A Ottoemezzo del 10 novembre, Massimo D’Alema si esibisce in una delle sue caratteristiche risate con ghigno beffardo incorporato per spiegare al colto ed all’inclita che in Europa serve la famigerata “armonizzazione fiscale”. In realtà, come stiamo per constatare, servirebbe preliminarmente capire le cose. In alternativa, ove le cose si capissero, servirebbe minore malizia. O forse era malafede?

Malgrado il monito di Massimo D’Alema, che nella riunione della direzione di sabato scorso aveva invitato a non disperdere le sedi di riflessione, cioè ad evitare la proliferazione di fondazioni e associazioni (eccetto la sua, ça va sans dire), nasce l’ennesimo think tank nella cacofonia del dibattito politico italiano.

Piccolo infortunio del bravissimo Giancarlo Perna, su il Giornale. In uno dei suoi celebri ritratti, dedicato a Massimo D’Alema, Perna scrive:

La seconda alzata d’ingegno fu avallare la sottrazione della Telecom, che era pubblica, da parte di un avventuroso gruppo privato. La «cordata padana» di Colaninno e soci ci fece su molti soldi rifilando poi l’azienda depauperata a Marco Tronchetti Provera, lo sprovveduto di turno. Il premier D’Alema fu, nella circostanza, così alacre da suscitare l’ironia dell’ex parlamentare di sinistra e noto avvocatone, Guido Rossi, che definì Palazzo Chigi «l’unica merchant bank (banca d’affari, ndr) in cui non si parla inglese»

La sequenza temporale degli eventi non è esattamente questa.