Ultime notizie dal Sussidistan italiano

Sospesi i vincoli europei agli aiuti di Stato, causa pandemia, per l'Italia un balzo indietro nel tempo di mezzo secolo ed oltre. E la Gepi si è reincarnata.

Giorni addietro è affiorata la notizia secondo cui il senatore toscano del Pd Dario Parrini avrebbe presentato un emendamento al Decreto agosto per bloccare l’autorizzazione all’apertura di nuovi ristoranti sino a fine 2021. Notizia diffusa da parte interessata, l’Associazione Ristoratori toscani. In realtà, pare che Parrini avesse dato solo la propria disponibilità ad approfondire il tema. A distanza di pochi giorni pare tuttavia che, oltre al fumo, ci fosse anche un tentativo di arrosto, sia pure per via indiretta.

Come riportato ieri dal Messaggero,

Il decreto Semplificazioni in discussione in Parlamento ha previsto una quasi automatica autorizzazione [per negozi di alimentari, ndPh.] a servire piatti pronti alla clientela non solo per l’asporto. I gestori di ristoranti e pizzerie hanno protestato perché a loro sono invece richieste molte più autorizzazioni e imposte regole più vincolanti. Alcuni senatori Pd hanno raccolto le proteste e presentato un emendamento per evitare la facile trasformazione da negozio a ristorante. 

Quindi, sempre per restare in tema alimentare, se non è zuppa è pan bagnato. Nel senso che verrebbe limitata la capacità di alcuni esercizi commerciali alimentari di far concorrenza ai ristoranti. Ora, è vero che occorre creare un campo di gioco livellato, ma forse la soluzione consiste nel ridurre i regimi autorizzativi per tutti, anziché aumentare gli adempimenti erga omnes.

L’originaria proposta fantasma attribuita a Parrini, a cui i ristoratori toscani hanno deciso di imprimere uno spin controproducente (perché certe cose è meglio le faccia una manina notturna), avrebbe prodotto una imbalsamazione da manuale per il settore della ristorazione, causando pesanti danni all’occupazione. Non a caso, la Federcuochi ha protestato con grande forza. Che problema c’è? Avremmo il neoliberismo da incolpare ed il reddito di cittadinanza da utilizzare, in caso.

Resta la grande passione degli italiani e dei loro eletti per piante organiche e regimi autorizzativi. Certo, l’ideuzza è semplice e geniale, a modo suo: restringere l’offerta, sperando nel ritorno della domanda. Vedrete che questo schema tornerà a farci visita, nel prossimo futuro. Succede, quando un paese di insider alla ricerca di protezione incontra un crollo di domanda, speriamo temporaneo.

Nel frattempo, abbiamo anche appreso che il Decreto agosto, che da ieri è in vigore, ha esteso verso nord i confini del nostro Mezzogiorno. Il taglio del 30% dei contributi previdenziali e assistenziali (con esclusione di premi e contributi Inail) a carico dei datori di lavoro privati non agricoli del Sud, con riferimento ai rapporti di lavoro dipendente per il trimestre ottobre-dicembre 2020 è stato infatti esteso all’Umbria, prendendo in considerazione Pil pro capite e tasso di occupazione nell’anno 2018.

Due considerazioni: la prima, immaginiamo la gioia delle imprese marchigiane, assediate a sud e ovest dalla concorrenza “di Stato” di Abruzzo e Umbria. Assisteremo a rilocalizzazioni verso queste due regioni? Lo vedremo ma in caso non sarà un problema avere qualche pentapiddino (si dice così, dopo le ultime novità strategiche?) che chiederà di vietare le “delocalizzazioni interne”. E state seri, se potete.

La seconda considerazione è che, parafrasando Sciascia, la “linea dei sussidi” è come quella della palma: si sposta a nord. Avvisate quando arriverà al Brennero. Il governo attuale, e molti di quelli che lo hanno preceduto, hanno correttamente diagnosticato che uno dei maggiori problemi di questo paese è il forte disallineamento tra costo del lavoro e produttività.

Solo che, anziché risolverlo decentrando la contrattazione (ed eventualmente integrando i salari più bassi), hanno deciso di porre la differenza a carico della fiscalità generale, cioè di quanti (ancora) pagano le tasse in questo paese. Allo stesso modo, anche la lotta al dualismo territoriale che da sempre piaga questo paese sta venendo risolta impoverendo omogeneamente tutti i territori. Che volete di più dalla vita, un tucano?

