Podcast – Il dito Lagarde e la luna della nostra stagnazione

La premessa: l’errore di comunicazione della presidente della Bce è ovvio, evidente, palmare, inescusabile, anche se (volendo) lo si potrebbe giustificare con argomentazioni legali e legalistiche. Il punto vero è che un banchiere centrale, quando parla, fa forward guidance, cioè manda messaggi ai mercati, che di conseguenza reagiscono. Ma non si può tacere l’evidenza, e cioè che l’Italia arriva debilitata a questo violentissimo shock esogeno, che la sventura ha voluto fosse su di noi ancora più violento.

Debilitata dalla propria struttura demografica e da politiche economiche disfunzionali. Che accadrebbe, se l’Italia perdesse l’accesso ai mercati? Due opzioni: la richiesta di aiuti a bassa condizionalità (per shock esogeno) alla Ue o al FMI, oppure il ricorso al risparmio domestico, in senso lato che a breve vi spiegherò.

Nel primo caso, i creditori potrebbero comunque voler agire sulle condizioni, identificando gli ambiti in cui quel denaro potrebbe essere sborsato. Volete un esempio? Sì a spesa sanitaria e sociale di sostegno a chi perde il lavoro, no a sussidi per tenere in vita Alitalia. So che i più nazionalisti tra voi riterranno semplicemente irricevibile questa condizione, vedendola come una intollerabile ingerenza esterna negli affari del paese ma mettetevi il cuore in pace: non esistono risorse illimitate, per nessuno, e se ti sei messo all’angolo è difficile che tu possa decidere entità e tipologia di eventuali aiuti esterni. Purtroppo, invece, una mentalità “no limits” che appiccica alla realtà l’etichetta di neoliberismo, ci ha portato sin qui, ed un carattere nazionale improntato al vittimismo fa il resto.

Altra conseguenza di questa crisi, a livello globale, sarà il massiccio intervento pubblico a sostegno del settore privato, ovunque. Fatale che ciò accada, ma col vincolo di realtà che le risorse fiscali scarse dei singoli paesi verrano utilizzate per puntellare realtà private che, prima della crisi, mostravano di essere funzionanti e funzionali al sistema paese. In questo caso, l’ingresso pubblico nel capitale garantirà ritorni ai contribuenti.

L’Italia, invece (potete scommetterci), sceglierà altro, e darà la colpa dell’impossibilità di questo “altro” allo Straniero ed a complotti contro di noi. Con queste premesse, la resa dei conti è garantita. In alternativa a finanziare il debito con prestiti erogati da organismi sovranazionali con condizionalità blanda (sempre che accettino, per i motivi sopra descritti), avremo davanti l’opzione di mobilitare risparmio privato, spostandolo da investimenti esteri o sin qui parcheggiato in liquidità. Magari agevolato fiscalmente e di tipo perpetuo (cioè irredimibile), in modo da non entrare nelle metriche di debito. Qui saremmo nell’ambito della repressione finanziaria ancora blanda.

Ma intervento sul risparmio privato vuol dire anche patrimoniale straordinaria, per evitare di dover ristrutturare il debito pubblico. Circostanza, quest’ultima, che sul paese avrebbe l’effetto di una guerra e comporterebbe necessità di aiuti esterni in modalità “guai ai vinti”. Questo è lo scenario che vedo, con o senza le sciocche ed incaute parole della presidente della Bce, la cui palese inadeguatezza al ruolo non posso che confermare.

Attenzione, quindi, al dito ed alla luna. Lagarde è il dito, la nostra incapacità a crescere è la luna. Per tutto il resto, ci sono i truffatori che vi dicono che non esiste obbligo di scelta (tradeoff, come lo chiamano gli economisti), e che quindi si può avere il burro ed i cannoni, se solo si inventa la stampante (tradizionale o 3D) perfetta. Buon ascolto.

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