La recente “rivolta” bipartisan di alcuni esponenti politici meridionali, che puntano a creare un movimento politico (o fors’anche un vero e proprio partito) dalla caratterizzazione marcatamente localistica, ha riaperto la discussione sulla sempiterna “questione meridionale” del nostro paese. Apparentemente nulla di nuovo o di inedito, nella sostanza molto di differente, non foss’altro che per l’aggravamento della crisi fiscale che è alla base del declino del paese. La persistenza di condizioni di malgoverno nelle regioni meridionali, una classe politica affetta da cleptocrazia, la presenza di ras locali che muovono imponenti pacchetti di voti e che possono allearsi di volta in volta col centrosinistra o col centrodestra, sono condizioni ormai incompatibili con l’evoluzione dello scenario globale, soprattutto in un periodo di crisi economica profonda come l’attuale, che costringe al razionamento delle risorse. E’ questa incipiente asfissia finanziaria che ha spinto molti politici meridionali a prestare ascolto alle sirene del governatore siciliano, Raffaele Lombardo, nel tentativo di tornare a condizionare l’erogazione di risorse fiscali, contrastando il ruolo determinante della Lega Nord nel governo centrale. Queste tensioni si scaricano sul Pdl, che appare sottoposto a duplice trazione centrifuga e disgregante.

Quello che segue è un brano tratto da “La paga dei padroni“, il libro di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti che dovrebbe essere adottato come testo obbligatorio nelle scuole italiane. Non focalizzatevi sui nomi dei protagonisti: non è rilevantissimo, e potreste sostituirli con quelli di altri grandi manager ed imprenditorti italiani, come potrete constatare leggendo il libro. Concentratevi piuttosto sui meccanismi adottati. Solo così potrete afferrare appieno la realtà del capitalismo predatorio (italiano e non solo, come dimostrano le vicende degli ultimi anni), e l’intima essenza del concetto di conflitto d’interesse, oltre a realizzare che il capitalismo ed il mercato sono altra cosa. A partire da un rigoroso e virtuoso disegno degli incentivi che, in un mondo ideale, sarebbe compito del legislatore.

Ovvero l’essenza del Cigno Nero secondo Nassim Nicholas Taleb:

«Allo scrittore e scienziato Stephen Jay Gould (il quale, per un po’, è stato il mio modello) fu una volta diagnosticata una forma mortale di cancro allo stomaco. La prima informazione che gli fu data sulle sue probabilità di farcela era che la sopravvivenza alla malattia aveva una mediana di circa otto mesi. Informazione questa che lui sentì simile all’ingiunzione di Isaia a re Ezechiele di sistemare la sua casa e prepararsi per la morte. Una diagnosi medica, in particolare di questa gravità, può spingere a fare molte ricerche, in particolare scrittori prolifici come Gould che hanno bisogno di più tempo tra noi per completare alcuni libri. Le richerche di Gould definirono un quadro molto diverso dalle informazioni che gli erano state date; in particolar modo, la sopravvivenza attesa (ovvero, la media) era considerevolmente superiore a otto mesi. Notò che “attesa” e “mediana” non significano affatto la stessa cosa»

I lettori che desiderano acquisire, consolidare o approfondire i fondamenti della scienza economica possono leggere alcuni testi particolarmente utili allo scopo. Riguardo i fondamenti di economia, il must-read resta quello di Greg Mankiw, Essentials of Economics, giunto alla quinta edizione. C’è anche la versione italiana, edita da Zanichelli. Per chi vuole focalizzarsi sulla macroeconomia, consigliamo i testi di Olivier Blanchard, oggi macroeconomista del Fondo Monetario Internazionale. La versione italiana, edita dal Mulino, è composta da due volumi, acquistabili separatamente, dal titolo sufficientemente autoesplicativo.

In “Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno” (edito da Rubbettino), Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri perorano la causa del federalismo come unica possibilità di riscatto per il Sud d’Italia. Da palla al piede a tigre mediterranea? Difficile, ma con l’ottimismo della volontà è probabilmente l’ultima cartuccia che il Mezzogiorno d’Italia può ancora sperare di utilizzare.

Quelli che seguono sono alcuni brani tratti dall’eccellente (ed altamente raccomandato, soprattutto per non specialisti) libro di Luigi Zingales e Raghuram J. Rajan, Salvare il capitalismo dai capitalisti. La dimostrazione che la storia, soprattutto quella economica, tende a ripetersi. Ad esempio, pochi sanno che il Piano Paulson ha avuto un antenato italiano, durante il Ventennio.

Nell’ultima parte del libro Tremonti propone la propria terapia per risollevare un’Europa che nel suo scritto si è ormai completamente trasfigurata nell’Italia. Su valori, famiglia e identità, il Nostro se la prende con quella che, piuttosto incomprensibilmente, egli definisce “famiglia orizzontale”, basata sul “consumismo” dei rapporti, delle relazioni e dei sentimenti (vi avevamo avvertito che si trattava di ossessione anticonsumistica). Niente, Pacs, Dico, Eingetragene Lebenspartnerschaft, Civil partnership, e tutte le denominazioni con cui in giro per l’Europa sono regolamentati i rapporti tra coppie di fatto. Se volessimo essere pedanti potremmo domandarci che c’entrano le coppie di fatto con il problema tutto italiano di una crescita inesistente, e potremmo costruire un modellino che per ogni paese metta in relazione la crescita economica anche con la regolamentazione delle coppie di fatto: una bella variabile dummy, per amor di paradosso (ma non troppo). Ma Tremonti non lo capirebbe, quindi meglio proseguire.

Dopo essersi dedicato (nella prima parte del libro) alla paura, Tremonti si volge alla speranza. Non prima di aver lamentato l’assenza, in Europa, di valori unificanti che non siano quelli deteriori di consumismo e mercatismo. La forza che dovrebbe rispondere alla domanda di senso ed al recupero dei valori morali e civili di questa Europa smarrita è (nientemeno) la Politica, con la maiuscola. Non, si badi, la politica che tenta di affiancarsi al mercato, e procedere ad esempio alla redistribuzione di ciò che un mercato libero ha prodotto. No, quella non ha speranza alcuna di sopravvivere, è destinata ad essere spazzata via dal totalitarismo mercatista. La politica che vuole Tremonti è quella che fornisce i “valori primi”, scalzando quelli dell’economia, che non è dato sapere quali siano, e che Tremonti confonde con i consumi, da cui sembra realmente ossessionato.