Domenica 22 novembre si svolgerà in Argentina il ballottaggio per le elezioni presidenziali, per decidere il successore di Cristina Fernandez de Kirchner. La competizione sarà tra un “continuista” come Daniel Scioli, del Frente para la victoria (la fazione dominante del partito peronista) e governatore della provincia di Buenos Aires, e Mauricio Macrì, sindaco di centrodestra della capitale argentina e sostenitore della necessità di un cambiamento col passato. Comunque vada, non saranno tempi facili, per gli argentini.

Problema: che fare quando il tuo mercato automobilistico domestico sta colando a picco e ciò si riverbera in modo nefasto su manifattura e crescita economica? Dipende: o si erogano sussidi alla rottamazione, che prendono a prestito dal futuro, oppure si interviene sulla fiscalità applicata agli acquisti di auto. L’Argentina, che nei primi cinque mesi di quest’anno ha visto un calo del 25% nella produzione di auto, ha deciso di intervenire alleggerendo la pesante gabella sulle auto di lusso. Servirà a poco ma conferma che il populismo è ricetta infallibile per danneggiare il gettito fiscale.

Conti pubblici argentini sempre più in rosso. Il primo trimestre si è chiuso con un deficit primario di 32,4 miliardi di pesos, pari a 3,6 miliardi di dollari Usa, contro un piccolo avanzo primario segnato nell’intero 2014. Il deficit, rispetto allo stesso trimestre del 2014, è triplicato. Ciò accade essenzialmente per un motivo: il ciclo elettorale di spesa pubblica. Persino in un paese dove i conti pubblici sono uno scherzo anche lontano da appuntamenti elettorali.

All’approssimarsi delle elezioni nazionali e provinciali, in Argentina cresce l’arrendevolezza governativa a concedere aumenti salariali ai pubblici dipendenti. La circostanza è in sé piuttosto banale e non meritevole di menzione, se non fosse al contempo la spia del tasso di inflazione effettiva del paese ed occasione per l’esercizio di alcune piccole astuzie governative per ridurre il costo reale per le casse pubbliche. In un caso e nell’altro il rischio di tensioni sociali resta alto, e l’effetto deleterio sulle casse pubbliche argentine garantito.

La società NML Capital, che gestisce il fondo hedge che sta perseguendo l’Argentina per ottenere il pagamento di titoli di debito sovrano di Buenos Aires non concambiati (cioè uno dei cosiddetti holdout), ha ottenuto da un tribunale del Nevada i cosiddetti discovery rights (cioè il diritto di ficcare il naso) nei conti di 123 shell company (cioè società paravento), appartenenti ad un magnate argentino del settore delle costruzioni, molto vicino alla famiglia Kirchner. L’idea è che i beni di Lazaro Baez (questo il nome dell’imprenditore) siano frutto di illecito arricchimento ai danni dello stato argentino. L’idea del fondo hedge è quella di dimostrare che il patrimonio di Baez appartiene all’Argentina, e di conseguenza è aggredibile per soddisfare il proprio credito verso Buenos Aires. Oltre ad unire all’utile il pedagogico, mostrando agli argentini che per anni sono stati depredati dai loro patriottici governanti.