Oggi è arrivata la notizia che la Bank of Japan ha deciso a sorpresa (e di misura, 5 voti a favore contro 4) di aumentare ulteriormente i propri acquisti di attivi, nel tentativo di combattere la deflazione. Le nuove misure si sommano a quella, altrettanto importante, che prevede di modificare l’allocazione strategica del gigantesco fondo pensione del paese, verso più azionario e meno titoli di stato. L’esperimento prosegue, sempre più affascinante. Resta da capire come finirà.

Il Financial Times segnala che le piccole e medie imprese giapponesi si troverebbero in condizioni congiunturali piuttosto problematiche, e questo avrebbe spinto il governo di Shinzo Abe a prendere posizione, con atti amministrativi e l’abituale moral suasion nei confronti delle grandi conglomerate, affinché “diano una mano”. Sono gli effetti collaterali della struttura produttiva di un paese la cui leadership politica era convinta di aver reinventato la ruota.

Ieri il premier giapponese, Shinzo Abe, ha illustrato gli aggiornamenti alle linee guida della sua ormai mitologica “terza freccia”, quella delle riforme strutturali che dovrebbero liberalizzare molti ambiti di attività economica ed innalzare per questa via il potenziale di crescita dell’economia. Oggi arriva un’ulteriore indicazione da parte del ministro delle Finanze, Taro Aso, che riporta sulla terra il mito del Giappone stampatore di felicità.

Tra pochi giorni, il primo aprile, con il nuovo anno fiscale giapponese entrerà in vigore l’aumento dell’imposta sulle vendite, l’equivalente (non esattamente, ma non sottilizziamo) della nostra Iva, che si porterà dal 5 all’8%. E’ il primo rialzo da diciassette anni, ed è stato pensato per contribuire ad avviare verso l’equilibrio (o almeno un minore disequilibrio) il deficit di bilancio pubblico, che viaggia poco sotto il 10% di Pil. Alcuni effetti stranianti della Abenomics sono tuttavia già in essere.

(Questo è un post apparentemente e fintamente tecnico. In realtà è un post essenzialmente filosofico, che punta a mostrare quanto possa essere vendicativa l’economia, verso chi finge di ignorarne le “leggi”)

Prosegue la strana vicenda della Abenomics, il tentativo, da parte del premier giapponese Shinzo Abe, ti dare una scossa all’economia giapponese, e farla uscire definitivamente dalla deflazione che la attanaglia da molti anni. Quello che sta emergendo sempre più chiaramente, col trascorrere del tempo, è che la Abenomics rischia di essere l’ultimo chiodo alla bara del paese, oltre che (soprattutto) un gioco di puro illusionismo, e neppure di qualità particolarmente eccelsa.

Pare che il sole picchi forte anche nel paese del Sol Levante, in questo periodo dell’anno. Come commentare altrimenti la “proposta” di uno dei consiglieri economici del premier Shinzo Abe, che suggerisce di contrastare il previsto aumento dell’Iva con un corrispondente aumento di spesa pubblica? In alternativa alla spesa, si richiede che la banca centrale giapponesi intensifichi il suo già folle passo di acquisto di debito pubblico. Che poi, a ben vedere non è una alternativa ma sempre lo stesso corso d’azione, come vedremo tra poco. Abbiamo il crescente sospetto che tutta questa vicenda non finirà bene.