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Di volpi, pollai e superbonus

Ieri, durante la conferenza stampa “friccicarella” di fine anno di Mario Draghi, il premier ha fatto un commento e una critica su una misura “popolare” di sussidio: quella del Superbonus e dei suoi fratelli. A conferma di quanto possa essere pericoloso giocare col deficit e il debito “buoni” ma anche di uno schema classico di questo paese: norme che producono abusi che producono norme che producono abusi e via così, ricorsivamente, sino alla paralisi e alla distruzione di risorse fiscali. Ma, ehi, siamo una repubblica parlamentare, dopo tutto. Anzi, prima.

“Stamane l’Agenzia delle Entrate mi ha segnalato che ha bloccato 4 miliardi di crediti dati come cedibili”, ha detto Draghi in conferenza stampa, spiegando i motivi della “riluttanza” del governo sulla sua estensione. Ma, come noto, il parlamento è sovrano e si è serenamente giunti anche a cancellare la soglia Isee per i lavori alle abitazioni unifamiliari.

Progressività all’italiana

Un commento a quest’ultimo punto: l’assenza di “prova dei mezzi” significa, semplicemente, che il provvedimento potrà beneficiare chiunque, senza sbarramenti di reddito e patrimonio; neppure quelli più grossolani come l’Isee. Notevole questa politica che prima invoca progressività e poi la rimette nel cassetto.

Non vorrei tornare su quel numero demenziale, 110%, che è il moto perpetuo all’italiana, il padre, il figlio e lo spirito santo dei moltiplicatori keynesiani de noantri. Ieri sui social uno sfessato commentava che grazie al Superbonus il Pil italiano “vola” del 6% quest’anno. Un paese di muratori e superbonus non può che produrre simili elucubrazioni.

Draghi, nella sua critica, ha anche aggiunto:

Il governo ritiene che il Superbonus abbia dato molto beneficio, ma ha creato un aumento straordinario dei prezzi delle componenti che servono a fare le ristrutturazioni. Oggi un’unità di efficientamento energetico costa molto più di prima.

Incentivo a costi ancora più alti di quelli globali

Qui, occorre una precisazione. I costi delle materie prime e dei materiali da costruzione sono alle stelle in tutto il mondo. Da noi c’è un plus che riguarda il violento impatto della domanda di ristrutturazioni indotta da questi sussidi, che causa penurie specifiche: di ponteggi e maestranze, ad esempio. Questo è l’aspetto che ha criticità del tutto italiane, e che è sfuggito ai noti economisti pentastellati che ieri hanno “emesso una nota” per criticare le parole di Draghi.

“Abbiamo creato moltissime nuove imprese edili”, si sbracciano i sostenitori dei superbonus. Mecojoni, direbbero a Roma, a suggellare questo grande achievement, come direbbero quelli che hanno fatto il militare alla McKinsey. Il valore aggiunto sopra ogni cosa, come ben sanno in Cina, dove di bolle di calcestruzzo sono pure esperti.

A essere pignoli si potrebbe anche aggiungere che un sussidio del 110% è esattamente l’antitesi di quel leggendario contrasto d’interessi che generazioni di cialtroni eletti o aspiranti tali e i loro corifei da tastiera hanno propagandato come antidoto all’evasione fiscale. E siamo a due “incoerenze”, dopo la lotta per la progressività con abolizione della prova dei mezzi.

I topi nella cessione del credito

Ma qual è il punto? Ovviamente, la cessione del credito. Che è cosa buona e giusta ma che da noi tende a diventare l’asta con cui saltano i frodatori. Motivo per cui il governo, dopo la scoperta dei primi 800 milioni di frodi, denunciata dal capo dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha tosto creato un decreto anti-frode che compie una profilazione delle operazioni, spiegata bene oggi sul Sole da Marco Mobili e Giovanni Parente:

Lo stop può scattare in presenza di mancata o scarsa coerenza e regolarità dei dati indicati rispetto a quelli presenti nell’Anagrafe tributaria o comunque in possesso dell’amministrazione finanziaria.

