Pensionati e mazziati: il contributo di solidarietà pagato alla realtà

Mentre Luigi Di Maio insiste con la sua canzoncina del taglio alle “pensioni d’oro”, la realtà bussa alla porta, ma per sublime ironia si annuncia per bocca del padre della controriforma della legge Fornero, quella che vorrebbe Quota 100 per il ritorno trionfale delle pensioni di anzianità. Direi che la maionese è ormai abbondantemente impazzita.

L’antefatto è noto: il ricalcolo delle cosiddette pensioni d’oro, ammesso e non concesso di riuscire ad arrivarci, frutterebbe spiccioli rispetto ai grandi progetti che Giggino aveva per la destinazione del gettito aggiuntivo, cioè alzare le minime e portarle verso la mitica quota 780 euro mensili della “pensione di cittadinanza”. Bisogna tuttavia considerare, oltre agli spiccioli, quello che pare essere l’orientamento consolidato della Consulta, che è no a ricalcoli, cioè ad interventi permanenti, e sì a soluzioni temporanee. Quest’ultime prendono la classica denominazione di “contributo di solidarietà”.

E cosa leggiamo oggi, su Repubblica? Un autorevole parere di Alberto Brambilla, il papà della proposta leghista di Quota 100, che quadra il cerchio con un doppio salto mortale con avvitamento, ed un bel…indovinate? Contributo di solidarietà! Intervistato da Rosaria Amato, ecco il piano ben riuscito dell’esperto:

«Abbiamo calcolato che se si considera il tetto dei 5.000 euro netti mensili le risorse ottenute sarebbero tra i 100 e i 120 milioni. Ma anche se, come sembra ormai orientato a fare Luigi Di Maio, il tetto scendesse a 4.000 euro netti, si otterrebbero 180-200 milioni. Mentre nella peggiore delle ipotesi il contributo di solidarietà vale un miliardo, nella migliore delle ipotesi si potrebbero anche superare i due miliardi»

Ma non è meraviglioso, tutto ciò? Brambilla ipotizza di partire da uno 0,35% di prelievo per le pensioni più basse ed elevarlo progressivamente, tenendo fuori gli assegni più bassi, come pensioni sociali ed invalidità. E che ce ne faremmo di questi due miliardi, giusto per sapere? Andrebbero ad alimentare due fondi, uno per la non autosufficienza ed uno per i lavoratori giovani e quelli più anziani:

«I giovani sotto i 29 anni che hanno contratti molto discontinui e gli ultracinquantenni che una volta licenziati non trovano più lavoro»

Ah, ecco. Questo è il tecnico che punta a creare pensionati morti di fame, con la sua Quota 100, e che ora improvvisamente scopre che ci sono pressanti esigenze sociali non tanto tra i pensionati quanto tra i lavoratori ed i non autosufficienti, con buona pace della nota innumeracy di Di Maio, che resta convinto che con le auto blu si risani il bilancio dello Stato e con le “pensioni d’oro” si aumentino le minime, al punto da portarle magari a superare quelle da contribuzione piena, hai visto mai? Ma tanto, che ci frega? Poi arriva la pensione di cittadinanza e oplà, il gioco è fatto!

Però, state sereni: per questa operazione serve ovviamente il consenso dei sindacati, come si affretta a precisare lo stesso Brambilla, che evidentemente ha a sua volta un gemello. Del resto, in questo paese se non hai un gemello con cui litigare in pubblico, non sei nessuno. E quanto al povero Giggino-Robin Hood? Brambilla gli mette paternamente la mano sulla testa:

«I ministri sono tutti persone ragionevoli. Anche Di Maio, quando affronterà direttamente questa questione, si renderà conto che il taglio alle pensioni da lui prospettato può creare molti più problemi rispetto al contributo di solidarietà»

Ma certo, suvvia. Alla fine, vedrei bene un suggerimento di Brambilla: un contributo di solidarietà sulle pensioni per pagare la Quota 100. Che dite, affare fatto?

I nostri pifferi di montagna partirono per suonare e finiranno suonati. Dalla realtà. Ma non bisogna cantare vittoria: parliamo di gente che verrà portata alla disperazione, e in quella condizione sarà ancor più pericolosa perché potrebbe tentare di tutto, compresa la stampa di soldi falsi, per non farsi inseguire dai tordi a cui è stata promessa la fontana di Trevi.

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