Alitalia e lo scivolo d’oro

Il nostro paese da qualche tempo può fregiarsi di un campione nazionale che ci gonfia di orgoglio: si tratta di Alitalia, che primeggia nella puntualità, fa segnare incrementi di ricavi, ha la coda di pretendenti. Pensate che io sia ubriaco? No, questi sono i titoli e le “notizie” che potete leggere sulla stampa nazionale da oltre un anno. Avevamo un gioiello di azienda e non ce ne eravamo accorti. Per fortuna l’esecutivo gialloverde, in piena continuità con chi lo ha preceduto, sta agendo per valorizzare questo patrimonio nazionale. 

Nel frattempo, il prestito-ponte è stato prorogato per l’ennesima volta, e su base pressoché quotidiana l’esecutivo ci informa che ci sono innumerevoli pretendenti al vettore. Oppure no. E mentre i ricavi salgono, le perdite non stanno a guardare e la cassa inesorabilmente cala, malgrado lunghi mesi passati a fare oh per il miracolo di una liquidità aziendale che “guardate, non scende, è ancora lì, miracolo!”. Le cose stanno diversamente, e solo il segreto di Stato apposto ai conti del vettore dalla infinita procedura concorsuale impedisce di prendere consapevolezza dei veri numeri, consentendo per contro ai commissari di fare uscire selettivamente i “numeri buoni”, da giocarsi al lotto.

Lo stato dell’arte è presto detto: abbiamo FS che “sta studiando” il piano industriale, in attesa che arrivino uno o due partner privati (sarebbero tre, che faccio, lascio?), uno sul corto-medio raggio ed uno sul lungo; poi Cassa Depositi e Prestiti compra gli aeroplanini, anzi li prende a leasing. Ma sia chiaro, come dice Giggino Di Maio, che non ci saranno esuberi. E quindi, dove li mettiamo, gli esuberi (che ci sono, eccome)? 

Magari li trasbordiamo in FS, che con Quota 100 si libererà di un po’ di gente. Ma allora anche Alitalia dovrebbe fare lo stesso, no? Svecchiare gli organici a carico dei contribuenti e delle generazioni future è l’attività di elezione dei governi italiani, dopo tutto. Cominciò Romano Prodi all’Iri, se la memoria non mi inganna. 

Ma per il personale di Alitalia, come da tradizione, servirà un aiutino aggiuntivo. La sovrattassa di imbarco di 5 euro a biglietto (tecnicamente, una addizionale comunale), che la maggioranza ha appena reso permanente, potrà consentire il maxi-scivolo del pensionamento a sessant’anni per personale navigante e tecnici di volo, sette anni prima rispetto al regime corrente e due anni prima rispetto alle nuove norme. Si noti: oggi i cassintegrati Alitalia percepiscono l’80% dello stipendio ma senza il tetto di 1.167 euro previsto per le prestazioni di Cigs e mobilità dei comuni mortali. Come scrive oggi Ettore Livini su Repubblica:

Il prepensionamento di circa 80 piloti e 50 hostess ultrasessantenni ogni anno toglierebbe dalle buste paga di Alitalia una serie di stipendi pesanti: tra i beneficiari della Cigs del fondo del trasporto aereo (molti già usciti dal perimetro Alitalia) ci sono 56 persone che ricevevano a fine 2017 un assegno superiore ai 20mila euro al mese, 138 persone tra i 10 e i 20mila e 1.780 tra i 2mila e i l0mila. Cifre che nella retorica governativa andrebbero catalogate alla voce pensioni d’oro.

Non male, no? Quota 100 non bastava, mettiamo il rinforzino per lo scivolo d’oro, pari a 220 milioni annui. Un vero peccato che, secondo le stime interessate ma realistiche di Lufthansa, gli esuberi Alitalia si aggirino intorno alle duemila unità complessive. Ma non è un problema: basta aumentare la sovrattassa d’imbarco o chiedere a FS di “fare la sua parte”, magari spostando a prepensionamenti e assunzioni Alitalia una parte dei sussidi pubblici per i treni pendolari. Volete mettere un piccolo sacrificio per la collettività per poter preservare un simile campione nazionale? Siate sovrani, suvvia.

Tra qualche tempo (non troppo remoto, a giudicare dalla velocità della traiettoria), il termine “sovranista” finirà sui dizionari dei sinonimi al lemma “imbecille”. E se Samuel Johnson definì il patriottismo come “ultimo rifugio delle canaglie”, il sovranismo sarà quello dei demagoghi analfabeti di sola andata. 

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