Sul Corriere, editoriale del professor Francesco Giavazzi sulla tragedia greca. Un’analisi snella ed efficace, che centra senza troppi giri di parole il punto. Se non c’è crescita, prima o poi i debitori saltano:

«Il vero problema della Grecia non è il debito, ma la mancanza di crescita. Se l’economia non riprende, per stabilizzare il debito serve una correzione dei conti pubblici enorme: circa 14 punti di Pil, al di là di ciò che qualunque governo possa fare. Se invece la Grecia crescesse al 3%, l’aggiustamento necessario sarebbe severo, ma non impossibile: circa 6 punti»

Paul Krugman, commentando il bizzarro suggerimento di Martin Feldstein (un temporaneo ritorno della Grecia alla dracma), segnala un post in cui Barry Eichengreen simula il tentativo di uscita dell’Italia dall’euro (un esempio a caso, of course). Eichengreen tenta di percorrere a ritroso la pianificazione che ha condotto dalla lira all’euro: la ridenominazione dei contratti, il cambio dei distributori automatici, la riprogrammazione dei computer, la distribuzione delle nuove banconote e monete metalliche in tutto il paese.

In occasione della riunione Ecofin di Bruxelles, Giulio Tremonti ha tenuto a precisare, con malcelata soddisfazione, che le banche italiane sono poco esposte nei confronti della Grecia. Citando dati della Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI), Tremonti ha detto che

«Sulla Grecia a noi risulta che il sistema Italia è esposto per 8 miliardi, quello tedesco per 35 e quello francese per 80»

E in seguito si è lanciato nella solita pantomima sulle “banche italiane che non parlano inglese”. Il che è piuttosto incomprensibile.

Mentre si profila un nuovo braccio di ferro tra la Commissione europea ed il governo greco, con la prima che chiede misure aggiuntive ed il secondo che risponde picche, può essere utile osservare da vicino alcune delle azioni di (presunto) consolidamento fiscale che il governo di Atene si accinge ad implementare. In particolare ce n’è una che a noi italiani potrebbe interessare: a partire dal primo gennaio 2011 saranno considerate illegali transazioni in contanti tra privati e/o imprese eccedenti l’importo di 1500 euro.

Secondo il Financial Times Deutschland, la banca ipotecaria tedesca Hypo Real Estate (HRE), già salvata dal governo federale da sicuro fallimento, avrebbe una esposizione al debito greco pari a 4 miliardi di euro. Se questa esposizione dovesse essere svalutata a zero, ad HRE servirebbe una ricostituzione della sua base di capitale per 100 miliardi di euro, dato il grado di leva finanziaria con cui opera. Naturalmente non è realistico assumere che un eventuale default della Grecia avrebbe valore di recupero pari a zero, ma il dato di leverage resta. Da ciò si evince che il salvataggio di Atene sembra restare l’alternativa più a buon mercato.

di Mario Seminerio – Il Secolo d’Italia

La turbolenza delle ultime settimane sui mercati finanziari, con il forte aumento dei rendimenti sui titoli pubblici e del premio richiesto per assicurarsi in caso di default sovrano della Grecia, ha innescato un prevedibile effetto di contagio su scala europea. La Commissione europea ha approvato il piano di consolidamento fiscale del governo ellenico, ma la cosa non ha tranquillizzato i mercati, che continuano a ritenere la Grecia incapace di raggiungere l’obiettivo. Da Atene, la tensione si è estesa anche al Portogallo, dove il governo di minoranza del socialista José Socrates potrebbe essere costretto a dimettersi per l’impossibilità a far passare la stretta fiscale necessaria alla riduzione del deficit. Anche la Spagna e l’Irlanda sono tornate sotto i riflettori, per analoghe considerazioni.

L’Unione europea ha deciso di non decidere e ha quindi emesso un solenne statement alla Catalano, dove si invita la Grecia a perseguire “sane e solide politiche, in linea con le regole convenute”. Che poi sarebbero quelle stesse che Atene aggira regolarmente da un quindicennio. Pare che i tedeschi dell’Fdp si siano messi di traverso, ma non vi sono certezze, solo lanci d’agenzia. Le probabilità che l’intera vicenda finisca male stanno vistosamente aumentando.

Sulla edizione internazionale dello Spiegel online, un interessante articolo sugli espedienti contabili che la Grecia avrebbe utilizzato nel corso degli anni per occultare il proprio indebitamento. Con l’aiuto di Goldman Sachs (e di altre banche d’investimento, riteniamo), il Tesoro greco avrebbe realizzato operazioni di cross currency swap, con l’accensione di debito in dollari e yen la sua immediata conversione in euro, predeterminando il rapporto di cambio di chiusura dell’operazione.

Pare che le banche elleniche abbiano venduto protezione sul rischio sovrano del loro paese. In base al contratto di credit default swap, in caso si verifichi un default il compratore di protezione ha il diritto di consegnare al venditore i titoli che rappresentano la reference entity della protezione acquistata (nel caso di specie, titoli di stato greci), ed il venditore di protezione li deve acquistare al loro prezzo pieno. Ciò significa che, se la Grecia dovesse effettivamente andare in default, le banche greche dovrebbero mettere mano al portafoglio per portarsi a casa a valore nominale titoli di stato di Atene svalutati.