Partiamo come sempre dai temi economici e politici della settimana, con una ricognizione delle nuove meravigliose idee di politica industriale che prendono (de)forma in questa sedicente maggioranza. A seguire, il famigerato memorandum of understanding con la Cina, che tanto per cambiare divide il M5S e la Lega.

Nella settimana che ha visto partire il reddito di cittadinanza, ci occupiamo delle prospettive occupazionali nei prossimi anni. Secondo una ricerca di Manpower l’automazione, i robot e la rivoluzione digitale in atto rischiano in effetti di eliminare molte figure professionali, ma di crearne anche molte altre, come sta già avvenendo. Chiediamo conferma proprio all’ad di Manpower, Riccardo Barberis.

Torniamo a parlare del reddito di cittadinanza a pochi giorni dal suo avvio ufficiale. Tutti i limiti evidenziati da molti, a cominciare dall’ufficio parlamentare di bilancio, restano però intatti. Dalle modalità di erogazione che favoriscono i single sulle famiglie, alla capacità dei centri per l’impiego a procurare le offerte di lavoro, fino alla mancata universalità del provvedimento che ha un budget annuale.
Ne parliamo con Paolo Manasse, professore di economia all’università di Bologna.

Tutti contro l’autonomia rafforzata richiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Nessuno entra nel merito della proposta, che altro non è che l’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione, ma solo slogan retorici sul nord ricco e sul sud povero. Ne parliamo con Mario Bertolissi, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Padova. 

La Commissione europea, che nella retorica sovranista sarebbe a guida franco-tedesca, ha invece messo la parola fine alla fusione tra Alstom (Francia) e Siemens (Germania), i due giganti del settore ferroviario. Eppure in Europa da anni si parla di campioni europei.
Ne parliamo con Alessandro De Nicola, avvocato, presidente di The Adam Smith Society e Marco Bentivogli, segretario generale FIM CISL.

E recessione fu. Pochi decimali ma intanto, e a differenza del rallentamento dell’economia europea, che vuol dire pur sempre crescita, l’Italia arretra. Il governo reagisce in ordine sparso: Salvini invita a fare le grandi opere, Conte prevede un 2019 “bellissimo”, anche grazie ad una manovra “incredibile” (appunto), mentre Di Maio se la prende con i dati falsi dell’Istat diffusi nel passato. 
Di come affrontare le crisi parliamo con Carlo Favero, ordinario di Economics presso l’Università Bocconi ed autore con Alberto Alesina e Francesco Giavazzi del libro “Austerità. Quando funziona e quando no“.

Mario Draghi ha segnalato i “rischi in aumento per la crescita dell’economia” confermando già le precedenti previsioni come quelle ad esempio di Bankitalia. Ma non del governo italiano che, bontà sua, prevede invece per l’Italia un tasso di crescita fino a 1,5% come soglia massima e comunque non sotto il punto percentuale. Mentre Paolo Savona critica i modelli econometrici ma non si degna di mostrarci i risultati di altre e più robuste metodologie di previsione, che siamo certi avrà nel frattempo sviluppato. O no?

Dopo mesi di annunci, il consiglio dei ministri ha finalmente approvato fin nei dettagli il reddito di cittadinanza e quota 100 (anticipo pensione). Solo per il 2019 costerà 10 miliardi ed interesserà una platea teorica di 10 milioni di persone. Entrambi i provvedimenti avranno però dei limiti: temporali per l’anticipo della pensione (sperimentazione di tre anni), e di spesa (6 mld per il 2019) per il reddito di cittadinanza.

La legge di bilancio sarà pure legge ma il suo contenuto resta ancora misterioso. Noti i numeri dei saldi e l’ammontare del deficit, il resto rimane ancora da scoprire.
Reddito e pensioni di cittadinanza, così come quota 100, restano incredibilmente ancora alla mercé della trattativa tra M5S e Lega.
Ne parliamo con Mauro Maré, ordinario di Scienza delle finanze alla Luiss ed esperto di welfare.