Appunti e spunti per un’agenda di governo Renzi

In attesa che il demolitore fiorentino entri a Palazzo Chigi per il gambling più rischioso della sua ormai ultraventennale carriera politica, oggi ci sono alcune notizie che rappresentano altrettanti spunti per alcune linee d’azione del prossimo esecutivo. Che (ricordiamolo) sarà composto dalle stesse forze politiche di quello in uscita, alla ricerca di una cabina telefonica in cui cambiarsi per trasformare Clark Kent in Superman.

Oggi, il presidente della Corte dei conti, Pasquale Squitieri, all’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha detto che

“Va scongiurata l’eventualità di nuovi interventi di correzione del disavanzo riproduttivi di un circolo vizioso che rallenta la ripresa”. Il presidente (…) rileva che i vincoli europei restano severi “anche nella prospettiva di un ciclo economico” che migliori. La spesa andrà “comunque attentamente monitorata” (Ansa)

Questo è un punto importante. Intanto, prende atto della natura depressiva delle manovre correttive di finanza pubblica (e non è la prima volta che la Corte dei conti compie riflessioni di questo tipo), ed al contempo giudica che la politica fiscale, così come imposta dai vincoli europei, resta tuttora severamente restrittiva. Che accadrà se, come ormai è sempre più probabile, il nostro paese si troverà a sfondare il numero assai poco magico del 3% di deficit-Pil, a causa di previsioni del Def decisamente ottimistiche? Che farà Renzi, che nelle scorse settimane ha affermato che, di fronte a non meglio precisate “riforme”, la Ue dovrebbe permetterci di sfondare il tetto del 3%?

Mentre attendiamo la realtà, arriva puntuale il monito dell’Eurogruppo, il consesso dei ministri di Economia e Finanze dell’Eurozona. Che oggi, tramite proprie “fonti”, manda a dire che “lo spazio di manovra sul bilancio dell’Italia è piuttosto insignificante, date le dimensioni del debito pubblico”. Quindi pare stagliarsi all’orizzonte un bel braccio di ferro tra il nuovo governo e la Ue proprio sull’ipotesi di sforamento del limite di bilancio. Sarà un’eccellente banco di prova per Renzi e per quanti da tempo immemore attendono i famosi pugni sul tavolo con annessa faccia feroce. Il tutto tenendo presente che Renzi ha già fatto sapere di volere un “riequilibrio” tra imposizione sul lavoro e quella sul risparmio, quindi alla fine il cuneo fiscale potrebbe essere abbattuto tassando i frutti del risparmio.

Altro evidente punto prioritario da agenda di governo lo richiama ancora la Corte dei conti negli interventi di inaugurazione dell’anno giudiziario:

“Il fenomeno delle società partecipate ha assunto un’importanza fondamentale per la finanza pubblica” perché “si verifica sempre più spesso che il loro dissesto trascina con sé quello degli Enti locali di riferimento”. Lo ribadisce il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Salvatore Nottola, ricordando che da molti anni la Corte è attenta a questo tema. Le società partecipate operano in regime civilistico-privatistico, ma “quasi sempre con patrimonio pubblico. Il diniego della giurisdizione contabile – ha aggiunto Nottola – a fronte dello sperpero di danaro e beni pubblici, rende problematico e incerto il ripristino delle risorse danneggiate a tutela degli interessi collettivi”. Nottola ha auspicato che, dopo l’apertura sulle società in house da parte della Cassazione, altre possano seguire (Radiocor, 14 febbraio 2014)

Anche qui, chiarissimo. Gli enti locali si sono da sempre rifugiati sotto l’ombrello protettivo delle spa locali, spesso usandole come veicolo fuori bilancio pubblico per farsi gli affari propri ed occultare deficit e debito, anche da cattiva gestione. Ora, il fatto che la Cassazione abbia sentenziato che la Corte dei conti ha giurisdizione sull’azione di responsabilità promossa dalle procure per danni causati dagli organi sociali di società pubbliche in house, è solo il primissimo ed ancora insufficiente passo per scoperchiare la pentola del dissesto causato dal sistema delle municipalizzate sui conti pubblici, una bomba che ha quasi esaurito la miccia.

Ecco, abbiamo già due punti belli tosti: il buco nero delle municipalizzate (la spending review per eccellenza) ed i vincoli contabili apparentemente non negoziabili che l’Europa ci pone. Basterebbe questo per farsi tremare le vene ai polsi. Ma del resto, avendo Renzi scelto “la via meno battuta”, ed essendo mosso da “ambizione smisurata”, crediamo che come sfida non sia niente male, soprattutto visto il modo in cui nascerà il suo governo. Auguri, a tutti noi.

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