Nei giorni scorsi la IATA, l’associazione mondiale delle compagnie aeree, ha rivisto al rialzo le stime delle perdite per l’industria aerea mondiale nel 2009 a 11 miliardi di dollari dai 9 miliardi stimati in precedenza. E la crisi del settore proseguirà anche nel 2010 quando le perdite dovrebbero attestarsi a 3,8 miliardi. La domanda di trasporto aereo è stata in calo anche a giugno, ultimo mese di dati disponibili, nella misura del 7,2 per cento sullo stesso mese del 2008, mentre la domanda cargo ha segnato una diminuzione tendenziale del 16,5 per cento.

Sergio Marchionne rompe gli indugi sul caso-Opel e sul ruolo dei governi, segnatamente di quello italiano:

“Il governo italiano, con tutto quello che si è detto, ha fatto quello che doveva fare. E’ stato lontano da questo problema e deve continuare a stare lontano fino a quando il progetto non si concretizza. Fiat ha chiesto al governo tedesco di dare sei miliardi di finanziamento o perlomeno di appoggio e di garanzie alla nuova entità. Credo che sia un sistema di garanzia che deve essere creato dal governo tedesco insieme ad altri governi europei. Quindi lo spazio per il governo italiano di giocare quella partita là, c’è. Se l’operazione non va in porto non c’è nessuna necessità di farlo. Credo che il governo si sia comportato bene, io non avrei fatto nient’altro”

L’argomentazione di Marchionne è ineccepibile. L’affare-Opel  è ormai talmente contaminato dalla politica che difficilmente finirà bene, come sembra far presagire anche l’annuncio-lampo di Sberbank che, prima ancora di essere entrata nel capitale di Opel, comunica che girerà la propria partecipazione ad altri investitori russi. Questa vicenda suggerisce alcune considerazioni.

Il nostro ministro dell’Economia si lamenta per l’esito della trattativa su Opel:

L’industria italiana, ha detto Tremonti in una intervista al Tg1, “è andata là convinta di giocare con le regole del mercato e quindi ha informato il governo, non ha chiesto niente. Io penso che il presidente Berlusconi con la sua influenza avrebbe potuto fare molto”, ha aggiunto. “Sono partiti per giocare a calcio – ha aggiunto – Invece hanno cambiato il tipo di gioco, si son messi a giocare a rugby hanno preso la palla con le mani, hanno spintonato – ha detto ancora – Son scesi in campo i governi, il governo tedesco, il governo russo”, che dopo le banche “ora si occupano di industria”.

Quello che parla deve essere il fratello gemello del Tremonti che da anni pontifica contro il mercatismo e magnifica la superiore razionalità dello stato nella capacità di guida strategica e di indirizzo dell’economia. Ricordate la ormai celeberrima frase “Il mercato se possibile, lo stato se necessario“? Ecco, è successo proprio quello.

The Italian carmaker Fiat on Friday apologised to China for a television commercial (see below) starring United States actor Richard Gere that it acknowledged ”could disturb the sensibility of the Chinese people”.

The ad shows Gere, a long-time supporter of the Tibetan Independence Movement, drive the group’s new Lancia Delta model from Hollywood to Tibet, where he and a child dressed as a Buddhist monk plunge their hands into fresh snow.

The slogan that runs with the ad is ”The power to be different”.