La ripresa è dentro di te. E però è sbagliata

Ieri, su Avvenire, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha riflettuto sul dato di Pil italiano del secondo trimestre e su come stimolare lo sviluppo, identificando correttamente il più o meno ingente deficit di investimento che colpisce l’Eurozona (e non solo essa), in alcuni paesi più che in altri. È peraltro buffo che, nel corso dell’intervista, Morando affermi che “il piano Juncker è positivo ma non può sostituirsi” ai mitologici Project Bond, visto che il piano Juncker resta ad oggi in assai laboriosa gestazione.

Morando identifica correttamente (non che ci voglia molto, visto che il dato è acquisito ormai da mesi) il rallentamento dei paesi emergenti come elemento di rischio al ribasso per le stime di crescita mondiale ed europea (spoiler: ben fatto, i prossimi mesi materializzeranno questo rischio). Il viceministro perde invece lucidità quando tenta di fare la paternale alle neghittose imprese, che trascinerebbero i piedi. A suo giudizio, quindi, occorrebbe ammettere che “siamo entrati nella fase dello sviluppo” (a vedere i numeri, non si direbbe proprio ma forse siamo noi ad essere miopi), e soprattutto:

«Le imprese tuttavia devono prima di tutto crederci, alla ripresa. Secondo: investire un po’ di più. Terzo: approfittare di questo enorme vantaggio fiscale che è stato loro riconosciuto attraverso il bonus occupazione»

In pratica, par di capire, le imprese non investirebbero a sufficienza perché “scettiche” sulla ripresa. E non assumerebbero perché miopi di fronte ad un “enorme” incentivo fiscale. Detto in altri termini, le imprese italiane sarebbero disfattiste e stupide. O forse sono i flussi causali del razionale Morando che non quagliano, chi può dirlo? Ad esempio, pensare di assumere personale aggiuntivo in presenza di domanda invariata per i prodotti della propria impresa non appare molto razionale. Se invece, sia detto incidentalmente, siete un’impresa che va bene, magari perché avete esposizione favorevole su mercati esteri in espansione, procederete ad assumere personale aggiuntivo, sfruttando anche l’incentivo fiscale. E pensate che, sotto questo scenario favorevole, con alta probabilità, avreste assunto comunque. Quindi forse Morando non ha chiari i flussi causali ed il concetto di incentivi.

Il problema è che la decontribuzione triennale per i neoassunti nel 2015 è stata concepita anche come forma di estemporaneo “sussidio” a favore delle imprese, per mettere fieno in cascina. Non si può dire perché non è fine, nell’epoca di sofferente populismo in cui viviamo, in cui il termine impresa viene spesso associato al Maligno e ad Hobbes. Tuttavia, questa iniziativa è minata dalle fondamenta dall’essere legata alla creazione di occupazione, e senza crescita non c’è occupazione aggiuntiva. Non viceversa, come invece qualche marxista di ritorno continua a suggerire.

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