Ancora sulla vicenda della relazione tecnica al decreto dignità ma andando ben oltre, oggi su Repubblica c’è un gustoso editoriale del professor Roberto Perotti, che per molti aspetti riprende le obiezioni sulla strumentale critica del “metodo scientifico” applicato alla teoria economica e si spinge al tormentato rapporto tra quest’ultima e la politica. Su questo decreto dignità si sono fronteggiate -in apparenza- due visioni del mondo radicalmente differenti (alcuni intellettuali le chiamano “paradigmi”, altri “impianti”, e via elucubrando).

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

la vicenda della tesi di dottorato del ministro Marianna Madia si è arricchita dell’autorevole contributo del professor Roberto Perotti, economista di fama internazionale, noto tra l’altro per essere stato uno dei commissari incaricati dal governo Renzi per la revisione della spesa pubblica. Si immaginava che l’accademico intendesse far conoscere a un pubblico non esperto gli standard e i protocolli utilizzati per l’elaborazione di tesi di dottorato, nonché esprimere un giudizio “super partes” circa il loro rispetto da parte del Ministro. In sintesi, ci si aspettava che la regola evangelica del “Sia (…) il vostro parlare: ‘sì, sì’, ‘no, no’” ispirasse l’articolo di Roberto Perotti, senza sfumature di sorta.

Siamo ormai prossimi alla presentazione del DEF e del PNR (Programma Nazionale di Riforma), e magicamente i giornali stanno riempiendosi di accorati appelli a “scongiurare” il primo aumento di imposte indirette che dovrebbe scattare dal prossimo primo gennaio. Abbiamo quindi già pronto il menù di chiacchiere dei prossimi mesi, che in realtà sarà ovviamente e pesantemente condizionato dalla crescita che riusciremo a mettere in carniere. Ne frattempo vi omaggeremo di alcune elucubrazioni, nostre ed altrui.

Oggi sul Corriere, Antonella Baccaro intervista Roberto Perotti, economista bocconiano che affiancherà Yoram Gutgeld nella sempiterna “ricognizione” della spesa pubblica, per individuare aree di contenimento e razionalizzazione che possano evitarci di dover alzare, dal primo gennaio 2016, le imposte indirette per 12,4 miliardi di euro. Diciamo subito che le risposte di Perotti lasciano lievemente perplessi, e soprattutto danno quella spiacevole sensazione di eterno ritorno che da ormai molti anni caratterizza l’argomento.

Oggi, sul Sole, c’è un editoriale del professor Roberto Perotti che si inscrive nella famosa ricerca (del tempo perduto) di fondi per tagliare il cuneo fiscale. E’ una “proposta” provocatoria che tuttavia induce riflessioni sulla profonda disfunzionalità del nostro paese, e tocca in modo tangenziale anche alcune forme di vittimismo che caratterizzano il nostro modello culturale dominante.

Su noiseFromAmerika, Michele Boldrin riprende ed amplia l’atto di accusa di Roberto Perotti contro le modalità di assegnazione di due cattedre di ordinario all’Università di Roma Tre. I due posti, uno in diritto tributario e l’altro in economia, appaiono concessi per decisione del ministero (cioè del ministro Mariastella Gelmini), e ristretti a chi fosse già ordinario, attraverso il meccanismo del trasferimento.