Vuoi perdere debito pubblico? Chiedimi come

Oggi sul Foglio c’è un articolo che illustra l’ambizioso obiettivo del governo gialloverde, e nella fattispecie del sottosegretario Armando Siri: tenere tutti i Btp entro i patri confini. All’uopo, pare sia in corso uno studio di fattibilità sui cosiddetti Conti individuali di risparmio, per gli amici Cir, dove agli italiani verrà sventolato sotto il naso l’immancabile beneficio fiscale.

Come scrive Mariarosaria Marchesano,

«Il vantaggio fiscale sarebbe la non imponibilità dei rendimenti e un credito di imposta annuo pari al 3,5 per cento (e dello 0,5 per cento per le somme vincolate all’acquisto di titoli per 12 mesi). Altra peculiarità: i Cir sarebbero impignorabili e insequestrabili»

Che non mi risulta chiarissimo ma di certo è un mio limite. Come che sia, questo benefit fiscale servirebbe per acquisti di titoli di stato italiani fino a 30 mila euro annui pro capite, con tetto a ben 900 mila euro, cioè trent’anni di patriottica accumulazione. Al progetto starebbero lavorando studi legali.

Ho già scritto nel recente passato su questo tema. Non mi è chiaro se l’agevolazione fiscale sia assegnabile solo per titoli di stato italiani e non anche per quelli Ocse, visto che oggi la fiscalità tra le due tipologie è allineata. Poi, servirebbe capire l’impatto sui conti pubblici, nel senso che il rendimento sarebbe condizionato dalla domanda domestica, che potrebbe quindi ridurlo rispetto allo status quo ante, magari di una misura tale da compensare l’aggravio causato dal credito d’imposta.

Ma se si decidesse di collocare solo per gli italiani, cioè senza meccanismo di aste, il Tesoro potrebbe farsi decisamente più furbetto.

A parte ciò, resta da valutare la condotta degli intermediari esteri: gli si vieterebbe di partecipare alle nostre aste perché, se comprassero, ostacolerebbero l’obiettivo del “rimpatrio” del debito pubblico italiano? Beh, lì ci sono forse meno congetture da fare: se il beneficio fosse relativo anche alle emissioni esistenti, gli operatori esteri potrebbero gentilmente cedere agli italici indigeni le loro posizioni in Btp, soprattutto se le cose per noi non si mettessero bene.

Ancora: gli italiani che hanno già in portafoglio titoli di stato, che farebbero? Chiederebbero il beneficio retroattivamente o venderebbero, rigorosamente ad altri italiani perché altrimenti sarebbe un problema? A valle di tutto ciò, cioè ammesso e non concesso di rimpatriare tutto il debito pubblico italiano o parte rilevante di esso (diciamo un 95% “giapponese”), il Tesoro avrebbe una grande opportunità, se le cose per i nostri conti pubblici andassero male: un bel taglio al valore nominale del debito pubblico detenuto dai patrioti, e passa la paura.

C’è solo un problema, forse: il fatto che i nostri titoli di stato siano emessi in regime CACs, quindi ogni intervento sul loro valore attuale necessiterebbe di ampie maggioranze qualificate di suoi detentori. Ma se la patria chiama, perché rifiutare di tagliarsi il Btp? Ecco quindi un geniale Piano B per ridurre il nostro debito pubblico.

Morale della favola, che è lo spin un po’ rachitico del giorno: anche questa meravigliosa idea finirà nella spazzatura. Avanti con la prossima.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!