Altro punto qualificante dell’azione del governo Conte 2 è la strenua imbalsamazione dei posti di lavoro. E nel Decreto agosto c’è anche questo, con generosità. Ad esempio, sapevate che presso il Mise esiste il “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa“? Che, già dal nome vagamente sovietico, ci spiega quale è l’obiettivo istituzionale, “a prescindere”.

Tale fondo è stato introdotto in sede di conversione del Decreto Rilancio, ha la missione di intervenire nel capitale di rischio delle società in crisi e in cerca di acquirenti (sostituendo il Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale, nel frattempo eliminato), ha un fondo di dotazione che il Decreto agosto ha triplicato da 100 a 300 milioni. Dieci dei quali sono stati impegnati, come forse ricorderete, per l’abbigliamento di Corneliani.

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Ma non è finita qui. Se l’azienda in crisi “detiene beni e rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale”, si potrà intervenire anche sotto la soglia dei 250 dipendenti. A questo punto, prepariamoci a scoprire un vero tesoro occulto di aziende italiane decotte ma dotate di “rilevanza strategica per l’interesse nazionale”.

Per tali aziende si cercheranno compratori in grado di percepire la redditività che deriva da tale rilevanza, e a questo fine sarà Invitalia il private equity dei dissestati, con ingresso rigorosamente “temporaneo” e con quote di minoranza nel capitale, affinché non si parli di nazionalizzazione.

Un vero peccato che qui io non disponga della faccina da clown che di solito uso sui social, ma sforzatevi di visualizzarla. 🤡 In pratica, Invitalia sarà quindi il lievito madre dei turnaround aziendali. In omaggio, un biglietto per Medjugorje.

Pensate sia finita qui? No. Il fondo, nelle aziende con meno di 250 dipendenti, potrà intervenire anche in caso di cessazione. Ovviamente, questo arabesco serve a calciare in là di sei mesi i licenziamenti, sostituiti con cassa integrazione straordinaria, “per consentire di finalizzare la cessione dell’attività produttiva”. Durante tale periodo, i costi di mantenimento in vita artificiale dell’azienda saranno a carico del fondo.

Ora, a me viene una considerazione: lo sanno, al Mise e dintorni, che le aziende nascono, vivono e muoiono? Davvero pensano di fare intervenire questo fondo anche per aziende oggettivamente morte? A questo punto comincio a pensare che, allo stesso modo in cui c’è una ministra convinta che infrazione ed effrazione siano sinonimi, ce n’è un altro o più altri che pensano che cessazione significhi cessione. Altre spiegazioni non mi vengono.

Come avrete notato da queste brevi note, l’imbalsamazione del paese procede a passo spedito. Un paese che, come noto, non conosce o comunque rigetta il concetto di costo opportunità nell’impiego delle risorse, allo stesso modo in cui non tollera quello di trade-off, che è il nome esotico del primo.

L’Italia prova una nostalgia ancestrale per gli aiuti di stato a pie’ di lista, e non si è mai ripresa dai vincoli imposti dalla partecipazione al mercato unico europeo. Prima di quell’era, i governi italiani e la loro banca centrale stampavano aiuti di Stato; dall’Iri nacquero l’Efim e, soprattutto, la Gepi. Queste due entità sono la rappresentazione plastica degli aiuti di stato per zombie.

In particolare, Gepi (Gestione partecipazioni industriali), nasce dalla legge 184/71, con lo scopo di

[…] concorrere al mantenimento ed all’accrescimento dei livelli di occupazione compromessi da difficoltà transitorie di imprese industriali mediante interventi, sulla base di piani di riassetto o riconversione, atti a comprovare la concreta possibilità del risanamento delle imprese stesse.

Cosa vi ricorda? Ma sì, il nostro “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa“. È la Gepi reincarnata! Ed è tutto rigorosamente transitorio, sia chiaro.

Alla prima opportunità di sospendere gli odiati divieti agli aiuti di Stato, causa pandemia, l’Italia è tornata indietro nel tempo di mezzo secolo. Un peccato che i nostalgici non comprendano che quell’epoca è finita perché doveva finire, non a causa di qualche complotto esterno per conquistare il nostro meraviglioso paese. Finita perché le risorse reali erano prossime ad esaurirsi causa imbalsamazione, e la moneta rifletteva quella dissipazione.

Secondo voi, questa volta come finirà?

Foto di Peter H da Pixabay

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