Il governo Maduro di comprendonio

Quindi, pare che i nostri scappati di casa, spinti a più miti consigli dall’eventualità di perdere l’accesso al mercato già a gennaio, siano intenzionati a modificare la Manovra del Popolo. Da quanto emerge in queste ore, tuttavia, non si tratterebbe di nulla di sostanziale ma dell’abituale tentativo di smerciare pacchi nel parcheggio dell’autogrill, che pare essere diventata l’attività prevalente degli italiani nel rapporto con la realtà. Un vero peccato che quest’ultima non si faccia turlupinare.

I nostri eroi hanno comunque già fatto sapere che aspettano le “relazioni tecniche” su reddito e pensioni

«[…] al fine di quantificare con precisione le spese effettive. Le somme recuperate saranno riallocate, privilegiando la spesa per investimenti»

Proviamo a decodificare. Intanto, fa davvero tenerezza che si invochi, esattamente come per la Tav e le altre grandi opere contestate, “il parere dei tecnici”. Avevo già evidenziato questo mezzuccio tattico, tempo addietro. Quella che appare come l’abdicazione della politica è in realtà la sua riaffermazione, visto che si va avanti sin quando il “tecnico” non sputa i “numerini” giusti. Questo però vale quando si ha un uditorio ed un elettorato di analfabeti funzionali, che attendono l’ipse dixit “tecnico”, ma è assai difficile che si riesca a prendere per i fondelli i “tecnocrati europei”. A tecnico, tecnico e mezzo, in pratica.

Ciò premesso, cosa “riallochiamo”, quindi? I cosiddetti risparmi delle due misure-bandiera, dopo averle opportunamente ridimensionate. Sino a che punto? Questo non è dato sapere. Potremmo ad esempio far accedere a Quota 100 solo i soggetti che riescono a cantare a testa in giù una hit dello Zecchino d’Oro, a scelta, per scremare ulteriormente la platea. Oppure potremmo mettere finestre di uscita strettissime, verso ottobre del prossimo anno, chissà.

Certo, le cose sarebbero molto semplificate se si “desecretasse” il provvedimento sulle pensioni, visto che sono riusciti a dire anche quello, con la motivazione di sottrarlo alle critiche di Tito Boeri e non solo alle sue. Ma anche così, alla fine i “tecnici” dovranno dirci quante nuove assunzioni saranno prodotte da questa “rimodulazione”, per la famosa staffetta generazionale che non lo era. Superfluo segnalare che la Commissione Ue vorrà poi sapere quello che pure io gradirei conoscere, in quanto contribuente di questo paese: quale sarà l’impatto di lungo termine del nuovo regime pensionistico sul debito pubblico?

Sul reddito di cittadinanza, stessa canzoncina: i pentastellati non vedono l’ora di fare un bel decreto legge prima di San Silvestro, con i suoi requisiti di necessità ed urgenza, per differire le prime mance ad aprile, giusto in tempo per le elezioni europee? Ebbene sì, e troveranno molti gonzi pronti a difenderli, anche se gli importi disponibili saranno cifre poco più che simboliche, con buona pace dei famosi 780 euro e multipli per scala di equivalenza familiare. Eppure vi ricordate che le coperture c’erano, e pure bollinate dagli odiati tecnici della Ragioneria? Eh.

Due parole anche per il Tecnico Supremo, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria: scusi, professore, ma riduciamo il deficit ed al contempo teniamo ferma l’ipotesi di crescita 2019 a 1,5%? E che moltiplicatori stiamo usando, quindi? Non è che ci squalificano per doping mentre tentiamo di imitare i nuotatori della DDR?

Su tutto, i nostri eroi puntano al fatto che la Commissione Ue sia composta di analfabeti funzionali come la maggioranza degli italiani, e pertanto che non si accorga che questo giochetto di riduzione degli esborsi per il 2019 fa gonfiare in modo spaventoso quelli del 2020, a cui si sommerà il ritorno delle clausole di salvaguardia. Per non parlare delle coperture, che sono in larghissima misura anticipazioni di gettito, e quindi apriranno una voragine sempre nel mitologico 2020.

Come scrive oggi Paolo Baroni su La Stampa:

«I numeri del resto parlano chiaro: il maggior deficit ammonta infatti a 21,8 nel 2019, a 26,8 nel 2020 e a 25,3 nel 2021. Al netto della sterilizzazione dell’Iva da 21,8 scendiamo a 9,4 nel 2019, mentre sia nel 2020 che nel 2021 ci attestiamo a quota 21,3 miliardi. Se poi volessimo azzerare l’Iva anche dopo il 2019 l’impegno per le casse dello Stato sarebbe pari a 21,9 miliardi l’anno venturo, per poi esplodere negli ultimi due anni: a quota 40,4 miliardi nel 2020 e a quota 40,8 miliardi nel 2021. Insomma una bella ipoteca anche sugli anni futuri»

Quindi, coperture risibili per effetti perlopiù permanenti.  Allora, riassumiamo:

  • Gli scappati di casa se la fanno addosso per timore di perdere l’accesso ai mercati;
  • Quindi cercano di vendere la fontana di Trevi alla Commissione Ue ed agli altri paesi dell’Unione;
  • Manipolano e comprimono gli esborsi per il 2019, nel disperato tentativo di arrivare alle elezioni di maggio (per fare cosa, è sempre meno chiaro);
  • Così facendo, non incidono sul deficit-Pil strutturale ma depotenziano l’impatto espansivo delle misure, che viene peraltro già soffocato anche dall’esplosione dello spread;

Che accadrà, quindi? Non saprei, ma partirei dalla premessa che gli interlocutori dei caciottari italiani non hanno l’anello al naso. Una volta fissata questa premessa metodologica, potete inferire. Ed anche infierire, direi. Ad esempio, che un esecutivo abilissimo a manipolare un popolo alquanto bue, sia alla fine il purissimo distillato del medesimo, in termini di facoltà cognitive. Un governo Maduro di comprendonio, in pratica, visto che non riesce a capire che questa manovra va semplicemente buttata nello sciacquone.

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