Il deficit come forma definitiva di copertura

Oggi sui quotidiani compaiono interviste a due esponenti di primo piano di governo e Pd, il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, e la vicesegretaria Debora Serracchiani. Il tema è la legge di Stabilità, ovviamente. Da alcuni commenti degli intervistati si coglie che la politica è l’arte del possibile, ora più che mai, in Italia più che altrove. Nel senso che un politico deve essere in grado di disinteressarsi della realtà e trovare capacità giustificatorie per tesi ed antitesi, a seconda di quello che il capriccioso dominus decide come menù dello spin nazionale. È il trionfo della correlazione spuria, del wishful thinking e del pensiero magico. Non ci stupiamo, ovviamente: ci limitiamo a prendere atto e, talvolta, a commentare.

Prendiamo due punti su cui impazza il dibattito: la disattivazione delle clausole di salvaguardia e la cancellazione della Tasi prima casa. Sul primo punto, ecco la Serracchiani, intervistata da l’Unità:

L’economista Guido Tabellini ricorda le clausole di salvaguardia, per 36 miliardi di euro, che potrebbero scattare in caso di mancanza di coperture. Ci sono rischi reali che questo avvenga?
«Intanto siamo riusciti ad azzerare quelle relative al 2016 e, come abbiamo sempre fatto finora, non solo abbiamo garantito le coperture ma abbiamo impedito che le clausole si attivassero»

Tenete a mente questa frase: “abbiamo garantito le coperture”. Le fa eco Morando, intervistato dal bravo Luca Cifoni sul Messaggero:

La manovra lascia in eredità colossali aumenti fiscali con le clausole di salvaguardia spostate in avanti, e si può prestare alle obiezioni della Ue per il ricorso al deficit. Non è una scommessa azzardata?
«Le clausole di salvaguardia saranno disinnescate anche nei prossimi anni. Lo dico con certezza»

Sia Serracchiani che Morando omettono di dire (e ci mancherebbe!) che la “cancellazione” delle salvaguardie per il 2016 avviene semplicemente perché la loro “copertura” è rappresentata da maggiore deficit, e che il prossimo anno i nostri eroi dovranno far fronte ad un ulteriore aumento di tale cambiale, da pagare o rinnovare al successivo, il che implicherà (prima o poi) o tagliare la spesa sul serio o aumentare le entrate o un mix delle due. Ma se ci riflettete, è il moto perpetuo: metto clausole di salvaguardia che aumentano le imposte indirette, le “neutralizzo” con maggior deficit (a rilancio), e poi posso dire che mantengo le promesse (se sono un politico tranquillo e riflessivo) oppure che ho abbassato le tasse, nel senso di aver evitato il loro aumento (se sono un politico più aggressivo ed assertivo). Forse un giorno i libri di scienza della politica parleranno di questa tecnica di comunicazione.

Altro tema, la cancellazione della Tasi. Non vi ammorberemo col perché si e perché no. Se volete un eccellente compendio di buonsenso e di rigore metodologico in scienza delle finanze, potete leggere questo post del professor Dario Stevanato, è tempo investito bene. A noi qui ed ora premono le motivazioni per la cancellazione del tributo. Ad esempio, Serracchiani parla di “semplificazione” e di “rilancio del settore edilizio”, niente meno. Morando fa lo stesso riguardo a quest’ultimo punto ma si spinge anche a parlare di spinta ai consumi, indotta dalla mitologica “fiducia”. Vediamo:

«E c’è un motivo per cui abbiamo deciso di intervenire sulla tassazione immobiliare: il prossimo anno potremo contare meno sulla domanda estera vista la crisi dei Paesi emergenti. Allora abbiamo bisogno di modificare in modo rapido le aspettative delle famiglie per sostenere i consumi: ci siamo convinti che non è possibile farlo se non si toglie la preoccupazione per l’imposizione sulla prima casa»

Pensate, quindi: dobbiamo spingere i consumi domestici per attutire il colpo della crisi dei paesi emergenti. E cosa c’è di meglio di un enorme alleggerimento fiscale del valore medio di poco più di 200 euro annui per famiglia proprietaria della casa di abitazione, per ottenere questo risultato? Un effetto-leva impressionante, in effetti, perché non averci pensato prima? Poi, resta da vedere se le famiglie avranno la “preoccupazione” di manovre fatte a deficit, che ad un certo punto andrà ripagato, o se i comuni, privati di fonti certe di entrata, riceveranno compensazioni puntuali e tempestive dallo stato centrale, senza quindi essere costretti ad agire su soppressione di servizi o aumento di entrate, ove vi sia margine per farlo. Se ciò avvenisse, Morando potrebbe sempre dire che la colpa è dei sindaci ma che i cittadini contribuenti possono restare ottimisti e consumare, ché tanto poi arriverà un’altra manovra a deficit, e vissero tutti felici e contenti.

Quindi, tra lafferismo di ritorno e botte di fiducia che manco la Galbani, possiamo dire che la nave va. Se verso gli scogli, il tempo (e la congiuntura globale) dirà.