Coperture? Me ne frego

C’è una cosa che dovrebbe ormai essere dannatamente chiara: il contratto elettorale di M5S e Lega è palesemente irrealizzabile, per onerosità. Di conseguenza occorre porsi la domanda se chi ha assemblato le piattaforme elettorali da cui quel contratto origina ne fosse consapevole, ed ora necessiti quindi di un pretesto per far saltare tutto, tornare a votare ed aumentare il proprio bottino elettorale; oppure se quella lista della spesa (pubblica) non fosse funzionale e strumentale a creare “l’incidente”, per materializzare il cosiddetto Piano B. Che, in sintesi, sarebbe Italia delenda est.

Sul costo dei provvedimenti, si è detto: oscilla tra 70 e 120 miliardi, a seconda delle stime. Di fronte a tale inverosimiglianza, visto che porteremmo il deficit-Pil al 6-9%, vi è stato qualche timido tentativo grillino di sostenere che si tratterebbe di programma di legislatura, e quindi dovrebbe andare a regime in cinque anni, permettendo in teoria di recuperare le coperture.

Quindi, come detto, è del tutto possibile che i nostri eroi, dopo aver gonfiato le aspettative del credulo elettorato, cerchino ora una via d’uscita per poter accusare “qualcuno” (che so, un Mattarella a caso) di aver impedito l’esercizio del leggendario “volere popolare”, e poter quindi rimbecillire il sopracitato popolo di ulteriori mesi di promesse, aumentare i voti e tornare più belli e più forti che pria.

Ma c’è anche una seconda lettura. E cioè che questa coalizione punta a fare subito un maxi deficit, tale da violare tutti gli accordi europei, per vedere assai poco di nascosto l’effetto che fa. Prendete questo scenario: si parte di sprone incardinando l’iter parlamentare di controriforma pensionistica, reddito di cittadinanza e, soprattutto, flat tax. Si dichiara, durante tale percorso dei disegni di legge, che la copertura verrà esclusivamente dal maggiore deficit, per non sottrarre risorse preziose alla Rinascita del Paese. La Ue fischia il fallo e intima di trovare le coperture. Il ministro Savona dice niet, e che lui non accetta diktat dai “nazisti”. Nel frattempo, il governo decide di usare come copertura i mini-bot, cioè di creare una circolazione monetaria parallela.

I mercati mandano lo spread a 600 in pochi giorni. Il governo replica, in una nota ufficiale:

«Essendo noto (sic) che lo spread non esiste in natura ma è conseguenza dell’inazione della banca centrale, che dovrebbe invece patriotticamente comprare a pie’ di lista tutto il debito del proprio paese, monetizzando il deficit, il GSIC (Governo Sovrano Italiano del Cambiamento), ingiunge alla Banca centrale europea di procedere a tale acquisto senza ulteriore condizione, ponendo così fine alla leggenda nera dello spread»

A Bruxelles ed a Francoforte, sede della Bce, ci si guarda in faccia e si decide di allertare le strutture sanitarie comunitarie, per verificare se in Italia vi sia stato un devastante attentato mediante immissione negli impianti di potabilizzazione di sostanze psicotrope. Nel frattempo, dopo conference call del Consiglio europeo a cui gli italiani non sono invitati, si decide di blandire gli esponenti del governo di Roma nelle loro prese di posizione ma senza farli arrivare fisicamente nelle sedi comunitarie, almeno sin quando non si sarà escluso il rischio di contagio in senso epidemiologico, prima che finanziario.

Il ministro dell’Economia, Paolo Savona, decide di introdurre controlli sui capitali, mentre prosegue e si intensifica la stampa di mini-bot. Il parlamento, in un tripudio di tricolori, approva tutti i provvedimenti del Contratto legastellato, ai quali viene aggiunta la creazione di uno speciale corpo paramilitare di frontiera per impedire agli italiani disfattisti di portare fuori dal paese capitali e se stessi. Si chiamerà Polizia del Popolo e, per mandare un messaggio inequivocabile a tedeschi, sudtirolesi, germanofoni e germanofili, anche Volkspolizei. Molto soddisfatto il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che dichiara: “mi pare giusto che, se io sono l’avvocato difensore del Popolo, debba anche esserci una polizia del Popolo, per rafforzare la protezione”. E annota diligentemente l’evento sul suo curriculum, che ha ormai raggiunto i 4 gigabyte, dopo essere stato trasferito da cartaceo a digitale.

Ecco perché, tornando a oggi, occorre che il presidente Mattarella accetti senza ulteriore indugio la candidatura unica del professor Paolo Savona a ministro dell’Economia. Perché, come insegna l’antica saggezza, mai rimandare a domani quello che può essere fatto oggi.

Aggiornamento – Mattarella, esercitando le proprie prerogative costituzionali, pone il veto sul cavallo di Troia scelto dalla Lega per fare uscire l’Italia dall’euro durante un fine settimana. La prossima campagna elettorale avrà il pregio della chiarezza e costringerà a schierarsi da subito per l’uscita o meno dall’euro.