano segreto per abbattere il debito, proprio come lo aveva Renzi. Quello di Renzi si chiamava Capricorn, prevedeva il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti, a cui conferire molti misteriosi immobili pubblici, non certo per venderli a privati, perché negli ultimi scampoli del suo governo Renzi è diventato di sinistra, e quindi rigetta le privatizzazioni. Il Progetto Capricorn è rimasto privo di dettagli operativi conosciuti. Chi ha detto che in questo paese i segreti non si sanno tenere?

Anche dagli ambienti del Mo’ViMento filtra solo la big picture dell’operazione taglia-debito, come scrive oggi Manuela Perrone sul Sole:

«Ma è la seconda la vera novità, ancora in discussione: una promessa di taglio di quel macigno da quasi 2.260 miliardi con un’operazione di ingegneria finanziaria più volte vagheggiata nell’ultimo decennio. Che potrebbe basarsi sull’emissione di bond con immobili pubblici a garanzia. L’ipotesi al vaglio è quella di trasferirli a una società veicolo, dunque fuori dal perimetro dello Stato. Senza privatizzazioni o svendi te, fumo negli occhi dei Cinque Stelle. Il quantum va definito, cosi come i contorni precisi. La preoccupazione, nel Movimento, è evitare cartolarizzazioni di tremontiana memoria»

Certo, una società veicolo fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, un po’ come la stessa CDP, con presente una modica quantità di privati, ma non la maggioranza perché siamo nell’epoca del Bene Comune e bisogna piantarla di privatizzare; meglio magari avere società a controllo pubblico dove i privati facciano quel che vogliono, come la leggendaria Mediobanca di Enrico Cuccia, dove i voti si pesavano. Ma niente cartolarizzazioni, mi raccomando: sono a dieta.

Questa è l’operazione Capricorn di Luigi Di Maio, anzi di Luigi Di Renzi, e di tutti quelli che li hanno preceduti negli ultimi anni alla guida del paese. E pazienza che ogni volta quel progetto non abbia mai visto la luce per le abnormi difficoltà di identificare gli immobili da valorizzare, spesso previo espunzione-esproprio agli enti locali, e magari chiedendo loro di cambiare i piani regolatori per “valorizzarne” l’appeal per gli investitori. Ingegneria finanziaria per disperati, il più ricco filone della fallita dichiarazia italiana.

Ma di certo questo piano pentastellato è differente da quello di Renzi. Eppure, la sequenza, a noi che siamo malpensanti, pare la scopiazzatura di quanto fatto dal narratore fiorentino. Chissà. Ora, non resta che attendere che Di Maio si liberi del reddito di cittadinanza, magari rilanciando quello di inclusione; che abroghi l’APE (Anticipo pensionistico) del governo Gentiloni, magari sostituendolo con identico meccanismo ma con acronimo differente (tipo Avidi Pensionati Emotivi); che affermi in pubblico che il Jobs Act, proprio come Mussolini, “ha fatto anche cose positive”; e che difenda la Legge Fornero, e la metamorfosi sarà completa. Anzi, no: a quel punto mancheranno pinguedine ed accento fiorentino ma la pratica rende perfetti, come noto.

Addendum – Mi sono colpevolmente scordato anche del grande progetto Brunetta per abbattere il debito mediante gestione del patrimonio immobiliare. Progetto peraltro già lanciato durante gli ultimi spasmi del governo Berlusconi. Come vedete, non si inventa davvero nulla, a Cialtronia.

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