Il grande boom dei residenti di cittadinanza

Oggi sul Sole c’è una notizia piuttosto singolare, di cui non abbiamo probabilmente compreso tutti i dettagli. C’è un comune, in Italia, in Campania, in provincia di Caserta, che pare stia vivendo un periodo di “fioritura”, se con questo termine intendiamo l’aumento di popolazione residente.

Di solito, nelle analisi applicate un po’ a tutto il mondo sviluppato, si segnalano le aree urbane che, in virtù di un mix di incentivi pubblici positivi (quali la fiscalità e alcune forme di sussidio), riescono a imprimere slancio alla crescita economica e innescare circoli virtuosi come l’attrazione di cittadini.

Più intrapresa, più residenti, più risorse fiscali, più capacità di progettare in modo virtuoso l’area urbana. Leggendo questo articolo, invece, pare di trovarsi di fronte a un tripudio di incentivi perversi e molto italiani.

Il comune è quello di Castel Volturno, purtroppo spesso agli onori delle cronache per criticità legate alla criminalità e all’immigrazione clandestina, che ha chiuso il 2021 con un saldo migratorio positivo di 27 nuovi abitanti ogni mille. Sono duemila nuovi residenti su un totale di 29.000.

La grande fuga dal nucleo familiare

Sembrerebbe motivo di speranza, questa ripresa del numero di residenti, per i motivi che di solito causano questo fenomeno, e di cui ho scritto sopra. Le cose, invece, pare stiano in termini differenti. Lo spiega il sindaco, espresso da Fratelli d’Italia, con un pensiero che in alcuni passaggi non pare esattamente improntato al rigore causale. Grassetto mio:

Negli ultimi anni la crisi occupazionale innescata sul territorio dalla pandemia ha influito molto sul trend delle iscrizioni anagrafiche in città: la perdita del lavoro e le incertezze occupazionali hanno spinto molti a distaccarsi dalla famiglia e a fare residenza da soli. E qui siamo un paese di seconde case dove, del resto, prima i napoletani venivano solo in vacanza.

Oggi queste abitazioni diventano prime case, per consentire ad altri componenti della famiglia di formare un nucleo indipendente e riuscire ad avere i requisiti Isee e reddituali per prendere i sussidi, in particolare il reddito di cittadinanza.

Dunque, vediamo. Secondo il sindaco – se la trascrizione del suo pensiero è corretta- la crisi economica ha portato alla frantumazione di nuclei familiari anagrafici. Non nel senso che la povertà distrugge i legami familiari ma che alcuni componenti hanno deciso di uscire dal nucleo familiare e “fare residenza da soli”. Il che è piuttosto contro-intuitivo. Ricordate altresì che “nucleo familiare” non è sinonimo di stato di famiglia, e molte cose vi saranno più chiare.

Se siete, come me, tra gli obsoleti che pensano che all’interno di un nucleo familiare si producano di solito economie di scala nei costi, fatevela passare. Oggi c’è la variante degli incentivi, a determinare il ridimensionamento delle famiglie. Poi, che altro? Ah, sì: a Castel Volturno ci sarebbero molte seconde case. Che, immagino, siano quindi di proprietà.

Gli esuli delle seconde case

Di conseguenza, ecco la soluzione geniale: i congiunti di proprietari di seconde case prendono residenza a Castel Volturno, nelle seconde case di famiglia. Che sono e restano un cespite patrimoniale, se i miei libri di testo non sono stati nel frattempo aggiornati a mia insaputa con differenti indicazioni.

Così, i nuovi mono-nuclei anagrafici possono sperare di rientrare nei parametri reddituali e patrimoniali per ricevere il reddito di cittadinanza. Ecco, quindi, il motivo del grande successo immigratorio di Castel Volturno: non un’espansione economica che crea opportunità e residenti ma l’abituale aggiramento delle norme, rigorosamente Made in Italy.

Su un totale di oltre 53mila percettori di reddito di cittadinanza nel Casertano, quelli che risultano residenti a Castel Volturno sono più di 2mila secondo l’amministrazione. Al centro per l’impiego locale, risultano iscritti più della metà dei residenti.

Interessante notare che il sindaco di Castel Volturno appartiene a un partito che fa della lotta senza quartiere al reddito di cittadinanza uno degli impegni distintivi della propria (per altri versi singolare) offerta politica, ma ogni regola tende ad avere la sua eccezione, soprattutto qui da noi dove, come noto, amiamo molto la “complessità”.

Io pensavo che, compito di un legislatore attento a erogare sussidi dove esiste reale bisogno fosse anche quello di contrastare e reprimere le forme di elusione della norma, ma sono un inguaribile ottimista. Poi, se fossi anche un darwinista sociale, almeno secondo alcuni neo-umanisti di progresso, dovrei sentirmi perplesso circa la presenza di un bene patrimoniale come la seconda casa (!) tra quelli ammessi entro dati limiti per richiedere il reddito di cittadinanza, ma forse mi perdo qualcosa. Oppure il valore catastale di tali immobili è risibile. E ti credo: c’è grossa crisi.

Nessuno tocchi i mattoni del sogno italiano

O ancora, nel nostro paese esiste una tale cultura dell’investimento immobiliare che ritiene che vendere una seconda casa (o anche una prima) in caso di difficoltà economiche sia una blasfemia. Il sogno italiano non deve morire, in pratica. Costi quel che costi (ai contribuenti). Debito pubblico, ricchezza privata. Del resto, la legge parla chiaro. Per richiedere il reddito di cittadinanza, tra le altre cose, serve un “patrimonio immobiliare diverso dalla casa di abitazione non superiore ai 30.000 euro”. Peraltro le rendite catastali, si sa, non sono aggiornatissime. Quando esistono.

C’è anche da dire che a Castel Volturno, spiega il primo cittadino, negli ultimi anni si è molto edificato e ora c’è un eccesso di offerta che spinge gli affitti al ribasso, determinando la convenienza al reinsediamento di cittadini, provenienti soprattutto dal napoletano. Che dire? Spero che le comunicazioni viarie e ferroviarie siano sufficientemente efficienti da consentire il pendolarismo, in caso i beneficiari del reddito di cittadinanza ricevessero “offerte congrue” di lavoro. Mi chiedo il motivo di questa forte edificazione ma forse da quelle parti c’era davvero in corso una forte ripresa economica che il destino cinico e baro ha poi stroncato.

Come che sia, oggi ho imparato che la “conventional wisdom“, cioè il senso comune che cerca di interpretare afflussi di residenti in un’area, non necessariamente va posto in relazione a una fase di crescita economica locale. A volte, questa situazione è il marcatore del successo di un sussidio all’italiana. Quelli in cui mancano controlli, ex ante ed ex post, ad esempio.

Ma quello è “solo” il momento successivo a un disegno degli incentivi che fa mostra di tutta la sua perversione. Ma guardate il bicchiere mezzo pieno: grazie al reddito di cittadinanza, abbiamo meno “bamboccioni” a casa “anagrafica) di mammà e papà. Non so perché, ma la cosa posta in questi termini non mi entusiasma.

Foto di Alexandr Podvalny da Pixabay

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