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Silvio e il mausoleo sulla Piazza Tricolore

Per iniziare l’anno con la necessaria levità, oggi raccontiamo dei tentativi di un anziano signore, imprenditore di grande successo, innovatore a tutto tondo, in politica da quasi un trentennio, che dopo varie traversie e riassumendo in sé l’essenza italiana del disperato tentativo di aggirare la realtà (cosa assai anomala per un imprenditore, ammettiamolo), ora cerca altrettanto disperatamente di afferrare l’ultimo suggello della sua “straordinaria” parabola umana, privata e pubblica, insediandosi al Palazzo del Quirinale.

Parliamo di Silvio Berlusconi, che le cronache del chiacchiericcio politico vedono impegnatissimo a farsi eleggere presidente della repubblica. L’idea sarebbe quella di usare tale elezione, dal quarto scrutinio (quello in cui basta la maggioranza assoluta) per cementare, si fa per dire, la fantasmagorica coalizione di destra, destinata a trionfare alle urne ed essere subito dopo presa a calci nel lato B dalla realtà.

L’ultima Champions’

Approfittando dell’abituale paralisi e del carnevale di veti incrociati partitici, Berlusconi si è vieppiù convinto di potercela fare. Siamo certi che l’uomo vede quest’ultima tappa come la sua definitiva Champions’ League, l’indennizzo della sorte per essere stato tanto bistrattato in vita politica da nemici crudeli, pur se a intermittenza suoi fiancheggiatori tattici, e alleati “naturali” altrettanto naturalmente insipienti.

Sono lontani i tempi del crash che somigliava a un crack, quel 2011 della cacciata da Palazzo Chigi per mano dello spread cinico e baro, delle risatine di Merkel e Sarkozy e della letterina della Bce, di cui fu coautore Mario Draghi, all’epoca in Banca d’Italia. Berlusconi e i suoi fedeli hanno sempre vissuto quella sequenza di episodi come uno sgarbo della sorte, quando non propriamente come un complotto dei poteri forti globali contro l’uomo che [mettete quello che preferite come causale].

Lontani anche i tempi del greve disprezzo, che tuttavia pare apocrifo, contro Angela Merkel, poi divenuta quasi oggetto di venerazione da parte di Berlusconi leader immaginario dei Popolari europei. Lontane anche le tesi piuttosto singolari sulla “banca tedesca” (prima la stessa Bundesbank, in persona personalmente, poi Deutsche Bank) che vende sette miliardi di Btp in un trimestre e precipita la Penisola nel baratro. A seguire, indagini e inchieste patriottiche, finite in uno scontato nulla.

A seguire oltre, la condanna definitiva per frode fiscale, la tagliola della legge Severino, l’espulsione dalla politica, la “riabilitazione, le manovre da padre della patria in un kindergarten di ragazzi e ragazze difficili e ora l’ultima scommessa: il Quirinale come indennizzo supremo per essere stato frainteso e malinteso per lustri. Tutto è perdonato ma fatemi entrare nell’ex dimora papale.

Amici, nemici e semplici conoscenti

Gli “alleati”, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che lo accetterebbero anche, nella futile speranza di stabilizzare i voti forzisti al carro della destra brancaleonesca. Magari a malincuore e con la speranza indicibile che potrebbe risultare un pedaggio di breve durata. E lui che ci crede sempre di più, al punto da blandire il parlamento incumbent ben oltre il suo schieramento “naturale”, la destra. Pensate alla palude del gruppone misto ma anche all’impressionante numero di pentastellati che si trovano nel Miglio Verde, speranzosi di rinviare quanto più possibile l’esecuzione delle elezioni politiche e il ritorno alle loro precedenti occupazioni.

Berlusconi è un patriota?, si chiedono da destra strattonando la sinistra in questo nuovo demenziale meme italiano. Ma certo, si rispondono con tante erre come quelle di un prodotto caratteristico dell’era di Silvio, Ezio Greggio, quando faceva l'”asta tosta, oggetti tosti per tutti i gosti“.

Ad esempio, ricorda il fratello d’Italia Ignazio La Russa, Berlusconi a Onna, in quel maledetto aprile 2009 post sisma, fece un discorso di “pacificazione nazionale” tra le macerie. Se non fosse per il rispetto di quella tragedia, verrebbe fatto di commentare con uno stentoreo mecojoni. Ma ogni medaglia serve, anche quelle immaginarie.

Berlusconi è uno statista completo e compiuto: filoamericano ma amico di Putin, è l’uomo di Pratica di Mare e di Romolo e Remolo, che non è una barzelletta da area macchinette dell’ufficio. Oggi per Berlusconi si avvicina il traguardo del tempo galantuomo, almeno nella sua convinzione. Il Grande Indennizzo contro gli stolti che non capirono le sue intuizioni e la sua grandezza.

Il ruvido amore di un padre

Facciamolo ora, prima che lo faccia la polvere del tempo, quando sarà inutile. Dopo tutto, siamo in Italia e le rivalutazioni postume, a distanza di sicurezza di almeno un ventennio, sono la nostra specialità, a partire da sinistra.

In questo suo sereno convincimento di essere l’unico vero Padre della Patria sul mercato, Silvio ha di conseguenza bisogno a volte di essere il genitore che manda ai figli quei messaggi che gli anglosassoni definiscono di tough love. Oggi ne è arrivato uno, dalle colonne del Corriere: se sarà Mario Draghi a succedere a Sergio Mattarella, Forza Italia uscirà dal governo e precipiteremo verso le urne, aprendo la botola del ritorno a casa per innumerevoli peones.

Naturalmente questa non è una minaccia ma un consiglio, per il bene del paese. E pazienza che si tratti di un consiglio che rischia seriamente di essere privo di esigibilità, cioè di applicazione della sanzione: immagino la resistenza fisica che verrebbe opposta a questo esito da parte di tutto il parlamento, inclusi gli eletti azzurri.

“Non lo fo per piacer mio” ma per evitare all’Italia di cadere negli spasmi di instabilità di elezioni “anticipate”, salirebbe alto e possente il coro dagli emicicli. E Silvio terminerebbe malinconicamente la sua ultima corsa, come il cavallo Nestore nel film di un altro arcitaliano, Alberto Sordi.

“E ve lo meritate, Silvio Berlusconi!”

Non sappiamo come finirà questo tentativo di Berlusconi di entrare nell’ultimo mausoleo sulla Piazza Azzurra, riverniciata tricolore per l’occasione. Sappiamo che egli è stato un mirabile distillato di un paese profondamente disfunzionale: il conflitto d’interessi ubiquo e pervasivo, tanto diffuso nelle oligarchie del paese quanto strumentalmente imputato esclusivamente a lui e altrettanto strumentalmente irrisolto nei decenni, per evitare che si gridasse che il re è nudo e per evitare chiamate di correo, oltre che per usare il tema come moneta di scambio a corso eterno.

Non è stato peggiore di tanti suoi avversari malati di moralismo che tuttavia non avevano le sue intuizioni, e per questo motivo masticavano amaro per la propria palese inadeguatezza.

Ha inventato il populismo molto prima dei populisti, cogliendo i borborigmi profondi di un paese che non vuole giustizia ma essere cooptato a tavola, o almeno assaggiare il Doggy Bag. Per questo, potrebbe farcela o proprio per questo essere tradito per l’ultima volta. Ma sin d’ora, risuoni alto il grido di altra verità italiana, adattata al contesto: “E ve lo meritate, Silvio Berlusconi!”

Photo by Wolfgang Moroder

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