La cittadina viceministra ed il generatore automatico della stessa frase

Per l’angolo del buonumore, oggi sul Fatto trovate un’intervista di Stefano Feltri alla cittadina Laura Castelli, viceministro all’Economia del governo legastellato e già protagonista di memorabili performance televisive, che una ne fa e cento ne studia. Anzi, “ne valuta”, in attesa delle decisioni future. Un futuro che è sempre un bersaglio maledettamente mobile.

Nell’intervista, Castelli parte dicendo che “sta lavorando” per sospendere i pagamenti ai cittadini delle zone colpite da “terremoti, alluvioni e a Genova”. Sarà, ma noi sapevamo che quelle sospensioni sono pressoché immediate dopo l’evento, e non necessitano che qualcuno “ci lavori”. Peraltro, Castelli accomuna alla sospensione delle cartelle esattoriali anche i pagamenti sui mutui. Le due cose sono lievemente dissimili (anzi, non sono similabili, come direbbe altra nota esponente pentastellata), perché il mutuo non è una tassa ed è erogato da impresa privata chiamata (dicono) “banca”. E infatti le banche si sono già mosse per sospendere le rate dei finanziamenti di privati e imprese rimasti coinvolti nella tragedia del viadotto Morandi. Intesa Sanpaolo va anche oltre, provvedendo alla cancellazione di quei mutui.

Mentre Castelli studia (anzi, valuta) i provvedimenti già in essere, ci informa che a monte di tutti i provvedimenti di riordino fiscale c’è il quoziente familiare, “che garantisce più natalità ed equità”. Segue poi la frase generata in automatico:

«La Commissione Ue in passato ha autorizzato aumenti di spazi finanziari per questa misura in altri Paesi, come la Francia»

A dirla tutta, le cose non sono andate in questi termini, anche perché in Francia il quoziente familiare, che da loro si chiama evocativamente foyer fiscal, è stato introdotto nel 1945, dunque un filo prima che la Commissione europea iniziasse ad elargire flessibilità agli stati, ma sono dettagli. Potrete mica questionare un generatore automatico di luoghi comuni a cinque stelle, no?

Segue altra frase che parte in automatico, sulla flessibilità, quando alla cittadina Castelli chiedete l’ora:

«L’Ue non potrebbe che approvare, come del resto ha fatto meno legittimamente quando ha concesso flessibilità di bilancio al governo Renzi per gli 80 euro, una spesa a basso moltiplicatore, barattata con l’apertura dei porti ai migranti»

All’obiezione di Feltri che non esiste prova che le cose siano andate davvero in questi termini, Castelli decide di tirare fuori la sua arma segreta, i libri di testo di economia:

«E allora perché Bruxelles ha concesso quella misura, un semplice sostegno ai consumi, che non aumenta il Pil?»

Sono libri di testo rivoluzionari, come si nota. Tutti noi pensavamo che il reddito nazionale (per gli amici, Pil) fosse composto, tra le altre voci, anche da quella famosa C che indica i consumi. Ora apprendiamo invece che il sostegno ai consumi “non aumenta il Pil”. A questo punto, forse a voi sarà sfuggito il nesso causale, ma se il sostegno ai consumi non aumenta il Pil, non si pone l’esigenza di creare il reddito di cittadinanza, che è la forma suprema di sostegno ai consumi. Voi pensavate di trovarvi di fronte dei personaggi dalle mani bucate, e invece no! Questa è gente che terrà strettissimi i cordoni della borsa, perché i consumi col Pil c’entrano una mazza.

E quindi, di quanto andremo ad accrescere il famoso deficit-Pil rispetto allo 0,8% previsto per quest’anno a legislazione vigente e che come minimo andrà a raddoppiare?

«Non saremmo un governo del cambiamento se non cercassimo di avere qualche decimo di punto in più di quelli già concordati con l’Europa»

Ah beh, cittadina economista Castelli, ma se per essere il “governo del cambiamento” serve replicare alla lettera tutto il teatrino visto con i governi Renzi e Gentiloni, che cambiamento sarebbe? Per le coperture “valuteremo”, ça va sans dire. Ma sulla immigrazione e i conti pubblici, abbiamo il modello:

«Ci sono Paesi come la Germania che con Bruxelles hanno trattato spazi finanziari sugli immigrati: l’arrivo dei siriani in Germania nel 2015 ha avuto impatti sul Pil potenziale e questo ha permesso di avere più margini di spesa»

Arieccolo, il generatore automatico di frasi casuali. Che poi casuali non sono perché è sempre quella: “Il paese [inserire nome] ha trattato con Bruxelles spazi finanziari per [inserire causale]“. Per la Germania non è accaduto nulla del genere, ovviamente. Anche perché loro hanno un avanzo di bilancio. Però è interessante, questo sfoggio di cultura macroeconomica: aumentare la ‘ggente nel paese innalza il Pil potenziale e quindi consente di contrattare flessibilità con Bruxelles. Ricorda molto la genialata del professor Tridico: facciamo iscrivere gli inattivi al collocamento, aumentiamo per questa via il Pil potenziale e l’output gap e quindi chiediamo più deficit. Il moto perpetuo perfetto, no?

Bello sapere che al Mef il professor Giovanni Tria può contare su questa assertiva a preparata collaboratrice. Con lei, il nostro paese non corre il rischio di ballare in questa difficile congiuntura. Al più, solo qualche passo di Hip Hop.

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