Sul Messaggero oggi trovate un’interessante intervista a Massimo Colomban, ex assessore capitolino alla Mobilità. In essa, Colomban spiega di aver detto più volte alla sindaca, Virginia Raggi, che senza un partner privato, Atac e Ama sono destinate a saltare. Il problema, però, è che i “partner privati” non nascono sotto i cavoli.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

vediamo che Ella non è per nulla stupito, in quanto non ingenuo, della circostanza, ricordata da Franco Bechis sul suo blog, che il PD chieda ai nominati nei consigli di amministrazione delle società partecipate da enti pubblici una erogazione “liberale” (ma obbligatoria, come precisano Marco Palombi e Carlo Tecce su Il Fatto Quotidiano: “I manager nominati dal Pd obbligati a finanziare il partito”) al partito.

Ben due interviste, su Fatto e Corriere, al direttore generale della municipalizzata romana di trasporto pubblico, Atac, segnano l’ennesimo sveglia che suona per la sindaca Virginia Raggi, che deve ancora decidere che fare da grande. Ma tra le righe delle interviste c’è anche una sveglia per il governo centrale, che continua a non voler mettere mano ad una revisione della disciplina dello sciopero nei servizi pubblici e nella rappresentanza sindacale. Quando l’evidenza non viene colta.

In attesa che il demolitore fiorentino entri a Palazzo Chigi per il gambling più rischioso della sua ormai ultraventennale carriera politica, oggi ci sono alcune notizie che rappresentano altrettanti spunti per alcune linee d’azione del prossimo esecutivo. Che (ricordiamolo) sarà composto dalle stesse forze politiche di quello in uscita, alla ricerca di una cabina telefonica in cui cambiarsi per trasformare Clark Kent in Superman.

Leggete questo articolo di Sergio Rizzo. Se le cose stanno nei termini descritti, ai sindacati delle municipalizzate è stato appena fornito, a larga maggioranza trasversale, un potere di veto sulle ristrutturazioni aziendali. La cosa non stupisce, né stupisce che il proponente di tale vincolo sia un parlamentare di Forza Italia, già lobbysta improprio dei sindacati nella giunte regionale di Francesco Storace.

La notizia di per sé non è neppure eclatante: il comune di Roma si accingerebbe a “razionalizzare” il sistema delle municipalizzate, accorpandole in una super-holding che dovrebbe poi essere quotata in borsa. Naturalmente non verrebbe quotato il pacchetto di controllo perché, come sapete, “la funzione di pubblica utilità è fondamentale per tutelare l’utenza e la democrazia”, e così spero di voi. Ma questo logoro modo di operare causerebbe (causerà) una sequenza altrettanto caratteristica.