“Che grandi risparmi inutilizzati, che hai”

Oggi su MF compare l’ennesima letterina alla stampa del professor Paolo Savona, che proprio non si capacita del fatto che la sua rivoluzionaria proposta di riscrittura dei trattati europei non trovi l’eco che meriterebbe, fuori dall’Italia. Nell’esercizio divulgativo di oggi, sempre in bella prosa, Savona ci spiega che il keynesismo non è morto. Con qualche suggestione per rianimarlo, almeno entro le patrie mura.

Dopo aver ribadito il mantra dell’Italia che “ha risparmio in eccesso che cede all’estero”, in quanto paese in avanzo commerciale (ancora per quanto?), prescindendo da tutto, demografia e saldi settoriali in primis, Savona getta il cuore oltre l’ostacolo e decide che il problema italiano è la carenza di domanda aggregata, che va sostenuta

«[…] partendo dai consumi per colpire povertà e disoccupazione, e proseguendo con gli investimenti, che sono la chiave per migliorare la produttività»

Tutto molto bello, se non fosse per un eccessivo affidamento sulla domanda per sostenere l’offerta, disinteressandosi ad esempio delle liberalizzazioni dei mercati. Segue la rivelazione:

«Eurointelligence, una newsletter diretta dall’autorevole editorialista Wolfang Munchau, sostiene che non vi sia spazio nell’Ue per una politica keynesiana, ma ignora che in Italia esiste la condizione di base per attuarla, ossia un ingente risparmio inutilizzato»

Affermazione piuttosto singolare, che pare suggerire che serva far deficit per alimentare erogazioni a sostegno dei consumi, e finanziare quel deficit attingendo al risparmio privato “inutilizzato” (secondo Savona). C’è il piccolo problema che i mercati dei capitali sono aperti, e che i risparmiatori e gli investitori tendono a votare coi piedi e con mouse e tastiera del computer. Quindi, proseguendo nella linea indicata da Savona, servirebbero alcune cosine.

Ad esempio, una robusta repressione finanziaria, che “spinga” i risparmiatori italiani a mettere i loro soldi esclusivamente in titoli di stato domestici. Cioè a non indulgere in condotte antipatriottiche come quelle che vediamo in questi giorni sul Btp Italia. Se ciò non avvenisse, ad esempio se i risparmiatori fossero preoccupati di non rivedere il proprio denaro, speso in sussidi e pensioni per tentare di far scoccare la scintilla dello “sviluppo”, servirebbe inventarsi altro. Magari cambiare marcia sulla repressione finanziaria e passare direttamente a controlli sui capitali. Un bel corralito, e passa la paura.

Se, dopo il corralito, il risparmio nazionale finisse tesaurizzato in banconote in euro accuratamente riposte in una cassetta di sicurezza si potrebbe decidere, oltre all’apertura forzosa delle cassette da parte della guardia di finanza (o a mandati di perquisizione in bianco, per chi tenesse i soldi a casa), anche di riprendersi la mitologica sovranità monetaria e di conseguenza a stampare moneta (ma sempre e solo dopo aver forzato le cassette di sicurezza e recuperato le banconote in euro, s’intende) per finanziare le misure “a sostegno della domanda”.

Però Savona non è così drastico, e soprattutto ha letto i dati dell’ultimo Eurobarometro, che indicano che nell’ultimo anno la percentuale di italiani che valutano positivamente la moneta unica è passata dal 45% al 57% (forse perché stanno progressivamente prendendosi paura per gli sviluppi politici domestici), e quindi s’acconcia con magnanimità a proporre qualcosa di più “solidale”:

«[…] la natura non ottimale dell’euroarea richiede una politica fiscale correttiva, un ben noto punto di debolezza dell’Eurozona»

Oh, eccoci: vogliamo la Cassa per il Mezzogiorno d’Europa. Una bella unione di trasferimenti, e la produttività italiana s’impenna. Inutile, credo, far notare a Savona che, per aversi qualcosa del genere, serve anche che una entità sovranazionale (democraticamente legittimata) metta le mani sul bilancio e sulla politica economica del paese. Vero, servirebbe una riscrittura radicale dei trattati ma non del tipo auspicato da Savona, che invece insiste a dolersi, in modo più o meno esplicito, del fatto che nessuno in Eurozona si fili la sua “Politeia”. Anzi, quei cattivoni ci hanno pure isolato. Che tempi, signora mia.

Però forse Savona si sbaglia. Forse essere riusciti a compattare ben diciotto paesi contro l’Italia è il risultato tangibile di aver portato a conoscenza dei governi europei il Piano Savona per rimettere al lavoro il “risparmio inutilizzato” europeo e dirottarlo in Italia, come si farà con i flussi turistici intercettati dalla compagnia di bandiera su ferro e gomma.

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