Quello che segue è un brano tratto da Eretici digitali, il libro di Massimo Russo e Vittorio Zambardino, in cui si analizza il successo del sito Dagospia, le sue peculiarità e la sua capacità di essere in prevalenza un “aggregatore” che tuttavia fornisce al lettore anche un “valore aggiunto”: una chiave di lettura del potere, italiano e non solo.

di Stefano Petroselli – Il Secolo d’Italia – Il Domenicale

Quando criticava le politiche economiche di Prodi, era l’idolo dei blogger di centrodestra. Ora che – «da elettore del Pdl», come specifica lui – critica «per coerenza» le politiche di questa maggioranza, è diventato un “comunista” e un “traditore”. Insomma, secondo Mario Seminerio – economista liberale e blogger, creatore di Phastidio.net – questo paese, stretto fra corporativismi incrociati, battaglie antropologiche e slogan tribali, sta soffocando. Anzi, sta andando dritto dritto «a sbattere contro un muro».

Piccolo momento autoreferenziale, semel in anno. Da qualche tempo il vostro umile (?) titolare è fatto oggetto di sdegnati commenti da parte di libertari, liberisti ed (a)narcocapitalisti puri e duri, che lo accusano di essere affetto da una sindrome tecnocratica, e per ciò stesso antidemocratica. Tutto cominciò con questo post, che ha evidentemente evocato il fanciullino signoraggista che alberga in ognuno di noi, ed è proseguito con questo.

Secondo una web research commissionata dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ad Enrico Finzi di Astra Ricerche,

(…) per 6 milioni di italiani che già usano il web (ovvero il 37,4% degli internauti) le informazioni/notizie fornite da giornalisti iscritti all’Ordine dovrebbero essere indicate con un piccolo simbolo come marchio e garanzia di “origine controllata”