Scappati di casa e dal deficit, ma i danni resteranno

Non si conoscono ancora i dettagli del nuovo rapporto deficit-Pil che ieri il premier italiano ha offerto al presidente della Commissione Ue. Conosciamo solo un numerino piuttosto bizzarro: 2,04%, in luogo dell’ormai familiare 2,4%. Come si giunga a quel numero non è ancora dato sapere: i più maliziosi ipotizzano che si tratti di una “astuta” mossa italiana per far leva sull’analfabetismo funzionale e computazionale degli orgogliosi connazionali e far credere che assai poco sia cambiato. Ma forse è davvero cambiato poco e non cambieranno neppure gli esiti. 

Si diceva 2,04%, come annunciato da Giuseppe Conte, il Gran Negoziatore. Da oggi “si lavora” (e ci mancherebbe) per i dettagli cosiddetti tecnici. Ma sono pur sempre 7 miliardi in meno a misure bandiera che vengono ridotte a due monconi di un ponte verso il nulla. Ma pur sempre due monconi che si riveleranno inutili, se non controproducenti. 

Oggi sui giornali si legge un po’ di tutto. Ad esempio, che gli italiani sarebbero andati da Jean-Claude Juncker a offrire ancora più Iva dal 2020, in pratica ripristinare la “dotazione” iniziale, che era stata solo scalfita per il 2019. E chissà chi ci crederà. Si parla poi di “ulteriori dismissioni”, perché è così facile vendere immobili pubblici, signora mia. Sono 18 miliardi e mezzo: che faccio, lascio? 

Né sappiamo ancora quanta parte dei tagli offerti risulterà strutturale, e quindi in grado di incidere sul deficit-Pil corretto per il ciclo economico, che l’Italia aveva deciso di portare da 0,9% a 1,7% e lì lasciarlo, per un intero triennio. Ovviamente le dismissioni immobiliari non partecipano ai saldi strutturali, ma penso e spero che qualche odiato burocrate della Ragioneria lo abbia sussurrato all’orecchio dei rappresentanti del Popolo sovrano. 

Come sarà il cosiddetto reddito di cittadinanza, che sin d’ora promette (ma solo nel migliore degli esiti) di essere un reddito d’inclusione con più risorse, ammesso e non concesso di non fare casini? E da quando? Archiviata la “stampa dei 5-6 milioni di tessere”, si cerca disperatamente il nuovo spin di perline colorate da vendere ad elettori con anello al naso. Sperando non si accorgano della contraddizione tra rinvio delle misure e proclami sulla poderosa spinta all’occupazione che le medesime produrranno. Tranquilli: non si accorgeranno. 

Sulle pensioni, boh. I travet pubblici pare inizieranno a uscire da ottobre del prossimo anno, poi ci saranno “finestre mobili ed allungabili”, che solo l’immagine ti strappa un sorriso in grado di lenire, per qualche secondo, la preoccupazione e l’avvilimento per l’inarrestabile decomposizione di questo paese. Conte resta ma i conti continuano a non tornare. Tutto verterà sulla natura strutturale o una tantum delle misure previste, incluso l’impatto sul debito. 

Alla fine, e solo se saremo incredibilmente fortunati, potremo avere un Rei potenziato ed una salvaguardia agli steroidi per esodati. Cioè misure finanziariamente contenute e non tali da impattare in modo permanente sul debito pensionistico, cioè su quello pubblico. Se le cose stanno in questi termini, però, il programma da seguire e perseguire era altro. Ad esempio, questo

A parte ciò, restano domande a cui sarà data risposta nei prossimi giorni (forse). Su tutte, ripeto, dove si collocherà il rapporto deficit-Pil strutturale, e quale sarà l’impatto delle misure su quello debito-Pil. Il mio sospetto è che i nostri scappati di casa stiano tentando di negoziare con la Commissione un calo di quest’ultimo fatto con misure una tantum come le leggendarie dismissioni. Ovviamente è minestra riscaldata e rancida, oltre che regolarmente fallita, da molti anni a questa parte. Ma soprattutto, capisco essere analfabeti funzionali, ma pensare di rettificare un dato strutturale con misure one-off dovrebbe essere un po’ troppo anche per il governo del Cambiamento. 

Ma soprattutto, ciliegina su questa torta avariata, che ne sarà delle previsioni di crescita? Resterà quell’esilarante 1,5% per il 2019, implicando quindi dei moltiplicatori palestrati, oppure scenderà pure quello? Anche lì, vedremo. Personalmente, sono curioso di capire per quali vie si ridurrà il rapporto deficit-Pil strutturale. Sulla base di quanto leggo in giro, non vedo come né di quanto. 

In sostanza, un numerino assai stupido, che tuttavia fornisce la cifra dell’esecutivo più stupidamente nocivo della storia repubblicana. Un numerino inutile, che potrebbe tuttavia bastare alla Commissione ed agli altri paesi Ue, perché l’architettura istituzionale della Ue è quella che è, e non è possibile ingerirsi troppo nei parlamenti nazionali. Così, la storia si ripete: basta la quantità, per la qualità ci attrezzeremo. Che la campagna elettorale riprenda, i guitti da talk televisivo non hanno mai smesso di dimenarsi sulle assi del teatrino. 

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