di Mario Seminerio – Libertiamo

Ora che è stato firmato l’accordo tra Fiat e sindacati (senza la Fiom-Cgil) sulla newco di Pomigliano, facciamo un respiro profondo e fermiamoci a riflettere sulle conseguenze. Quelle che ci sono e ci saranno, tangibili, e quelle che si limitano al piccolo recinto della politica declamatoria ed impotente.

“Senza l’Italia faremmo meglio”, ha dichiarato Sergio Marchionne da Fabio Fazio, a conferma che l’Italia è quel bizzarro paese dove si fa “politica” (in senso molto lato, e per ciò stesso altrettanto importante) nelle trasmissioni televisive. “Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010” viene dall’Italia. Marchionne sostiene che le fabbriche italiane producono in perdita, e non c’è motivo di non credergli.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Lo scorso 22 aprile, cioè il giorno dopo aver presentato il progetto “Fabbrica Italia”, l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, si esprimeva in questi termini su Mirafiori:

«Il potenziamento di Mirafiori sarà incredibile, lì bisogna fare più di 200 mila vetture l’anno»

Ieri, il nostro tuttologo multimediale di riferimento ha vergato un agile peana per Sergio Marchionne e per i creativi che hanno realizzato il nuovo spot televisivo della Dodge Challenger. Che ammicca, in nome della libertà, ai Tea Parties ed allo spirito delle colonie. E qui Rocca riesce in una spericolata operazione-twist: abbandonare Obama al suo destino di bieco statalista e magnificare l’abilità imprenditoriale di Marchionne, di cui i giornali americani già “elogiano lo stile” (del maglioncino?), mentre “i primi risultati cominciano a dargli ragione”.

Perfido amarcord di Stefano Di Michele su due prestigiosi esponenti della nostra polifonica sinistra. Fatta di rachitismo socialdemocratico e di ricerca di “borghesi buoni”, meglio se pure loro con la erre moscia, per ricordare che la rivoluzione non sarà un pranzo di gala, ma qui in Italia tende a svolgersi nei salotti, ciarlando di massimi sistemi.