O ancora possibili segnali di anomalie possono derivare dai dati «afferenti» (così spiega il provvedimento dell’Agenzia) ai crediti oggetto di cessione ai soggetti che intervengono nelle operazioni sempre attingendo al confronto con le informazioni disponibili nei database del fisco.

Infine un ulteriore campanello d’allarme è rappresentato dalia ripetitività di operazioni di cessioni da parte degli stessi soggetti. Un recinto entro il quale scattano dei segnali che portano ad approfondire la comunicazione e a collegarla anche con l’affidabilità fiscale dei contribuenti coinvolti.

Quindi, prima si scrive una norma coi piedi, con dolo, poi si scoprono (forse) le truffe, poi si riscrive la norma ma con margini di libertà, e si torna a controllare per vedere come vanno le cose. Ora, ad esempio, avremo la criticità che deriva dal fatto che il legislatore ha deciso che non serve obbligo del visto di conformità per interventi edilizi sino a 10.000 euro.

Norma, frode, norma

Quindi, sorpresa, ecco che ci prepariamo a monitorare le operazioni frazionate, quella somma di interventi da 9.999 euro che servono per cedere crediti. Ricordate l’esordio dell’antiriciclaggio? “Eh, ma io resto sotto la soglia e faccio tante operazioni del genere, perché sono furrrrbo“. Dopo di che, nacque il monitoraggio delle operazioni frazionate. Cosa potrà mai andare storto, con un legislatore così attento?

Ecco perché, da noi, le compensazioni di crediti e debiti fiscali sono così fieramente ostacolate dal fisco, ad esempio. Norma con maglie larghe, truffa, norma che stringe le maglie ma non troppo, truffa, risciacqua e ripeti.

Dice: ma anche altrove ci sono i truffatori, no? Ad esempio, in Regno Unito, hanno scoperto costi di miliardi di sterline non esattamente giustificabili per acquisto di dispositivi di protezione individuale. Verissimo, l’occasione fa l’uomo ladro. Resta la differenza nel quantum delle truffe. Anche da noi, per dire, nella prima fase di emergenza, abbiamo avuto toelettatori per cani che hanno cambiato nottetempo il codice Ateco e la mattina dopo erano importatori di mascherine dalla Cina, magari con qualche mega-ordine proveniente da qualche struttura pubblica.

Si tratta dei noti animal spirits, perché coartarli? Sono quegli stessi che hanno creato fabbriche di motoscafi a Enna finanziati coi fondi di leggi speciali per il Mezzogiorno o altre mirabili intraprese con sussidio pubblico post-terremoto, anche a svariate centinaia di chilometri dalla zona del disastro. Cerchiamo questo c. di “debito buono”, forza.

Cartiere e cantieri

Resta che la dissonanza cognitiva è sempre all’opera. “Eh, ma i problemi sono solo nel superbonus, signora mia”, dissero i soliti economisti pentastellati, “padri” di misure che lasceranno il segno nella storia e nei conti pubblici di questo paese. Al che, ieri pomeriggio, è giunta l’interpretazione autentica dell’Agenzia delle Entrate: le frodi riguardano tutti i bonus edilizi, incluso quello facciate, che pure non è affetto dall’aberrazione del 110%. Amen.

Il paese che ha inventato le false fatturazioni e le “cartiere” Iva poteva farsi sfuggire l’occasione di cessioni di crediti inesistenti? Ah, saperlo. Ma l’importante è dirsi “ecologisti”, lottare per la progressività e contro i “ricchi” a cui tuttavia si regalano bonus senza prova dei mezzi; invocare il contrasto d’interessi e mettere sussidi oltre il 100%, e vissero tutti felici e contenti.

Ah, se siete preoccupati per la nascita di imprese edili nottetempo, rassicuratevi: ora il ministro del Lavoro aumenterà i controlli. Dove l’ho già sentita, questa?

Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

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