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Miraggi e cerini

Ulteriore intervento della Banca centrale europea, che ieri ha deciso di aumentare lo stock di acquisti di titoli di ulteriori 500 miliardi di euro, per un totale (per ora) di 1.850 miliardi, oltre a prorogare tali acquisti di almeno nove mesi, a marzo 2022, e reinvestendo cedole e rimborsi almeno sino a fine 2023. Singolare una frase, vagamente apotropaica, di Christine Lagarde, che ritiene che tale dotazione aggiuntiva “non avrà bisogno di essere usata, se potranno essere mantenute favorevoli condizioni di finanziamento”.

Prosegue quindi la discesa dei rendimenti in tutta l’Eurozona, dopo che ieri la Spagna è riuscita a collocare in asta un decennale a rendimento negativo. Al momento, è un tripudio di rendimenti negativi:

E potrebbe non essere finita qui, visto che la debolezza del dollaro sta agendo in modo restrittivo sulle condizioni finanziarie dell’area euro. Detto in altri termini, stiamo importando deflazione (come se ne avessimo il bisogno).

Al momento, sulla scadenza governativa decennale, i rendimenti positivi si trovano solo in Grecia e Italia, col Btp che rende circa lo 0,55%. Che accade, in condizioni del genere? Che gli investitori, che guardano sempre alla possibilità di cavalcare il momento, si fiondano su “quello che è rimasto indietro”.

Tutto è bene quel che finisce bene, dunque? No. Al momento, il mercato sfrutta la protezione senza precedenti della Bce. In condizioni normali, un paese con altissimo indebitamento e cronica incapacità di crescere è il candidato ideale ad un attacco speculativo di cui il quadro deflazionistico è il catalizzatore.

Merito? Quale merito?

Ve la traduco? Nessuno, in Italia, si faccia dare pacche sulle spalle, perché non ce n’è proprio ragione. Questa è una condizione artificiale e temporanea, in un cui i fondamentali economici sono soppressi.

Nessuno, in Italia, creda che avere il Btp decennale allo 0,5% sia 'il riconoscimento dei nostri sforzi e il premio ai nostri meriti' Click to Tweet

I mercati vivono di stati d’animo e del narcisistico convincimento dei suoi partecipanti di essere in grado di prendere profitto un attimo prima degli altri, oltre che prima di eventuali crolli. Una applicazione della teoria del Greater Fool, in pratica. Mai come in questa circostanza tale considerazione è stata vera. Detto in altri termini, un gigantesco gioco del cerino, e del relativo miraggio che alimenta l’autostima della politica italiana.

Finestre di opportunità

Che altro dire? Forse, che questo è il momento più opportuno per le banche per scaricare un po’ di rischio-Italia e migliorare la diversificazione del portafoglio, ad esempio. Ma tranquilli, non accadrà. Anche perché qualcuno penserà che “per attrazione” anche noi possiamo puntare al rendimento zero sul decennale; perché lasciare sul terreno un altro 4-5% di plusvalenza, quindi? Greater Fool, appunto.

Per l’ennesima volta: mai come oggi siamo di fronte all’opportunità epocale di riprendere un cammino di crescita che riduca l’indebitamento. Le premesse sono assenti o, più propriamente, sfavorevoli (infauste, direi meglio). Questo Recovery Fund rischia di essere l’ultimo capitolo della nostra storia di cocciuta anti-resilienza.

Ma la cosa più stupida, dopo il fatto di credere che tali rendimenti siano appunto frutto di nostri “meriti”, è credere che i medesimi possano persistere a tempo indeterminato, come in una fiaba di tipografi magici. E infatti, di stupidità in stupidità, questo è esattamente lo stato d’animo della nostra politica, a larghissima maggioranza. Inferenze lisergiche incluse.

Foto di Wolfgang Eckert da Pixabay

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