Le Belve – 26/10/2019

L’attualità della settimana, con la storia infinita della Brexit ed un sondaggio sconvolgente tra i cittadini del Regno. Il caso cileno, che dimostra che un sistema pensionistico può fallire anche se a capitalizzazione. Lo scandalo senza fine di Alitalia. Quest’ultimo tema ci introduce al fil rouge della puntata: cosa è la cosiddetta politica industriale italiana, oltre che un’espressione oltraggiosa, visto il modo in cui è costantemente declinata?

Con Marco Bentivogli, segretario generale FIM-Cisl, parliamo infatti della crisi infinita dell’Ilva. Dove una parte politica, alle prese con una robusta guerra per bande interne, sta tentando con ogni modo di far saltare tutto, per perseguire le proprie fantasie di “riconversione”. Nel frattempo, per i più distratti, la crisi dell’acciaio europeo si sta aggravando.

Torna con noi Carlo Calenda, per spiegare e spiegarci la sua evoluzione politica “antiliberista”. Dal livello macro, con il lontano ingresso della Cina nella WTO e col presunto dumping salariale dell’Est Europa rispetto a paesi come il nostro, a quello micro, con i tavoli di crisi al Mise, l’impressione è che il claim sia “fermate il mondo, gli italiani vogliono scendere”. Per Calenda non è così ma se guardiamo al modo in cui i governi italiani, senza distinzione, gestiscono le crisi aziendali, si giunge a questa conclusione. La prognosi resta infausta, con e senza bocconiani.

Con Alessio Argiolas parliamo della febbre forcaiola giunta al tributario, con l’eventualità del carcere non solo per frode ma anche per dichiarazione infedele, che può anche derivare da errori. Parliamo anche della proposta di estendere le confische antimafia ai reati tributari: cosa viene restituito al termine dell’iter processuale all’ex reo prosciolto, nel paese che ha il record di indennizzi a carico dello Stato per violazione del principio di ragionevole durata del processo? Macerie da smaltire in discarica, come la propria esistenza.

Nel frattempo, per confermare che questo è un paese dove la terzietà è diventata un reato d’opinione da perseguire con la massima durezza, ecco la Corte dei conti che si autocandida a gestire la giustizia tributaria, per salvaguardare “l’entrata pubblica come premessa logico-economica e giuridica essenziale della spesa”. E i contribuenti diventano carne da macello, molto più di oggi. Buon ascolto, anche della playlist delle Belve.

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