Unione bancaria: per l’Italia è ancora Nein

Questa settimana il ministro delle Finanze e vice-cancelliere tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz, ha pensato bene di rilanciare il tema dell’unione bancaria europea, impantanata da anni per i veti incrociati tra paesi. Scholz, che non è chiaro se abbia informato o consultato la cancelliera Angela Merkel, ha riproposto cose note quali precondizioni per smuovere il processo incagliato. Per quanto mi riguarda, si tratta di un non evento. Guardando in dettaglio, tuttavia, c’è una novità che riguarda la Penisola alla deriva nel Mediterraneo.

Si tratta, ormai lo sanno anche i sassi, del limite al possesso di titoli di stato domestici da parte delle banche. Come noto, l’Italia da sempre si oppone furiosamente alla richiesta tedesca di smettere di considerare privo di rischio questo investimento, perché altrimenti le nostre banche farebbero una brutta fine. I tedeschi, per tutta risposta, bloccano il progresso dell’unione bancaria. La proposta di Scholz, contenuta in un position paper che potete leggere in calce a questo post (e che dovreste leggere perché meglio andare alle fonti), ammorbidisce le iniziali richieste tedesche. Ma anche così si prende il nein degli italiani.

Secondo la proposta, occorrono accantonamenti per il rischio delle posizioni in titoli di stato che superano una data concentrazione degli attivi bancari. Tali accantonamenti devono essere legati alla concentrazione, come detto, ed anche al rating dell’emittente, con una doppia griglia di penalità. In pratica, maggiore la presenza di titoli di stato in portafoglio e minore il loro rating, maggiore l’accantonamento richiesto.

Si tratta di un passo avanti rispetto alle iniziali richieste tedesche, che prevedevano accantonamenti solo in funzione del rating, e che avrebbero ammazzato l’Italia. Non solo: Scholz prevede anche che gli accantonamenti scattino oltre una soglia di concentrazione, che egli identifica a titolo esemplificativo nel 33% del capitale Tier 1 della singola banca. Il ministro delle Finanze tedesco ipotizza anche un periodo di adeguamento di 5-7 anni alla soglia.

Proviamo allora a guardare dove sono le banche europee, rispetto a questa soglia? Sono molto lontane, come potete vedere da questa elaborazione effettuata dal think tank Bruegel su dati EBA del 2016. Sorpresa: l’eccedenza di titoli di stato domestici delle banche italiane è circa la metà di quella di tedesche e francesi, penultima colonna da destra:

Che dire di questi numeri, quindi? Che il famoso home bias, o nesso banco-sovrano, colpisce pesantemente i maggiori paesi dell’Eurozona, e l’Italia è molto dietro a francesi e tedeschi. I problemi arrivano quando il merito di credito sovrano si deteriora ed inizia a destabilizzare le banche, retroagendo sullo stesso sovrano. Quello che da tempo accade all’Italia.

Le richieste di Scholz sono state subito respinte al mittente dal ministro italiano dell’Economia, Roberto Gualtieri, che parla di un non meglio specificato “svantaggio competitivo” per le banche europee, che deriverebbe dall’adozione di tali limiti. Confesso che non sono uno storico come Gualtieri, quindi non mi è chiaro quale sarebbe lo svantaggio competitivo per le banche dell’Eurozona. Io pensavo che tale svantaggio fosse già oggi di palmare evidenza nei conti delle banche europee e nella loro risibile redditività rispetto alle consorelle americane, ma forse mi sbaglio.

La proposta tedesca (o meglio, del tedesco), prevede anche altri paletti, tra cui soglie per le sofferenze lorde e nette rispettivamente al 5% e 2,5% dei crediti erogati, oltre alla creazione di una base imponibile comune per i bilanci di banche ed aziende europee, un ambizioso progetto franco-tedesco che dubito fortemente riuscirebbe a superare le resistenze olandesi ed irlandesi.

Ma cosa offre la Germania, a fronte del soddisfacimento di questi ed altri criteri di omogeneizzazione e riduzione del rischio? Un sistema di riassicurazione. Dove il fondo europeo, in caso di dissesti bancari nazionali, interviene a prestare soldi ai singoli paesi. Prestare, quindi quei prestiti vanno restituiti. E ci sarebbe anche un tetto ai prestiti, oltre il quale diventa interamente problema dello stato membro, che verosimilmente dovrebbe chiedere l’intervento dell’ESM.

Niente mutualizzazione, quindi, cari italiani che tanto sbavate per avere la Cassa del Mezzogiorno d’Europa: sarà per la prossima era geologica. Nel complesso, mi pare che il non-paper di Scholz sia il topolino partorito dalla montagna, immagino per prevalenti esigenze domestiche. Ma non butterei l’idea delle griglie di concentrazione dei titoli di stato domestici. Perché non è draconiana ed è gradualista. Dubito causerebbe immediate fughe dal debito pubblico di un “certo” paese dell’Eurozona, se adottata, ma posso sbagliare.

Dati i numeri di cui sopra, forse un assetto più accettabile per gli italiani potrebbe essere quello di rimuovere il bias domestico in base alla sola concentrazione e non anche al rating. In questo modo, le banche tedesche e francesi dovrebbero liberarsi di un bel po’ di Bund e OAT e potrebbero reinvestire in Btp. Irrealistico, vero, ignorare il rating? Forse sì ma un “giubileo del rating” potrebbe servire come ultimo atto dell’assenza di ponderazione per il rischio, prima del cambio di stato del mondo. Ma di certo per i tedeschi sarebbe come minimo folle proporre un “vincolo di portafoglio” di questo tipo a vantaggio del Btp.

Teniamoci quindi lo status quo e le banche italiane zeppe di Btp. Tanto, al momento del redde rationem, una bella patrimoniale ad esclusivo carico degli italiani permetterà agli investitori non residenti (incluse le banche tedesche) di fare un bel po’ di soldini esentasse sui nostri Btp. E vissero tutti o quasi felici e contenti.

Del resto, come ormai saprete, nella sovrana ed orgogliosa Penisola si stanno riscrivendo i principi della gestione di portafoglio: la diversificazione diverrà presto reato, lo suggeriscono anche molti addetti ai lavori. E comunque, volete mettere il gagliardo flusso cedolare dei Btp, rispetto a quelle ubbie delle perdite -teoriche- in conto capitale quando i rendimenti salgono per aumento del rischio emittente? Qui qualcuno ci vuole impoverire, signora mia.

Meglio che lo “svantaggio competitivo” di cui parla Gualtieri resti entro i nostri confini, dopo tutto. L’eccezionalismo italiano va preservato ad ogni costo, questa subdola euro-omologazione non deve passare. Nein.

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