Il post-cast: una SuperLega per super debiti

L'idea di un empireo di Top Team calcistici non è nuova né finita. Vista la reazione vigorosa della politica, siamo certi che, quando (non se) il sistema sarà travolto dai debiti, non sentiremo proposte di sostegni pubblici per preservare "i sogni dei tifosi"?

Dietro lo spettacolare collasso (meno di 48 ore) del progetto di creare un super torneo tra i club calcistici più blasonati e che hanno maggiore seguito a livello planetario, c’è l’inesorabile deterioramento dei bilanci, a cui la pandemia ha dato il colpo di grazia, e c’è la reazione della politica, stranamente non prevista dai club e dai loro legali e banker. Ma non finisce qui, e il rischio è un altro.

Quindici squadre “fisse” (ma mancavano due tedesche e una francese), altre cinque a invito o con ingresso su base meritocratica (il famoso merito che non si applica ad amici e sodali), un mega prestito di JPMorgan garantito dalla vendita di diritti televisivi, un solo obiettivo a due teste: aumentare i ricavi, comprimere i costi.

Un confortevole e cristallizzato futuro

I primi, resi stabili e prevedibili dalla cancellazione di “eventi avversi” come la mancata qualificazione alla Champions o la precoce eliminazione dalla medesima; i secondi, soprattutto il controllo del costo dei calciatori, anche mediante tetto ai compensi, reso finalmente praticabile da quello che sarebbe stato un cartello oligopolistico per ridurre la concorrenza.

C’è molta della filosofia americana delle Big Leagues e del loro salary cap, in questo assetto. Vittima designata è la UEFA Champions’ League, che paga “poco” e a troppe squadre per permettere ai Top Team di pianificare un confortevole e cristallizzato futuro.

La Super League prevedeva una sorta di trickle down, un gocciolamento verso il basso di erogazioni di solidarietà a leghe nazionali e squadre minori, maggiore di quello oggi previsto dalla UEFA. Resta il grande dubbio: una volta che la Super Lega avesse sifonato soldi dei diritti tv e pubblicitari, siamo certi che i campionati nazionali sarebbero rimasti in vita oppure la costruzione sarebbe collassata su se stessa?

Il premier e la Premier

Nella risposta a questa domanda va trovata una possibile chiave di lettura alla reazione vigorosa -e forse degna di miglior causa- della politica europea, soprattutto di Boris Johnson, che ha minacciato di “sganciare una bomba legislativa” sui sei team inglesi ribelli. La English Premier League è un asset molto ricco, per l’economia inglese e britannica. Segare il ramo su cui si è seduti potrebbe non essere una idea intelligente. E poi c’è l’ovvia moneta del consenso.

European Leagues Operating Profits

Il sistema calcio si basa, per necessità, sulla interdipendenza, cioè su forme di “redistribuzione” e “solidarietà” tra le squadre maggiori e quelle minori. Che accadrebbe se i diritti tv venissero negoziati non a pacchetto unico ma per limitati gruppi di squadre? Che le società minori non troverebbero offerte, e morirebbero. E con esse l’intero edificio crollerebbe.

OffertaBestseller
SNEAKER FREAKER - 0 - ENG
  • Sneaker, Freaker (Author)

Ultimo aggiornamento 2021-04-26 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

Ma, anche con questi meccanismi pseudo solidaristici, si osserva una ineliminabile tendenza alla “concentrazione”, che nel calcio significa calo dell’incertezza sugli esiti dei campionati. I forti diventano sempre più forti, gli outsider sempre più improbabili. Ma i forti non restano in vita senza il “contorno” coreografico degli sparring partner, cioè le squadre minori.

C’è poi il tema del controllo dei costi. Il Financial Fair Play (FFP), nato dieci anni addietro (proprio durante la Grande Crisi finanziaria) in nome del principio del pareggio di bilancio, si è rivelato anche strumento per impedire (ostacolare, più che altro) a ricchi miliardari di prendersi il giocattolo, ripianando di tasca propria perdite e faraoniche campagne acquisti. Per molti versi, il FFP è stato un limitatore di concorrenza sui generis, posto dagli incumbent, come spiega bene Alessandro Francesco Giudice, che sulla finanza del e nel calcio ha scritto un illuminante libro.

Lo status quo non regge

Che accadrà, quindi, post pandemia? Che il nodo dei debiti e della non sostenibilità del sistema tornerà al pettine; che si accentueranno le spinte centrifughe dei club con maggior seguito planetario per prendersi una fetta sempre maggiore di risorse; che il sistema sarà ad accresciuto rischio di implosione.

E qui potrebbe entrare in gioco la politica. Intervenuta per evitare che il gioco avesse somma negativa e mandasse a morte per asfissia finanziaria le leghe nazionali, ma presentando il proprio intervento come tutela del sacro tifoso e della illusoria mistica del calcio come ascensore sociale e creatore di opportunità, quello dove un giorno arriva l’Hellas Verona di un tal Osvaldo Bagnoli, operaio della Bovisa, e vince lo scudetto. Che c’è di meglio della favola bella del riscatto sociale?

Che accadrebbe, quindi, in caso di dissesto conclamato e sistemico dell’industria calcio? Siamo davvero certi che eviteremmo nazionalizzazioni persino dei Top Team, in nome della tutela dei sogni, della “lotta alle diseguaglianze” tra squadre e della ritrovata centralità dell’intervento pubblico in economia contro i “fallimenti di mercato”? È lo spirito del tempo, dopo tutto: in nome del popolo stressato. Buon ascolto.

Nota di servizio ad uso degli ascoltatori: il Phastidio Podcast è disponibile su numerose piattaforme tra cui SpotifyGoogle PodcastApple Podcast. Il feed originale, da aggiungere agli aggregatori, è questo

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.
  • Per donare con PayPal, clicca qui, non serve registrazione. Oppure, richiedi il codice IBAN. Vuoi usare la carta di credito per donazioni una tantum o ricorrenti? O preferisci donare bitcoin? Ora puoi!
  • Share via
    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
    Send this to a friend