Per l’attualità della settimana: i nuovi dazi di Trump su acciaio e alluminio argentini e brasiliani, motivati con il deprezzamento del cambio di quei paesi. In pratica, cambi fissi a mezzo di dazi, a prescindere dai fondamentali economici. Il demenziale sovranismo alimentare italiano. La trasformazione dell’industria globale dell’auto, che inizia con forti riduzioni di manodopera. In Italia, il magico mondo delle garanzie pubbliche anche per lavarsi i denti e l’invidia per i salvataggi bancari pubblici altrui.

Un breve viaggio nel tempo ad uso dei più giovani e di quelli che, non essendo più giovani, soffrono di amnesie. La storia dell’intervento pubblico nell’economia italiana è una storia di successo solo nella fase iniziale, quella della costruzione del patrimonio infrastrutturale del paese e dello sviluppo dell’industria pesante. Ma questa fase si esaurì oltre mezzo secolo addietro. Dagli anni Settanta, la storia di quell’intervento è fatta di distruzione di risorse fiscali, in parallelo all’aumento dell’apertura dell’economia italiana al processo di globalizzazione, a cui un paese trasformatore come il nostro non poteva certo rinunciare.

Per l’attualità della settimana, un veloce ripasso su cosa è realmente il tasso di disoccupazione e perché serve evitare di festeggiare pavlovianamente se scende, e l’attesa infinita di una soluzione ai casi Alitalia ed Ilva che non sia solo distruzione di denaro dei contribuenti in nome della “rinascita dell’Iri”, che in realtà sarebbe rinascita della Gepi, se solo i nostri attuali politici avessero studiato meglio la storia patria.

Un sistema produttivo boccheggiante, riflesso di un sistema paese fallito: i casi Alitalia ed Ilva sono solo la punta dell’iceberg. La reazione della politica è sempre quella che ci ha regalato la sceneggiata sulla riforma del MES: il complotto esterno contro l’Italia. Proviamo a fare un semplice test di questi due casi eclatanti e mediaticamente sovraesposti di fallimento del sistema paese. Davvero pensate che siano i fantomatici ed inesistenti “vincoli europei” ad impedire il salvataggio, o non piuttosto i vincoli di realtà? La strada è segnata, al di là di questi due casi: vittimismo, distruzione di risorse fiscali, crescita stagnante, ambiente ostile all’impresa, rapporto debito-Pil che si autoalimenta.

La discussione pubblica sul “caso Ilva” evolve rapidamente verso gli stilemi classici nazionali: vittimismo e cospirazionismo. Bene che la magistratura valuti eventuali reati, anche se qualcuno pensa che l’apertura di un fascicolo conoscitivo senza indagati equivalga ad una sentenza di condanna in Cassazione; ma ora serve soprattutto capire che fare per salvare l’impianto di Taranto (e Genova) ed i lavoratori. Avendo però alcuni punti fermi: esiste una crisi globale del settore dell’acciaio che è oggettiva, e bisognerà mettere in conto sacrifici occupazionali.

Il caso Ilva, col faro della procura di Milano e le solenni promesse governative di punizione esemplare (come per le concessioni autostradali, ricordate?), le mirabolanti strategie sinergiche di TreniAlitalia, i robot come nuovi evasori fiscali e contributivi (state seri!), sono tra le spigolature dell’attualità settimanale.

Abbiamo finalmente preso atto che le famose “tasse verdi” servivano in realtà solo per fare cassa, come testimoniato dalle previsioni pluriennali di gettito -costante!- elaborate dall’esecutivo. Ora cercheremo quindi nuove coperture di infima qualità per chiudere quei buchi. L’aggiornamento delle previsioni economiche della Commissione Ue vede l’Italia saldamente in posizione di coda malgrado una manovra che è espansiva perché amplia il deficit strutturale, soprattutto nel 2021, ed innalza ancora il rapporto debito-Pil.

Nel giorno che la Storia ha scelto per fare accadere di tutto, iniziamo con l’attualità economica a politica della settimana: le nuove previsioni economiche della Commissione Ue, che vedono un paese (sempre quello) in grave affanno malgrado una manovra di bilancio “espansiva”, ed i riflessi del “caso Ilva”, che in realtà è al solito una delle proteiformi manifestazioni del “caso Italia”.