“La salute è la prima cosa”: per la ministra della Salute non si direbbe

di Vitalba Azzollini

“La salute è la prima cosa”: con questa espressione comune si suole rimarcare che, tra i beni della vita, la salute è quello preminente. Come lo è per l’uomo della strada, così per gli amministratori pubblici: nella valutazione ponderata degli interessi in gioco, che precede le loro decisioni, la salute riveste un’importanza superiore.

Queste considerazioni servono a introdurre il tema dei vaccini: da ultimo, una norma del decreto cosiddetto Milleproroghe, ancora da approvare, farà  slittare di un anno l’obbligo di certificazione vaccinale per l’accesso dei bimbi da zero a sei anni ad asili e scuole d’infanzia, disposto dalla legge Lorenzin. Il provvedimento sarà all’esame della Camera dopo la pausa estiva. Il ministro della Salute Grillo ha così spiegato la norma citata:

«È stata sospesa per un anno una delle tre forme sanzionatorie previste dalla stessa legge, che prevede il non accesso dei bimbi non vaccinati agli asili nido e alle scuole materne. Nessun passo indietro sull’obbligo vaccinale»

È davvero come dice Grillo? Sotto il profilo giuridico, sì. Concretamente, invece, è l’esatto opposto: l’obbligo vaccinale viene gravemente minato. E lo era già stato a seguito di una circolare del ministro stesso.

Per dimostrarlo, serve ripercorrere in sintesi gli interventi dell’ultimo anno in tema di vaccini. Nel luglio 2017, la legge Lorenzin (e la circolare attuativa di agosto 2017) ha disposto, tra le altre cose, che le vaccinazioni obbligatorie e gratuite passassero a dieci e fossero un requisito per l’ammissione all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia; che entro il 10 settembre 2017 venisse portata alla scuola la documentazione medica o un’autocertificazione per attestare le avvenute vaccinazioni; che entro il 10 marzo 2018, in caso di precedente autocertificazione, venisse prodotta la documentazione sanitaria; che comunque tale documentazione fosse presentata entro il 10 luglio di ogni anno.

Il 5 luglio di quest’anno è intervenuta una circolare congiunta dei Ministeri Salute e Istruzione che, modificando quanto previsto dalla legge Lorenzin, ha consentito che entro il 10 luglio fosse prodotto non il certificato vaccinale della ASL, ma un’autocertificazione con validità di un anno. In altri termini, ferma restando l’obbligatorietà della vaccinazione, ai genitori è stato permesso di non portare i documenti sanitari “ufficiali”, atti a dimostrare di averla effettuata.

La circolare del ministro mostra più di un problema: innanzitutto, deroga a quanto previsto dal DPR 445/2000, secondo cui

«i certificati medici, sanitari (…) non possono essere sostituiti da altro documento, salvo diverse disposizioni della normativa di settore»

Anche Lorenzin derogava a tale norma di legge, ma usando un’altra norma di legge, cioè una fonte di pari livello; Grillo lo fa con una circolare, cioè con una disposizione di rango inferiore. Peraltro, la deroga di Lorenzin era determinata dalla esigenza di gestire mesi di transizione a seguito della modifica della normativa di riferimento. Nella circolare, il ministro Grillo motiva così la propria decisione:

«L’effetto, prodotto dall’intervento normativo del 2017, di arresto del trend in diminuzione delle coperture vaccinali consente (…) di tenere in maggiore considerazione le esigenze di semplificazione dell’attività amministrativa, senza pregiudizio per l’interesse pubblico alla tutela della salute»

per cui basta l’autocertificazione anziché la documentazione della ASL.

Torniamo ora alla domanda iniziale: perché tale “semplificazione” mina l’obbligo vaccinale, nonostante Grillo dica che essa è “senza pregiudizio” per la salute? In primo luogo, in assenza di un’analisi scientifica di costi e benefici, quella del ministro sembra una speranza, più che altro: si parla di salute, dunque ogni singola affermazione del titolare del relativo dicastero deve essere solidamente motivata.

Se, invece, una seria analisi esiste, sarebbe meglio che Grillo la rendesse pubblica, per consentire agli esperti le valutazioni del caso. Peraltro, del fatto che la scelta del ministro sia “senza pregiudizio” si può forse dubitare, visto che il ministro stesso si premura di precisare: “Non puoi illudere la gente che non morirà nessuno”. In secondo luogo, affinché il sistema delle autocertificazioni possa funzionare, è necessario che sia assistito da un buon apparato di controlli, per accertare se quanto auto-dichiarato corrisponda al vero: la consapevolezza che si potrà essere passibili di accertamento e, in caso di falso, sottoposti alla sanzione prevista dal codice penale (art. 483, reclusione fino a due anni) può fungere da deterrente, cioè disincentivare ad attestare l’effettuazione di una vaccinazione, se ciò non è vero.

