Fantastico canovaccio da commedia dell’arte imbastito oggi tra Palazzo Chigi e Rifondazione comunista. Dapprima la durissima dichiarazione di Enrico Micheli, ombra di Romano Prodi dagli anni ruggenti dell’Iri:

“Non ricordo precedenti nel mondo politico, quanto meno occidentale, in cui lo speaker di un ramo del Parlamento entri a piedi uniti sulla situazione politica attuale, colpendo direttamente e senza il minimo di umorismo il Presidente del Consiglio in carica. Purtroppo anche questo è il segno di un ricorrente, diffuso affievolimento del senso dello Stato”

Risposta a stretto giro del rifondarolo Gennaro Migliore (non esattamente nomen omen):

“Sappia Micheli che, nonostante le sue errate conoscenze, forse motivate da uno sguardo rivolto più alla Russia che alle democrazie, la speaker del Parlamento Usa, Nancy Pelosi, non ha mai evitato di attaccare il capo del suo esecutivo, G. W. Bush. A Micheli chiedo se non sia il caso di scusarsi per l’enormità dell’accusa.”

Non sappiamo se Micheli rimembri altri esempi di assenza di senso dello Stato da parte del Parolaio Rosso.

Ieri il nostro ineffabile premier, durante il question time alla Camera, ha scolpito:

“I dati sull’occupazione, così come la crescita degli ordinativi e della produzione, dimostrano che il clima di fiducia sta aumentando”, grazie agli ”incentivi alla produzione”, ma anche ”al sensibile alleggerimento del peso fiscale che scatterà dal primo luglio per tutte le imprese”.

Insomma, un trionfo. Sfortunatamente per Prodi e per la sua patologica attitudine a mentire, il dato sull’occupazione ha in realtà evidenziato un preoccupante calo del tasso di attività della popolazione in età lavorativa, soprattutto al Centro ed al Sud, da ricondurre al forte incremento, in tali aree, del numero dei lavoratori scoraggiati.

Sul caso Sismi-Abu Omar, la Procura di Milano ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Consulta contro il governo Prodi. Come ricorderete, il governo ha presentato nei mesi scorsi due ricorsi alla Corte Costituzionale contro la Procura di Milano per conflitto tra poteri dello Stato chiedendo l’annullamento dell’ordinanza con cui il gup di Milano, lo scorso 16 febbraio, ha rinviato a giudizio 33 persone, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 26 agenti Cia. Come abbiamo già scritto in precedenza, il governo Prodi ha finalmente realizzato di essersi spinto troppo oltre nel promuovere il golem della magistratura militante, che ora sembra essergli sfuggito di mano. Finché i giudici colpiscono entro i confini nazionali, senza rimettere in discussione i cardini delle nostre alleanze internazionali e la credibilità dei nostri servizi segreti, la sinistra li lascia felicemente scorrazzare per i prati della “giustizia”. Ma quando nei magistrati milanesi è comparsa la “sindrome di Garzon”, Prodi, diesse e Margherita si sono finalmente resi conto che occorreva correre ai ripari. Ma la vera notizia, l’uomo che morde il cane, è che la Procura di Milano, nella propria memoria difensiva contro Palazzo Chigi, si è lasciata andare alla più inopinata delle lamentazioni: meglio Silvio di Romano, lui almeno non aveva opposto il segreto di Stato alle nostre indagini.