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Piove sul bagnato ma non sull’idroelettrico

In Europa rischio tempesta energetica perfetta

L’Europa è alle prese con uno shock energetico importante, col prezzo del gas naturale alle stelle per una serie di concause legate alla riapertura post pandemica globale, al progressivo accantonamento del carbone anche in Cina, alla conseguente corsa al gas naturale liquefatto da parte dell’Asia, agli elevati prezzi della CO2 nel mercato europeo dei permessi di emissione (ETS, Emission Trading Scheme), ai bassi livelli di stoccaggio del gas in Europa, all’insufficiente fornitura russa fuori dai contratti di acquisto a lungo termine.

Il Regno Unito soffre particolarmente per la situazione, avendo capacità di stoccaggio del gas storicamente bassa. Ora al mosaico avverso si aggiunge un’altra tessera, proveniente dalla regione scandinava: il basso livello di riserve idriche a servizio della generazione idroelettrica.

L’acqua scarseggia

I livelli dei serbatoi dell’idroelettrico norvegese sono ai minimi da un quindicennio a questa parte. Il livello di riempimento, nella settimana al 20 settembre, era al 52,3%, minimo dal 2006. La regione sud-occidentale del paese serve mediante interconnettori Danimarca, Germania e, di recente, anche il Regno Unito. In questo modo, la crisi europea del gas naturale si trasmette anche alla regione nordica in quella che sta diventando una tempesta perfetta.

In questo periodo dell’anno i serbatoi norvegesi sono prossimi alla piena capienza ma le temperature elevate di agosto e settembre e le basse precipitazioni hanno causato la penuria attuale. Il risultato: i prezzi dell’elettricità nella regione nordica a settembre erano cinque volte più elevati dello stesso mese dello scorso anno.

In Svezia, ci si affida a una centrale a petrolio vecchia di 52 anni per integrare la produzione, mentre i fornitori consigliano alle imprese un uso flessibile dell’energia.

A rischio l’export di elettricità verso l’Europa

La regione nordica, in questo momento, rischia di non avere abbastanza acqua per esportare energia in continente e verso il Regno Unito. Di conseguenza, i prezzi del gas naturale restano sotto pressione, alimentando spinte inflazionistiche.

E qui urge una considerazione: economisti, istituzioni internazionali e banchieri centrali insistono a considerare transitori gli aumenti dei prezzi proprio perché derivanti, in misura significativa ma non esclusiva, dalla componente energetica.

Quella che, assieme agli alimentari, viene sottratta al dato complessivo di inflazione perché considerata la più volatile e transitoria. Da qui l’osservazione di pressioni inflazionistiche complessivamente modeste a livello core, cioè al netto, appunto, di alimentari ed energia.

Già ma quanto è “transitorio” questo shock energetico, che a sua volta alimenta (letteralmente) quello dei prezzi alimentari, essendo il pianeta in mezzo al guado di una transizione energetica oltre che di un effetto di deglobalizzazione causato dalla pandemia, con la minore reperibilità di manodopera, che nel Regno Unito viene esacerbata dagli effetti anti-resilienti, chiamiamoli così, della Brexit? Questa è la domanda e l’incognita a cui servirà risposta, nei mesi a venire.

Photo: By E-CO – E-CO, Hovet, CC BY-SA 3.0, Link

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