Ma tale ferreo apparato di controlli può dirsi oggi esistente? Data la situazione delle scuole in Italia – a queste ultime competono le verifiche sull’assolvimento dell’obbligo vaccinale – se ne dubita molto. Il personale scolastico, già sottodimensionato, deve essere adibito a un’attività supplementare rispetto a quella svolta in via usuale – il controllo a campione sulle autocertificazioni – nonché molto onerosa, specie in assenza di sistemi informatici idonei a fornire agevolmente dati.

È lo stesso ministro che ne lamenta la carenza nella citata circolare, ove afferma che non esiste ancora “l’Anagrafe Nazionale Vaccini né alcune Regioni sono riuscite a istituire un’anagrafe vaccinale regionale”, mentre “un monitoraggio sistematico” è “possibile solo con l’Anagrafe nazionale”.

Cosa significa questa frase? Significa che, senza tale Anagrafe, un controllo effettivo è impossibile. Detto ciò, cosa fa il ministro? Con l’autocertificazione, vanifica l’unico modo oggi esistente per capire se un bambino è stato davvero vaccinato: l’obbligo di presentazione del certificato della ASL. È palese il vizio logico del ragionamento: è proprio in mancanza di un sistema funzionale ad accertare tempestivamente eventuali violazioni, cioè la falsità delle auto-dichiarazioni, che non si può derogare a obblighi più stringenti – fornire la documentazione sanitaria “ufficiale” – per evitare che le norme possano essere violate.

Infatti, la consapevolezza che la violazione non sarà accertata e, quindi, punita induce a trasgredire – cioè ad autocertificare il falso, in questo caso – con maggior disinvoltura. Invece, come detto, Grillo va in senso opposto: perché la “semplificazione”, con l’alibi di non appesantire le “procedure burocratiche a carico le famiglie e delle scuole”, unitamente alla difficoltà di verificare che sia stato rispettato, depotenzia l’obbligo vaccinale. Il sospetto che questo risultato, determinato dal meccanismo giuridico sopra esposto, non sia ignoto al ministro è molto forte.

Ma non basta. Se già con la circolare – come dimostrato – si era inferto un colpo alla tutela della salute, il Parlamento è riuscito a fare anche di peggio. Come accennato, quando la norma citata del decreto Milleproroghe sarà vigente, i bambini dovranno continuare a essere vaccinati, i genitori dovranno continuare a produrre la documentazione della ASL o l’autocertificazione, ma se non la produrranno non succederà niente: i bambini, vaccinati o meno, potranno andare a scuola comunque. I rischi cui vengono esposti i più fragili sono stati descritti da medici illustri.

In punto di diritto, basti aggiungere che, se già l’autocertificazione, assistita dalla consapevolezza che non c’erano i mezzi per scoprire l’eventuale falso, affievoliva l’obbligo vaccinale, privandolo del deterrente rappresentato dalla pena per la dichiarazione menzognera, la disposizione contenuta nel testo del decreto lascia l’obbligo sguarnito anche della sanzione rappresentata dalla preclusione alla frequenza scolastica, in caso di inadempimento: e, senza sanzioni, ogni obbligo viene annientato.

Cosa succederà alla riapertura delle scuole? Il decreto sarà approvato ad anno scolastico già avviato e ciò determinerà nei destinatari della normativa quella confusione che scaturisce dall’incertezza del diritto, aggravando una situazione che già era a rischio. “La salute è la prima cosa”: peccato che il ministro della Salute sembri non averlo ben presente.

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Grazie Vitalba per queste riflessioni giuridiche, che fatalmente ci sottopongono un quesito: la ministra della Salute ha cercato surrettiziamente, dietro la bandierina lacera della “semplificazione amministrativa”, di contrastare l’obbligo vaccinale prescritto da una legge della Repubblica, oppure sta solo dando prova di notevole insipienza logica, prima che giuridico-amministrativa? Quale che sia la risposta, visto che tertium non datur, il quadro è desolante ma coerente con l’Italia di questo scorcio del 2018 (MS).

E del resto, la ministra prometteva bene:

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