In attesa dell’aggiornamento del programma ufficiale, a inizio novembre, il leader de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha illustrato il primo atto del suo piano di risanamento delle finanze pubbliche francesi, che verte su un forte aumento di entrate e di spesa pubblica per servizi pubblici e investimenti verdi (come la miseria, credo). Obiettivo 2027 è ridurre il deficit di 25 miliardi di euro, da conseguire con 106,4 miliardi di maggiori entrate e 81,7 miliardi di maggiori spese.
Occorre premettere che Mélenchon ha un conto in sospeso con quello che definisce “il capitale finanziario”, che considera l’entità che sinora ha maggiormente approfittato dell’impoverimento della popolazione. Tassare il “capitale finanziario”, secondo Mélenchon, è l’unica imposizione che non ha effetti recessivi. Davvero? Abbiamo scoperto la pietra filosofale, quindi? Prima di arrivare alle conclusioni, occorre identificare cosa è “capitale finanziario” per il tribuno rosso.
E qui ci soccorre una sua dichiarazione, riportata da Bloomberg: “Quando si tassa un fondo pensione, o qualsiasi istituzione finanziaria di quel tipo, non si provoca un calo dell’attività economica”. Quindi, per Mélenchon, i fondi pensione sono “capitale finanziario”, quindi speculatori e affamatori delle classi lavoratrici, non le entità dove le classi lavoratrici medesime mettono parte dei propri risparmi (ad averne, è il punto vero), per integrare la pensione. Quindi, i lavoratori francesi sono avvertiti: se hanno un fondo pensione, sappiano che sono dei nemici della classe lavoratrice, cioè di se stessi, e saranno tassati per rieducarli.
Molte più entrate…
Nel dettaglio delle entrate, LFI propone una patrimoniale “climatica”, valutata in 10 miliardi di euro, la cui primogenitura è di Greenpeace e che è stata rilanciata in Francia da Oxfam. L’ISF climatico introduce un prezzo della tonnellata di carbonio nella patrimoniale. Ad ogni attivo
finanziario (azioni, obbligazioni, ecc.) verrebbe così attribuito un “peso carbonio” corrispondente alle emissioni generate dalle attività che finanzia alla fine della filiera.
Il calcolo dell’ISF (Impôt Straordinaire sur la Fortune) prenderebbe quindi in considerazione due variabili: da un lato il livello di patrimonio (la dimensione della ricchezza), dall’altro la quantità di CO2 che genera (il suo impatto sul clima). Questa misura incoraggerebbe i detentori di capitali a decarbonizzare i propri portafogli o a disinvestire dalle aziende più inquinanti. Secondo Oxfam, questo ISF climatico permetterebbe di mettere un approccio equo al centro della fiscalità ecologica, trasferendo parte della responsabilità dal consumatore a coloro che detengono i mezzi di produzione, e che quindi sono in grado di far emergere alternative. E soprattutto deve essere semplicissimo da calcolare, credo.
Mélenchon e compagni prevedono poi “la soppressione della flat tax”, cioè dell’imposta sostitutiva sui redditi di capitale, attualmente al 31,4% di cui 18,6% di prelievo contributivo. Tassando con imposta personale sul reddito i redditi di capitale, LFI ritiene di incassare 9 miliardi in più. Ovviamente, in ipotesi statica, cioè illudendosi che i destinatari della misura, soprattutto i più facoltosi, continuino a comportarsi allo stesso modo.
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C’è poi la “Tassa Zucman“, prelievo del 2% su famiglie con patrimonio superiore a 100 milioni di euro, e gettito sperato di 15 miliardi annui. Si propone di aumentare la tassa Gafam, quella sui servizi digitali (pubblicità mirata online, vendita di dati personali a fini pubblicitari e attività delle piattaforme di intermediazione) con ben 20 miliardi di maggior gettito; incassare 22 miliardi eliminando alcune “nicchie fiscali”, come il Pacte Dutreuil sulle successioni d’azienda e il credito d’imposta sulla ricerca. Che, come sappiamo, è la prima tax expenditure d’Oltralpe. Prevista anche un’imposta progressiva sulle società, con un’aliquota massima del 33% sulle grandi imprese.
…Per molte più spese
E le maggiori spese? Su tutte, riportare l’età pensionabile a 62 anni e puntare ai 60 anni, con costo iniziale di 9 miliardi. Per rispondere alla rabbia degli studenti delle scuole superiori e alla crisi attuale, gli Insoumis intendono anche creare una “garanzia di autonomia”, cioè uno “stipendio” di 1.337 euro al mese per i giovani in formazione (9,5 miliardi di euro annui), rendere gratuita la mensa (3,6 miliardi di euro) e assumere altri 10.000 insegnanti (500 milioni di euro). Anche il budget degli ospedali sarà aumentato di 3 miliardi di euro, con la creazione di 10.000 posti per personale sanitario.
Gli Insoumis puntano ovviamente sulla possibilità di trasformare il debito pubblico detenuto dalla Bce tramite la Banque de France in perpetuità infruttifera (i.e. cancellarlo), motivo per cui Mélenchon si mette in scia a Marine Le Pen che ha chiesto alla Bce di finanziare gli investimenti in transizione ecologica e tecnologica. Quando i giornalisti del FT le hanno fatto notare che sarebbe monetizzazione del deficit, che è vietato dal trattato di funzionamento della Bce, Le Pen ha ribattuto che quel trattato è “malleabile”.
C’è un punto del menù di Mélenchon che mi appare meno onirico di quelli sin qui elencati. Si propone di consolidare istituzioni come la Caisse des Dépôts, Bpifrance e Banque Postale in un unico gruppo bancario pubblico. Ma soprattutto, vorrebbe dirottare una maggiore parte dei risparmi delle famiglie francesi verso investimenti domestici, puntando a 100 miliardi di euro all’anno in abitazioni, trasporti, industrializzazione verde, sovranità digitale e altri settori strategici chiave.
Questo punto è al centro della concupiscenza dei governi europei, come sappiamo. È il tema dei “risparmi dormienti” e “inutilizzati”, quelli che “giacciono sui conti” e non concorrono “all’economia reale”, come ci dicono lavandoci quotidianamente il cervello da anni ma ultimamente con frequenza crescente. Questo è il passepartout della Grande Repressione Finanziaria, il ritorno del vincolo di portafoglio. Ed è quello che potrebbe arrivare per primo, non necessariamente ad opera di comunisti allucinati, se le cose dovessero precipitare. Per funzionare, necessita della fine della libertà di movimento dei capitali e avrebbe conseguenze devastanti soprattutto su chi non nuota nel “capitale finanziario”. Provare per credere. O forse meglio di no ma, se dovesse accadere, sarà un’esperienza istruttiva.
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