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La Repubblica Popolare fondata sui trojan

Dopo aver ingaggiato una lotta furibonda ai plutocrati, dei quali è in corso la rieducazione, trasformato in onlus le società private che offrono tutoraggio scolastico per aiutare i genitori a far scalare la piramide sociale, avviato una nuova rivoluzione in nome di redistribuzione e prosperità condivisa, al punto che alcuni investitori occidentali stanno chiedendosi se sia ancora possibile investire nel paese, ora la Cina si occupa e preoccupa dei tentativi di truffa telematica ai danni dei propri amati cittadini, e con l’occasione reinterpreta il concetto di privacy e protezione dati personali, su cui ha pure legiferato di recente, per aumentare l’intrusione nelle “vite degli altri”.

Le autorità stanno spingendo l’adozione di un’app, lanciata lo scorso marzo dal centro nazionale antifrodi del ministero della pubblica sicurezza, che segnala i tentativi di truffa e il malware, spesso tentati da cinesi e taiwanesi residenti all’estero.

Uso “raccomandato”

L’utilizzo dell’app è “raccomandato” ma numerose agenzie pubbliche locali l’hanno resa obbligatoria per i propri dipendenti e le persone con cui lavorano. Ma si segnalano migliaia di lamentele online di utenti che si sono visti imporre l’installazione dell’app per poter affittare un appartamento o iscrivere i figli a scuola.

Un utente di Shanghai ha raccontato al Financial Times di essere stato contattato e interrogato dalla polizia dopo aver navigato un sito di informazione finanziaria americano. Un altro è stato contattato più volte dalla polizia dopo che l’app aveva segnalato la sua navigazione su siti “sospetti” tra cui…Bloomberg.

Né manca la sapiente promozione social dell’app, come si vede:

L’app richiede di accedere al registro delle chiamate telefoniche, messaggi di testo e conversazioni. L’industria delle frodi online è sempre florida, e la Cina sta attuando un giro di vite contro di essa, ma l’app ha una evidente ambivalenza, nel senso che può essere utilizzata come strumento di sorveglianza. Questa modalità cavallo di Troia non la scopriamo certo oggi né solo in Cina, del resto.

Credit scoring di Stato

Prosegue quindi la stretta delle autorità cinesi su aziende e cittadini. E’ di ieri la notizia che le autorità cinesi starebbero dando seguito al progetto di “spezzatino” di Alipay, la super-app di Ant Group, la creatura di Jack Ma sotto tiro da mesi. Dopo aver ordinato ad Ant di scorporare le due unità che fanno credito e fare entrare investitori esterni (pubblici) nella nuova società così creata, ora nel mirino è finita Alipay, l’app che ha un miliardo di utenti.

Da essa dovrà nascere una nuova app, a servizio delle concessioni di credito da parte della nuova unità, che dovrà a sua volta cedere l’elenco dei clienti a una società terza, a capitale misto, a cui verrà rilasciata una licenza nazionale di credit scoring, cioè di valutazione del merito dei richiedenti prestiti. Il cerchio è chiuso, lo Stato ribadisce di avere il monopolio della raccolta e trattamento dei dati personali.

Scegliere tra cessione dei dati a monopoli privati o allo Stato: i termini della questione sono semplicemente questi. Ogni utilizzo aggiuntivo e differente dei dati personali, rispetto a quello ufficiale dichiarato, rappresenta la vastissima area grigia del controllo sociale, pubblico o privato. E dal credit scoring al social scoring, il passo può essere breve.

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