La bomba energetica sul costo della vita

C’è un paese, in Europa, che sta vivendo quanto e più di altri gli effetti fortemente avversi dello shock energetico. È un paese che è uscito, ma non ancora completamente, da un’unione politica ed economica con altri paesi continentali e ora deve affrontare il conto presentato dalla realtà. Ma la crisi energetica che sta vivendo lo accomuna al resto del mondo, ed è quindi utile osservare cosa accade laggiù, per capire cosa potrebbe attenderci.

Quel paese è il Regno Unito. Che, a causa di una liberalizzazione fatta coi piedi, sta subendo una eccezionale moria di fornitori di gas ed elettricità. Operatori spesso piccoli e sottocapitalizzati, quindi non in grado di coprirsi dai rialzi dei costi delle materie prime energetiche, in questi mesi cadono come mosche. Ad oggi se ne contano 28.

La moria dei gestori energetici

Il catalizzatore dei fallimenti è un elemento di prezzo amministrato in un sistema che si voleva di mercato libero: il cosiddetto price cap, cioè il tetto massimo al costo della bolletta, rivisto ogni sei mesi dall’autorità pubblica. Col violento rialzo dei prezzi del gas naturale, il tetto alle bollette è stato la corda a cui gli operatori più fragili si sono impiccati.

In queste circostanze, i clienti degli operatori che saltano vengono riassegnati, senza soluzione di continuità, agli altri gestori. I quali sono indennizzati per i maggiori oneri di questa acquisizione di clienti attraverso aumenti delle bollette, spalmati in dodici mesi. Superfluo aggiungere che i clienti riassegnati perdono i benefici del contratto precedente.

Dato l’andamento dei prezzi, in Regno Unito si attende una autentica catastrofe per il mese di aprile, quando il price cap verrà rivisto fortemente al rialzo. Per quella data, altri operatori saranno saltati e altri oneri di sistema si saranno accumulati, in aggiunta al costo dell’energia. Secondo OFGEM, il regolatore britannico dell’energia, i gestori che si sono accollati i clienti degli operatori falliti hanno diritto a 1,8 miliardi di sterline di compensazioni. Cifra destinata ad aumentare.

A ottobre, il tetto alle bollette è stato fissato a 1.277 sterline annue per famiglia. In aprile si stima che potrebbe toccare le 2.000 sterline. In aggiunta a ciò, in bolletta arriveranno quegli 1,8 miliardi di sterline per indennizzare entro dodici mesi gli operatori che hanno preso in carico i clienti di operatori falliti. Si stima un aumento delle bollette di altre 100 sterline.

L’Armageddon di aprile

Per colmo di sorte avversa, dal prossimo aprile scatteranno gli aumenti di imposte voluti dal Cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, per iniziare a riparare il bilancio pubblico. Su tutti, un aumento dei contributi a carico di lavoratori e imprese, pari al 2,5% delle retribuzioni. Da questa tenaglia, fatta di stratosferici aumenti dell’energia e prelievo fiscale, si teme un impatto devastante sul potere d’acquisto.

Secondo la Resolution Foundation, un think tank indipendente la cui missione è quella di elaborare policy a vantaggio delle classi medie e basse, da aprile si stima un aumento delle bollette di 600 sterline, dopo quello di 139 conseguente alla revisione del price cap in ottobre.

Le famiglie del decile inferiore di reddito vedranno la loro spesa per energia salire dall’8,5% al 12% del bilancio familiare, tre volte la proporzione delle famiglie nel primo decile di reddito. Ma la povertà energetica è un fenomeno multiforme: una famiglia su sei, appartenente ai due decili di reddito più poveri subirà un aumento dei costi dell’energia di almeno il 25% superiore a quello della famiglia media. Tutto ciò a causa, ad esempio, di caldaie obsolete e scadente isolamento termico degli immobili.

Ma, come detto, piove sul bagnato: da aprile, aumenta il prelievo fiscale e contributivo. Dal solito aumento della Council Tax al venir meno dell’Iva agevolata per alberghi e locali pubblici, all’aumento del 2,5% del prelievo sulla National Insurance. Qui la Resolution Foundation stima altre 600 sterline di perdita di reddito disponibile, questa volta a carico delle famiglie dei decili superiori di reddito. La Brexit, che riduce il prodotto potenziale di lungo periodo e di conseguenza il gettito, e l’orientamento del governo Johnson a maggior spesa pubblica, sono destinati ad aumentare la pressione fiscale.

Redditi reali abbattuti

L’effetto convergente di maggior prelievo e di inflazione energetica sarà quello di abbattere i redditi reali anche nel 2022, e in misura consistente. Che fare, quindi? La Resolution Foundation suggerisce riduzioni delle imposte indirette sull’energia e lo spostamento a carico della fiscalità generale di alcune voci di prelievo legate ai consumi energetici.

Quello che è certo è che l’inflazione energetica, che è la maggior responsabile di quella più generale, pare destinata a permanere. La Bank of England la stima al 6% al prossimo aprile. E anche quando i prezzi cesseranno di aumentare, cioè l’inflazione sarà rientrata, è assai probabile che l’energia continuerà a costare molto di più, rendendo necessari interventi pubblici di mitigazione dei suoi impatti pesantemente regressivi. In altri termini, i bilanci statali subiranno nuovi aggravi e irrigidimenti.

Questo vale, oggi, in massimo grado per il Regno Unito ma si tratta di una dinamica presente ovunque. La povertà energetica e l’inflazione sono fenomeni che tendono ad alimentare disagio e manifestazioni di rabbia sociale, su cui i populismi prosperano. E questa è la pietra tombale sulla bella fiaba dell’inflazione “buona” che innalza i redditi più bassi, accompagnata dall’altra canzoncina rassicurante, “l’inflazione, soprattutto quella energetica, è transitoria”.

Foto di Comfreak da Pixabay

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