L’angolo di Phastidio: la realtà fa concorrenza sleale all’Italia. L’Antitrust indaga

L'Antitrust italiano salta di livello ed ora si dedica a indagare dumping e concorrenza sleale tra paesi europei. Sempre e comunque a danno dell'Italia, ovviamente

Questa settimana ci occupiamo dell’audizione del presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), Roberto Rustichelli, in Commissione Politiche europee della Camera. Dove si è ripetuta una circostanza singolare: presidenti di autorità di regolazione che svolazzano liberamente su temi che non appaiono strettamente attinenti al loro ruolo ed alle loro funzioni. Per permettervi di comprendere meglio ciò che scrivo e vedrete nel video, qui sotto trovate il testo dell’intervento, dove ho evidenziato i passaggi più “interessanti”.

In Europa, secondo Rustichelli, c’è un problema di “paradisi fiscali” e “concorrenza fiscale sleale” da parte di alcuni paesi: Olanda, Irlanda, Lussemburgo. Essi sottraggono base imponibile al fisco italiano, con un minore gettito stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari annui. Primo non sequitur: questa circostanza, per Rustichelli, sarebbe alla base dell'”elevatissimo tasso di crescita” di tali paesi rispetto al nostro. Un affascinante caso di monocausalità, si direbbe.

Certo, se 4-7 miliardi di euro di gettito annuo fossero tutto ciò che manca al nostro paese per premere sull’acceleratore della crescita, con un moltiplicatore da favola, saremmo messi bene. Nessuna comparazione di Rustichelli tra la nostra crescita e quella di paesi che, come noi, subiscono sottrazione di base imponibile, come Germania, Francia, Spagna. Strano.

In breve, i numeri non quadrano. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una riedizione del tristemente noto vittimismo italiano, ormai profondamente radicato anche nelle nostre autorità di regolazione. Secondo Michele, in realtà è profondamente radicato nel clima romano. Può essere: una bolla di anti-realtà.

Ma il meglio deve ancora venire: secondo Rustichelli, il basso costo del lavoro polacco rappresenterebbe una forma di dumping fiscale e contributivo, sempre a danno dei soliti italiani. Ignorando completamente i concetti di produttività e convergenza economica, siamo giunti a teorizzare che, qualsiasi paese con un Pil pro capite (a parità di potere d’acquisto) inferiore al nostro, si macchierebbe per ciò stesso di dumping.

A questo punto i nostri piccoli e grandi lettori e spettatori si chiederanno: ma allora Francia, Germania e Spagna? Ah, saperlo. Pare che tutto ciò che accade sulla terra sia preordinato a nuocere al nostro paese. Fermate il mondo, l’Italia vuole scendere.

La verità è un’altra ed una sola (o una sòla): l’Italia ha un costo del lavoro da paese scandinavo che si confronta con un valore aggiunto da paese mediorientale.

Ma ecco dunque la pistola fumante del complotto polacco contro di noi, secondo il presidente dell’Antitrust:

Esempio paradigmatico delle conseguenze di tali differenziali [di costo del lavoro] è la crisi dell’industria italiana del bianco – uno per tutti è il caso Whirlpool.

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Bingo. La Polonia, col suo dumping fiscale, sta ammazzando (tu guarda che coincidenza) uno dei nostri settori a minore valore aggiunto. Chiarissimo. Anche il rimedio. Dobbiamo scegliere se aumentare il valore aggiunto, ridurre il costo del lavoro o gridare al dumping sociale altrui. Secondo voi, che scorciatoia prenderemo? Come dite? Quella della moneta e del cambio? Si, forse avete ragione.

Io comunque resto grande tifoso di una istituzione chiamata antitrust, che nella notte dei tempi aveva tra le altre cose il compito di suggerire liberalizzazioni che il parlamento avrebbe dovuto recepire nella legge annuale della concorrenza. Come è finita? Vi piacciono le domande retoriche, vedo.

Buona visione, si fa per dire.

Audizione Presidente AGCM -20200702 by phastidionet on Scribd

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