Francia, le permanenti tasse temporanee

Siamo nel periodo in cui i governi iniziano a ragionale sulla legge di bilancio per l’anno successivo. In Francia, col suo deficit in apparenza incomprimibile, un governo molto fragile, un quadro politico dove le estreme sono quotidianamente impegnate a rilanciare assurdità e a pochi mesi dall’elezione presidenziale, pare si vada verso la conferma per il terzo anno consecutivo di una misura “temporanea”: l’addizionale sull’imposta sulle grandi società.

In un’intervista quest’estate, il premier Sébastien Lecornu, che è a tutti gli effetti il San Sebastiano d’Oltralpe, ha promesso stabilità fiscale, senza aumenti né creazioni di tasse. Formula già utilizzata per la legge di bilancio di quest’anno e che tuttavia non gli aveva impedito di confermare l’addizionale.

Quadrare il cerchio e tassarlo

Ufficialmente e solennemente denominata “contribuzione eccezionale sui profitti delle grandi imprese”, questa imposta era stata introdotta “per un solo anno” nel bilancio 2025, per poi essere rinnovata nel 2026, alzando la soglia di applicazione da 1 a 1,5 miliardi di euro di fatturato annuo (proprio così, fatturato), per “preservare” le aziende di medie dimensioni. Attualmente, si applicano due tassi di maggiorazione: 20,6% dell’imposta sui profitti dovuti per le società con un fatturato compreso tra 1,5 e 3 miliardi di euro, e 41,2% oltre. Quindi, ricapitolando: imposta sui profitti maggiorata se le aziende superano una data soglia di ricavi.

Se confermata anche per il 2027, l’addizionale “eccezionale” giungerebbe al suo terzo anno. A febbraio, fiutando l’aria e i conti pubblici il Ministro dell’Economia, Roland Lescure, aveva prudentemente rifiutato di impegnarsi sull’eliminazione della sovrattassa nel 2027. “Posso dire che mi piacerebbe che ci riuscissimo, ma tutto ciò dipenderà da un equilibrio globale e da un bilancio globale che dovremo negoziare,” avvertiva.

Il governo francese punta per il 2026 a un assai poco ambizioso target di deficit-Pil al 5%, ma gli effetti della guerra in Iran potrebbero causare quello che i francesi sono soliti definire “dérapage” del deficit e che pare essere una caratteristica dei loro bilanci pubblici, in tempo di pace o guerra. Già alcuni parlamentari puntano al 5,2% ma ammettono che sarà difficile.

Nel caso in cui il governo raggiungesse comunque il suo obiettivo del 5% nel 2026, non ci sarebbe tempo di festeggiare il “traguardo”, visto che nel 2027 si stima un deficit tendenziale, cioè a legislazione invariata, del 5,9%, secondo quanto calcolato dall’ennesima commissione di economisti incaricati dal governo di realizzare stime già disponibili presso la banca centrale, l’istituto centrale di statistica e istituzioni pubbliche e private di ricerca economica. Ma tant’è: i francesi amano le commissioni e i comitati, meglio se battezzati con acronimi.

Per portare il deficit-Pil a un assai poco esaltante livello del 4,9% nel 2027, serve una manovra correttiva per 28 miliardi di euro, hanno sentenziato gli esperti, dando per confermata l’addizionale “eccezionale” sulle grandi imprese. Il cui rinnovo anche per il prossimo anno metterebbe in carniere un quarto della manovra, visto che si prevede che il gettito del contributo raggiunga 7,3 miliardi di euro quest’anno, secondo le previsioni della legge di bilancio 2026. Nel 2025, aveva fruttato 7,5 miliardi di euro. Ma alcuni temono minori entrate a causa di fenomeni di ottimizzazione fiscale, che sempre compaiono quando misure temporanee si protraggono.

Addizionale eccezionale e persistente

Nel 2025, in conseguenza della sovrattassa, la Francia aveva il primato del tasso legale d’imposta sui profitti delle società (IS) più elevato tra le 145 giurisdizioni monitorate dall’OCSE. Per i gruppi di maggiori dimensioni, questo tasso nominale raggiunge il 36,1 %, sommando l’aliquota normale dell’imposta sulle società (25%), l’addizionale e il contributo sociale all’IS. Anche se, in pratica, molti meccanismi consentono alle grandi imprese di ridurre questo tasso di prelievo, le grandi aziende francesi sono svantaggiate nei confronti internazionali sulla fiscalità.

Detto in parole povere o almeno in via di impoverimento, la Francia promette una fiscalità penalizzante a chiunque voglia creare o insediare imprese di una certa dimensione. Poi però organizza “fiere” per attrarre il capitale globale, come l’evento annuale Choose France, voluto da Emmanuel Macron e che si tiene al Castello di Versailles. Sinora, e malgrado tutto, l’investimento diretto estero in Francia ha retto e si è anzi sviluppato.

Ma Il paese, come diciamo da tempo, si trova in una situazione di progressivo aumento di rischiosità finanziaria, come testimonia lo strisciante allargamento dello spread degli OAT rispetto ai Bund, che pure soffrono per l’ubriacatura di debito aggiuntivo attuata dal governo Merz. Un deterioramento “lieve” e progressivo può lasciare posto a improvvise rotture, con attacchi speculativi sui mercati. Il fatto che la maggior parte del debito francese sia in mano a non residenti, accentua il rischio potenziale.

Si dice che, in caso di violento attacco speculativo, la Bce potrebbe intervenire, magari con lo strumento mai usato chiamato Transmission Protection Instrument. Che, quando nacque, venne ribattezzato To Protect Italy. Ovviamente, lo strumento implica condizionalità. Potrebbe finire quindi con un bel prelievo sulla massa delle pensioni future o anche di quelle in essere, visto che lì i margini esistono e sono ampi.

Ma prima di arrivare a quel punto bisogna passare dal Trauma, con la maiuscola. E in un paese il cui dibattito pubblico appare indietro di circa un decennio rispetto a quello del “Paziente Zero” italiano, e dove ora ci sono venditori di olio di serpente che stanno eccitando il popolo con la cancellazione della parte di debito pubblico francese detenuto dalla Bce attraverso Banque de France, voi capite che servirà ancora un po’ di tempo e di traumi, prima di risvegliarsi alla realtà.

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