Sembra un Pesce d’Aprile, oppure l’ultimo astuto tentativo di limitare la libertà d’espressione dei blog, una cosa che piacerebbe molto dalle nostre parti, dove si sente l’irrefrenabile bisogno di aggiungere strati di normativa a quella esistente, che già tutela in modo sufficiente l’onorabilità delle persone. Invece, è una iniziativa della municipalità di Philadelphia per fare cassa (si fa per dire).

In questi giorni riceviamo molti inviti a prendere posizione ed esprimere solidarietà al sito Il Legno Storto, che ha finora ricevuto tre richieste di risarcimento per diffamazione e che, di conseguenza, potrebbe essere costretto a chiudere, come ipotizzato in una nota della redazione, che ha anche aperto una sottoscrizione per contribuire alle spese legali ed un gruppo Facebook per sensibilizzare sulla vicenda. Una premessa, per chi non lo sapesse: il Legno Storto non è un blog, ma una testata giornalistica registrata, con un direttore responsabile, attualmente nella persona di un giornalista pubblicista. La testata è edita da una cooperativa a responsabilità limitata. Il magazine online pubblica articoli tratti da altri giornali e blog, ed è dotato di un forum con accesso riservato agli utenti registrati.

Una precisazione (in assoluta controvoglia, detestando il cicaleccio sul nulla) al sempre analitico Enzo Reale, che accusa questo sito di essere mutato geneticamente, ricorrendo ad una pregevole serie di offtopic che merita citare (a ognuno il proprio quarto d’ora di popolarità):

E’ un fenomeno che andrebbe studiato questo: radicali che diventano finiani, liberali che tessono le lodi dei giustizialisti, amerikani che difendono le repubbliche islamiche e via col vento. Denominatore comune: Berlusconi boia.

Uhm. Il post incriminato dal custode della purezza ideologica liberale è questo. E’ un post che segnala il successo di un prodotto editoriale che ha mercato. Mercato, understood?