Strano a dirsi, ma pare che il nostro legislatore per una volta abbia mantenuto una promessa. Nello specifico, quella di mettere mano alla regolazione del prestito sociale delle cooperative, a tutela del risparmio. La nuova norma, inserita nella legge di bilancio per il 2018, appare un passo avanti, anche se come sempre il diavolo si cela nei particolari.

In base all’aurea regola secondo cui le norme si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici, oggi Giorgio Meletti sul Fatto dà conto di un emendamento alla legge di Bilancio, a firma dell’ex leggendario tesoriere dei fu Ds, Ugo Sposetti. Mediante esso, si tenta di tutelare i soci finanziatori delle cooperative, mettendosi sotto i piedi la legge, il senso comune e l’evidenza della realtà. L’emendamento, peraltro, rappresenta un fondamentale punto d’incontro tra i fieri contendenti di Pd e Mdp, in nome della specificità regionale emiliana.

Oggi la Stampa in apertura di giornale si è meritoriamente dedicata non al solito chiacchiericcio romano ma a qualcosa di ben più tangibile: i guai finanziari del sistema cooperativo italiano. E lo ha fatto per mano di un suo bravissimo giornalista, Gianluca Paolucci, protagonista settimane addietro di una invasiva perquisizione ordinata dalla magistratura su denuncia di Unipol per presunta violazione del segreto istruttorio, e terminata con le scuse del procuratore capo di Torino, Armando Spataro. Questa volta Paolucci si dedica ad un tema complesso, ma fondamentale: la valutazione del capitale azionario nell’ambito di quello che è a tutti gli effetti un sistema di scatole cinesi.

Su La Verità, un articolo che ricorda la triste vicenda di Coop Centro Italia, che ha subito una devastazione patrimoniale a causa dell’irrazionale investimento in azioni MPS, che ha violato ogni più basilare regola di diversificazione degli investimenti, a conferma di quanto sia drammatica l’emergenza alfabetizzazione finanziaria in questo paese. Ma c’è anche dell’altro.

“Ritengo che ci siano le condizioni per creare un grande campione europeo del latte” ed “entro una settimana ci sarà la proposta”. Lo dice, in una intervista alla Stampa, il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari, sottolineando che l’azienda è il cuore della cordata e sarà in grado di fare grande Parmalat una volta ”risolto il nodo Antitrust”. Appunto, quello è il problema, ma che sarà mai, Alitalia docet, giusto?

Bernardo Caprotti, il leggendario fondatore di Esselunga, ha dato alle stampe un volume in cui ripercorre decenni di guerra mossa dalle coop rosse ad un imprenditore della grande distribuzione non schierato ed autenticamente indipendente. Che in questo libro accusa la Coop, tra le altre cose di fingere di calmierare i prezzi e di poter contare, a distorsione di una vera concorrenza nella grande distribuzione, su “impensabili protezioni, privilegi fiscali inauditi e sul polmone finanziario inesauribile del prestito sociale.”

E’ durata poco più di un’ora, ieri, l’occupazione della sede bolognese del Cns (Consorzio nazionale servizi), aderente a Legacoop, da parte di alcuni collettivi legati a Disobbedienti e Tpo, che protestavano contro i Cpt. La manifestazione, a carattere dimostrativo, si è svolta in contemporanea anche nelle sedi di Roma e Venezia, ed è terminata quando i vertici del consorzio si sono “impegnati” a non partecipare più a gare d’appalto per gestire centri di permanenza per immigrati.

Il consorzio è finito nel mirino dei Disobbedienti dopo che, nell’aprile scorso, si è aggiudicato la gestione del Cpt di Lampedusa.
L’appalto è stato vinto da due cooperative siciliane (Sisifo di Palermo e Blucoop di Agrigento), una delle quali è associata al Cns. I “ragazzi dei collettivi” (come li definisce soavemente l’Agenzia Ansa) si sono presentati verso le 11.30 nella sede di via della Cooperazione (a Bologna non servono gps, evidentemente), alla periferia della città dove, riferisce sempre l’Ansa, “sono entrati senza difficoltà, ottenendo subito un incontro con il direttore del consorzio, Brenno Peterlini”.