Ieri il Partito democratico ha fatto approvare alla Camera una mozione in cui si impegna l’esecutivo a “individuare la figura più idonea a garantire la fiducia dei cittadini nelle banche”, di fatto mettendosi di traverso alla riconferma del governatore Ignazio Visco, che pareva scontata ed attesa per fine mese. L’evento ha fatto gridare all’attentato alla sacralità di Bankitalia, e qualche osservatore si è addirittura spinto ad audaci parallelismi tra Visco e Paolo Baffi. Servirebbe meno sensazionalismo, però: Ignazio Visco non è Paolo Baffi, la Banca d’Italia non è sotto assedio di forze occulte e fascisteggianti. Più semplicemente, la nostra banca centrale paga la più generale resa dei conti per il sistema-paese, un paese che si trova vieppiù in un habitat ostile e che di conseguenza rischia di soccombere. Tutto il resto sono furbate di una politica sfiatata e prossima al capolinea.

Assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana, momento di autocelebrazione e di sospiri di sollievo, quel sentirsi dalla parte giusta della storia, anche con la maiuscola, nell’aver criticato gli eccessi “ideologici” della Ue e di elogio per l’equilibrio ed il pragmatismo con cui “The Italian way” ha messo in sicurezza MPS e quello che è rimasto delle venete, senza attentare al leggendario articolo 47 della Costituzione più bella del mondo. A quello hanno già reiteratamente attentato banchieri e politici, nel corso del tempo.

Delle Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, oltre alla difesa dell’azione dell’istituto come regolatore spesso disarmato a fronte di condotte improprie o talvolta penalmente rilevanti da parte di banchieri-faccendieri, colpisce soprattutto una. La reiterazione di un misterioso “fallimento di mercato” che (ormai è palese, nel nostro discorso pubblico) tende a colpire con insolita crudeltà e virulenza il nostro paese e le sue strutture economiche.

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ieri ha tenuto a ribadire alcuni punti circa le nuove norme sui salvataggi bancari e sulla situazione patrimoniale delle banche italiane. Che tale posizione di Visco sia finalizzata soprattutto a difendere la sua istituzione dalle critiche per la gestione della risoluzione delle quattro banche commissariate, oltre che per l’intera storia dell’attività di vigilanza, rileva poco e punto. Quel che rileva maledettamente sono l’inaffidabilità internazionale e la cacofonia istituzionale che questo paese tende a produrre in quantità industriali.

Ieri, intervenendo alla quarta edizione di “The Italy Conference“, organizzata a Milano da Euromoney Conferences, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha parlato delle caratteristiche della bad bank che il governo italiano sta cercando di creare senza incappare nella censura europea degli aiuti di stato. I concetti espressi sul tema da Visco, ai nostri occhi, restano un rebus, avvolto in un mistero che sta dentro ad un enigma.

E’ preoccupante che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sia ieri tornato a chiedere in modo piuttosto pressante un “intervento pubblico” sulle sofferenze bancarie. Preoccupante perché indica che ampie parti del sistema, soprattutto le banche minori, rischiano di collassare sotto il peso dei bad loans. Il problema è che ogni soluzione non di mercato appare estremamente problematica, per usare un eufemismo. Quello che lascia perplessi, tuttavia, è che da più parti si tenda e tenti di far passare questa criticità come un “fallimento del mercato”.

Intervenendo oggi all’assemblea annuale dell’Abi, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, tra le altre cose, ha segnalato quello che nel settore tutti sanno, da tempo, ma pochi hanno sinora esplicitato. E cioè che per le banche di dimensioni medie e piccole il problema delle sofferenze resta in essere, e rischia di essere una ulteriore zavorra allo sblocco delle tubazioni del credito in Italia.