All’approssimarsi delle elezioni nazionali e provinciali, in Argentina cresce l’arrendevolezza governativa a concedere aumenti salariali ai pubblici dipendenti. La circostanza è in sé piuttosto banale e non meritevole di menzione, se non fosse al contempo la spia del tasso di inflazione effettiva del paese ed occasione per l’esercizio di alcune piccole astuzie governative per ridurre il costo reale per le casse pubbliche. In un caso e nell’altro il rischio di tensioni sociali resta alto, e l’effetto deleterio sulle casse pubbliche argentine garantito.

La società NML Capital, che gestisce il fondo hedge che sta perseguendo l’Argentina per ottenere il pagamento di titoli di debito sovrano di Buenos Aires non concambiati (cioè uno dei cosiddetti holdout), ha ottenuto da un tribunale del Nevada i cosiddetti discovery rights (cioè il diritto di ficcare il naso) nei conti di 123 shell company (cioè società paravento), appartenenti ad un magnate argentino del settore delle costruzioni, molto vicino alla famiglia Kirchner. L’idea è che i beni di Lazaro Baez (questo il nome dell’imprenditore) siano frutto di illecito arricchimento ai danni dello stato argentino. L’idea del fondo hedge è quella di dimostrare che il patrimonio di Baez appartiene all’Argentina, e di conseguenza è aggredibile per soddisfare il proprio credito verso Buenos Aires. Oltre ad unire all’utile il pedagogico, mostrando agli argentini che per anni sono stati depredati dai loro patriottici governanti.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Poche cose possono stimolare la fantasia di torme di sociologi da dopolavoro come una finale Mondiale tra un paese del ricco Nord del pianeta, profondamente cartesiano ed incline al moralismo, ed uno del Sud del mondo, altrettanto profondamente sgarrupato, da sempre incline a quella forma di autoindulgenza che fatalmente produce teorie del complotto e nemici esterni in quantità industriale.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi l’Istituto nazionale di statistica dell’Argentina ha comunicato che il Pil del paese è diminuito, nel primo trimestre, dello 0,8% su base trimestrale. Questo dato, sommandosi al calo dello 0,5% del quarto trimestre dello scorso anno, sancisce l’entrata del paese sudamericano in recessione, secondo una regola piuttosto rozza ma convenzionalmente accettata. E noto che le fonti ufficiali argentine non sono particolarmente affidabili, per usare un eufemismo, ma aver ammesso la contrazione (che probabilmente è di magnitudine ben superiore) è il dato rilevante.

Quello che vedrete in calce a questo post è l’andamento sulla borsa statunitense di YPF, la compagnia energetica che il governo argentino ha espropriato un paio di anni addietro agli spagnoli di Repsol, e che ora il governo di Cristina Kirchner sta tentando di riportare nel consesso degli investitori internazionali, per ottenere capitali stranieri necessari a sviluppare gli apparentemente enormi campi di shale del paese sudamericano. Ma un nuovo problemino è comparso all’orizzonte.

di Alessandro D’Amato – Giornalettismo

Mario Seminerio, analista macroeconomico e portfolio advisor oltre che animatore del blog Phastidio, ha scritto il libro «La cura letale», che spiega perché di austerità si muore e in che modo il nostro paese potrebbe salvarsi. Giornalettismo ha parlato con lui della svalutazione del peso in Argentina, di cui si è occupato sul blog, e di cosa insegna il caso Kirchner all’Italia e agli italiani.